Il trabucco o trabocco è un’antica macchina da pesca che sembra essere stata originariamente importata dai Fenici sulle coste abruzzesi e su quelle più meridionali del Parco del Gargano. E’ infatti diffusa lungo le coste delle province di Foggia, Campobasso e Chieti.

Si tratta di una imponente macchina costruita in legno strutturale di aleppo, in genere priva di fondamenta ed ancorata alle rocce per mezzo di tronchi e tiranti.
Il suo corpo principale è una piattaforma protesa sul mare dalla quale si allungano dei lunghi bracci, detti antenne, che sostengono una rete a maglie strette detta trabocchetto.

La tecnica di pesca,  un po’ come nel caso della a noi più nota bilancia, è a vista. I “trabuccolanti” (è questo il nome dei pescatori che utilizzano queste strutture), intercettano a vista i branchi di pesci e per mezzo di appositi argani tirano rapidamente su la rete e recuperano il pescato.

Tutta la costa abruzzese che va da Ortona a Vasto ne è disseminata e queste strutture, spesso abbandonate o convertite in ristoranti, sono tutelate come patrimonio monumentale del Parco del Gargano.

Le foto di questo post sono state scattate a Rocca San Giovanni, vicino a Fossacesia. Il contesto è sicuramente affascinante e la visita caldamente consigliata.

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Sono contento di dover riconoscere che il nostro attuale governo non manca di comicità.

Certo, non trovo comico il fatto che lo stesso abbia distrutto istituzioni, diritto, etica, economia, lavoro ed intero Paese….

Ma non posso certo negare che taluni figuri di questo manipolo di eroi siano in grado di suscitare profonda ilarità. No, in questo caso non mi riferisco a Bondi…
Mi riferisco al fatto che nell’aprile scorso, un insigne ministro della Repubblica, Renato Brunetta, abbia annunciato una rivoluzione nei rapporti tra cittadino e pubblica amministrazione: l’avvento della posta elettronica certificata. Un servizio che avrebbe ridisegnato i rapporti tra cittadino e amministrazione, coinvolgendo a suo dire, in pochi mesi, 10 milioni di utenti.

Non nascosi il mio stupore nell’apprendere la notizia e armato delle mie più buone intenzioni, mi recai sul preposto sito del governo per essere tra i primi a godere di questo inaspettato vantaggio. Renato Brunetta, il moralizzatore, l’efficentista, meritava il mio credito, andava premiato…

Il mio impeto però, subito fu frenato da circostanze, certo non imputabili al ministro innovatore, che impedivano la registrazione… Cose del tipo “prova più tardi”, “server occupato”, etc etc…

Un poco deluso mi dissi: “va bene, io ho già un indirizzo di posta certificata… posso aspettare… sicuramente il problema è legato alle innumerevoli richieste…”
Provai ancora nei giorni seguenti ma i risultati furono i medesimi e la cosa passò nel dimenticatoio.

Ora, a distanza di “soli” 7 (sette) mesi, ricevo una mail che mi annuncia l’attivazione dell’agognato indirizzo. Non solo. La procedura di attivazione prevista da questo illuminato o da chi per lui, prevede che ci si rechi presso il più vicino Ufficio Postale muniti di documento, codice fiscale ed identificativo della richiesta fatta su web per completare una registrazione che non è riuscito a realizzare online.

Il mio attuale pensiero non è tanto quello di ritrovare il codice identificativo ma cercare di capire come si possa essere tanto stupidi da mandare una email di questo tenore dopo sette mesi. Per chi non lo sapesse l’attivazione di un indirizzo PEC, presso qualsiasi provider, comporta tempi che variano dai 3 ai 5 minuti e la documentazione, se richiesta, può essere tranquillamente inviata dal richiedente con una raccomandata.

Stiamo parlando di un Ministro della Repubblica che stipendiamo profumatamente, che propone tagli al personale della Pubblica Amministrazione pari a 300mila unità nel quinquennio 2008/2010 e che non è neanche in grado di approntare un servizio di una banalità stratosferica.

Questa è l’efficienza ormai dimostrata e fortunatamente prossima al tramonto di questa cosca di ciarlatani e cantastorie..

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Qualche giorno fa mio figlio Davide ha acquistato una nuova versione di Monopoli particolarmente interessante…

Tutti conosciamo il Monopoli. Presentato col nome di Monopoly nel 1935 da un ingegnere disoccupato di Philadelphia, Charles Darrow, è un gioco da tavolo incentrato su una logica barbaramente capitalista, dove l’obbiettivo del giocatore è quello di accaparrarsi tutto in barba a regole e correttezza, con l’obiettivo di ridurre sul lastrico tutti gli avversari con le tecniche più aggressive.

Presentato anