Maurizio Delladio

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mag 062012
 

05/05/2012By violapost

Qualche giorno fa un fatto clamoroso ha scosso il Senato. Nella votazione sui tagli alle pensioni d’oro ai supermanager pubblici il governo (che voleva difenderle) è stato battuto grazie da un emendamento di Idv e Lega. Sorprendentemente, la maggioranza dell’Aula si è dichiarata favorevole ad intervenire sul trattamento pensionistico dei burocrati di Stato che oggi godono di stipendi favolosi e domani avrebbero goduto di pensioni altrettanto favolose. Ne abbiamo parlato qua. Forse, finalmente, si sono resi conto che in un momento in cui tutti gli italiani vengono chiamati a grandi sacrifici togliere qualche euro ai boiardi di Stato, che oggi percepiscono, come il presidente dell’Inps o quello di Equitalia, stipendi fino a 1.200.000 euro all’anno (pagati da noi) sarebbe stato un atto minimo di equità.

E tuttavia, in 94 si sono battuti come leoni contro quell’emendamento e a favore del mantenimento delle pensioni d’oro. Tutto il Pd, ad eccezione di sette senatori che, in uno scatto di dignità, hanno votato contro. Ad esprimersi a favore dell superpensioni dei manager pubblici troviamo, per esempio, figure del calibro di Anna Finocchiaro, Enzo Bianco, Maurizio Gasparri o Pietro Ichino, lo stesso che va in giro a predicare il superamento del divario tra le generazioni.

Non è stato facile trovare i nomi dei 94. Nessuno li ha pubblicati o diffusi, forse pensando così di occultare un dato importantissimo e imbarazzante. Noi invece pensiamo che gli elettori debbano sapere come si muovono i propri rappresentanti dentro il Parlamento, perché è lì, nei meandri dell’attività parlamentare, che va giudicato il loro lavoro e non sui giochetti retorici nei salotti tv. E allora ci siamo messi al lavoro: siamo andati sul sito del Senato, spulciato i resoconti stenografici, individuato (con difficoltà) il codice della votazione e infine elaborato questo elenco. E’ questo, secondo noi, il compito di chi fa informazione, anche di chi, come noi, la fa in maniera volontaria e gratuita (a proposito, se volete sostenerci andate qua) Di seguito l’elenco. Vi invitiamo a diffonderlo il più possibile

via Ecco i 94 senatori che hanno votato contro i tagli alle pensioni d’oro – I nomi | Il Post Viola.

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apr 082012
 

La decisione del governo israeliano: in una poesia in cui il Nobel tedesco attacca lo stato ebraico per la politica verso l’Iran e lo accusa di minacciare la  pace nel mondo

GERUSALEMME – Israele ha dichiarato oggi persona non grata lo scrittore tedesco Guenter Grass, autore di un poema contro la politica israeliana nei confronti dell’Iran. Lo si apprende da un comunicato del ministero dell’Interno israeliano.

Giorni fa il premio Nobel per la letteratura aveva affidato ai versi di una ‘poesia civile’, pubblicata anche su Repubblica,  il suo tentativo di ingrossare le voci di chi vorrebbe che “un controllo libero e permanente / del potenziale atomico israeliano / e delle installazioni nucleari iraniane / sia consentito dai governi di entrambi i Paesi / tramite un’istanza internazionale”. Ma più dell’appello, relegato alla fine del testo, hanno fatto scalpore le parole  “la potenza nucleare di Israele minaccia / la così fragile pace mondiale”.

“Perché ho taciuto finora?”, è il verso auto-accusatorio dello scrittore che pochi anni fa aveva confessato di aver fatto parte per un breve periodo, da giovane, delle SS naziste: “Perché pensavo che la mia origine, / gravata da una macchia incancellabile, / impedisse di aspettarsi questo dato di fatto / come verità dichiarata dallo Stato d’Israele / al quale sono e voglio restare legato”.

Durissime sono state le reazioni dei rappresentanti della cultura e dello Stato ebraico, in Germania come in Italia. Se per l’ex presidente dell’Unione delle comunità ebraiche italiane, Amos Luzzato, si è trattato di “un vero e proprio proclama antiebraico”, secondo il presidente del Consiglio centrale ebraico tedesco, Dieter Graumann, la poesia era “un pamphlet aggressivo” che capovolge la realtà: non è Israele a minacciare, ma l’Iran.

Per il delegato dell’ambasciata israeliana a Berlino, Emmanuel Nahshon, quelle di Grass erano accuse che ricordano l’antisemitismo vecchio stampo: “Quel che deve essere detto – ha scritto Nahshon richiamando il titolo del componimento – è che appartiene alla tradizione europea accusare di omicidio rituale gli ebrei prima della Pesach (la Pasqua ebraica)”.

(08 aprile 2012)

via Israele contro Grass “Ora è persona non gradita” – Repubblica.it.

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mar 142012
 

La nostra posizione sulla Siria

MAURIZIO MATTEUZZI

14.03.2012

Rispondiamo alle lettere arrivate da diversi lettori, in cui si polemizza con la posizione del manifesto sulla Siria. non siamo equidistanti, e pensiamo che Assad se ne debba andare. Ma abbiamo la memoria lunga.

La prima cosa che viene da dire, di fronte a queste lettere sulla crisi siriana e di come la stia trattando “il manifesto”, è: ma, cari compagni e lettori, la vicenda della Libia – prima la «guerra umanitaria» e poi il caotico, violento, secessionista post-guerra in corso – non ha insegnato niente? Non è lecito, anzi d’obbligo, almeno per un giornale come il nostro, alimentare qualche dubbio sui e qualche presa di distanza dai modi in cui la «narrazione» (come si usa dire adesso) e la lettura della crisi siriana vengono presentate dall’Occidente in generale, da paesi quali l’Arabia saudita e il Qatar, dalla stampa mainstream, italiana e internazionale (facciamo due nomi a caso, la Repubblica e al Jazeera)?

Allora ribadiamo qualche punto fermo e avanziamo qualche domanda.

via IL MANIFESTO – attualità – La nostra posizione sulla Siria.

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feb 032012
 

Non ho adeguate competenze in economia che mi consentano di dare un giudizio definitivo sui video presenti in questo post. La mia manifesta ignoranza in materia non mi impedisce  però di percepire l’indiscutibile logica del ragionamento né mi libera dalla profonda inquietudine che ha prodotto in me la loro vista ed il loro ascolto. Vi sarei quindi grato se riusciste ad esprimere valutazioni alternative che possano essermi di conforto in questa allucinazione.

Parte prima

Parte seconda

Parte terza

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gen 152012
 

Nella controversa agenda politica di questa difficile stagione ha fragorosamente fatto ingresso la lotta all’evasione fiscale. Non più come tema polemico, non più come rivendicazione di qualche buon esito di un’azione amministrativa di contrasto, ma come questione capitale, destinata a sconvolgere equilibri, colpire interessi, revocare in dubbio compiacenze. Questo è avvenuto con due mosse fortemente simboliche. Il blitz a Cortina e una dichiarazione del Presidente del consiglio che ha indicato negli evasori quelli che «mettono le mani nelle tasche dei contribuenti onesti».

via Perché far pagare le tasse è una rivoluzione culturale – micromega-online – micromega.

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gen 072012
 

La demagogia dell’ultim’ora, lanciata da Alemanno e raccolta da Cancellieri… Lo stesso Alemanno, fascista ed ex squadrista, che l’anno scorso proponeva di armare anche i Vigili Urbani…

Non sono certo fautore di una distribuzione liberale di strumenti offensivi ma il rilascio legale di tali strumenti prevede una tracciabilità che impedisce e penalizza un uso criminale degli stessi.

Il problema è un altro e sembra superfluo anche parlarne. Il problema è la nostra “cultura” occidentale e capitalista che ha visto da sempre come elemento ineluttabile la sopraffazione di pochi su molti. Il problema è un capitalismo ormai alla sua fase apicale capace solo di esasperare le differenze sociali, globalizzando falsi valori ed istillando l’odio nei confronti del diverso e del non allineato.

Il problema non sono gli strumenti ma ciò che gli strumenti muove.

Negli ultimi tempi abbiamo assistito ad ogni sorta di nefandezze. Possiamo ricordare una infermiera romena uccisa con un pugno in faccia per futili motivi. Possiamo ricordare le violenze di Rosarno ed i frequenti interventi “punitivi” in tanti campi nomadi. Possiamo ricordare i continui stupri ed omicidi di adolescenti a carico di adolescenti. Possiamo ricordare musicisti ridotti in fin di vita a bastonate perché facevano rumore. Possiamo ricordare, senza troppi sforzi di memoria, ragazzi uccisi con un pugno alla tempia da loro coetanei. Possiamo ricordare le ultime quattro o cinque ragazze uccise per motivi “passionali” da loro coetanei. Possiamo ricordare che nel nostro paese gira più cocaina che acqua minerale. Possiamo ricordare i continui “incidenti” sul lavoro, perlopiù a danno di immigrati che altro non sono se non la dimostrazione della nostra barbarie. Possiamo ricordare quanto facciano la loro parte anche in parlamento forze che basano la loro ragion d’essere nell’intolleranza e nel razzismo. Possiamo ricordare la soddisfazione e le risate di certuni a seguito del terremoto di l’Aquila. Possiamo ricordare come oggi abbiano diritto di parlare anche i detentori di un pensiero che la nostra Costituzione ha collocato fuori legge.

Solo chi è in malafede può non rendersi conto di quanto il nostro sia un popolo feccia da feccia governato e cercare facili e stupidi capri espiatori a fronte di situazioni volutamente e coscientemente prodotte.

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gen 062012
 

L’onda (Die Welle) è un film del 2008 diretto da Dennis Gansel, tratto dal romanzo di Todd Strasser L’onda, a sua volta basato sull’esperimento sociale denominato La Terza Onda (The Third Wave), avvenuto nel 1967 in California.

Durante la settimana a tema, un insegnante di una scuola superiore tedesca, Reiner Wenger, si trova a dover affrontare il tema dell’autocrazia, benché egli avesse preferito quello dell’anarchia, più vicino ai suoi ideali. Gli studenti, inizialmente annoiati dall’argomento, non credono possibile che una nuova dittatura possa essere instaurata nella moderna Germania, poiché la gente ha imparato dagli errori del passato. L’insegnante decide allora di organizzare un esperimento, in modo tale da dimostrare agli allievi come le masse possano essere facilmente manipolate.

L’esperimento coinvolge la classe stessa e ha inizio con la scelta di un leader, il quale viene individuato nell’insegnante, e l’imposizione di alcune regole basilari. Wenger per far sì che la classe cominci ad essere più unita, cambia la disposizione dei banchi, in modo tale che i gruppetti di amici vengano stravolti e gli studenti meno bravi possano trovarsi vicino a quelli più preparati, insegnandosi l’un l’altro e migliorando nel complesso i risultati della classe. Infine, quando gli studenti vogliono dire qualcosa ad alta voce, devono alzarsi in piedi e dare risposte brevi e concise. Wenger mostra inoltre ai suoi studenti come l’effetto di marciare all’unisono possa farli sentire un’unica entità.

Il passo successivo all’identificazione del gruppo, è quello di dargli un nome, scelto tra varie proposte degli studenti e selezionato tramite votazione. Viene scelto “L’onda” (“Die Welle”). Viene ideato anche un apposito logo. Ogni studente dovrà poi indossare una sorta di divisa, costituita da camicia bianca e jeans, in modo tale da rimuovere le distinzioni individuali e di classe. Inoltre viene inventato un saluto, ovvero la simulazione, fatta con il braccio destro, di un’onda. Due ragazze, Karo e Mona, non accettano le decisioni del gruppo e abbandonano l’esperimento, disgustate da come la classe abbia abbracciato in modo acritico gli ideali dell’Onda.

I ragazzi del gruppo iniziano a diffondere nell’intera città il logo dell’Onda per mezzo di adesivi e bombolette spray, verniciando addirittura le impalcature che nascondono il municipio. Iniziano, inoltre, a tenere feste in cui solo i membri del movimento sono autorizzati a partecipare, osteggiando e discriminando tutti gli altri. Un giovane in particolare, Tim, un ragazzo che sin dall’inizio del film si capisce essere insicuro, sottomesso al più forte e anche psicolabile, inizia a identificarsi in modo ossessivo col gruppo, visto che soltanto al suo interno riesce a sentirsi finalmente accettato. Egli si propone perfino di diventare la guardia del corpo di Wenger.

La forza dell’Onda è sempre più dirompente e ben presto il progetto sembra sfuggire di mano al suo stesso ideatore, il quale non riesce a porvi fine (Wenger, infatti, soffrendo di un complesso di inferiorità rispetto agli altri professori, si sentirà estremamente coinvolto dal gruppo, rendendosi “cieco” a quello che il gruppo sta in realtà diventando) prima che esso conduca a tragiche conseguenze. Alla fine, quando il professore deciderà di sciogliere il movimento, Tim, vedendo distrutta l’unica cosa in cui credeva, prima spara ad un membro dell’Onda, poi si ucciderà (questo perché non riesce a rendersi conto che la sua “ideologia” non era nient’altro che un esperimento, perdendo il senso tra realtà e finzione). L’iniziale convinzione degli studenti sull’impossibilità della nascita di una nuova dittatura in Germania risulta così clamorosamente e dolorosamente smentita dai fatti. Wenger, responsabile dell’accaduto, passerà tra studenti e professori ammanettato e pronto a essere portato in carcere.

via L’onda (film 2008) – Wikipedia.

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nov 292011
 

Il fondatore del Manifesto morto in Svizzera ha deciso tutto con lucidità; dalla fine alla sepoltura vicino alla sua Mara. Gli amici hanno tentato di dissuaderlo ma lui era depresso per la morte della moglie

di Simonetta Fiori

E alla fine la telefonata è arrivata. Sì, tutto finito. Ora si rientra in Italia. Alle pompe funebri aveva provveduto lo stesso Lucio Magri, poco prima di partire per la Svizzera. Era il suo ultimo viaggio, così voleva che fosse. Non ce la faceva a morire da solo, così il suo amico medico l’avrebbe aiutato. Là il suicidio assistito è una pratica lecita, anche se poi bisogna vedere nei dettagli, se ci sono proprio le condizioni. Ma ora che importa? Che volete sapere? Non fate troppi pettegolezzi, l’aveva già detto qualcun altro ma in questi casi non conta l’originalità.

via Il suicidio assistito di Lucio Magri l’addio ai compagni: “Ho deciso di morire” – Repubblica.it.

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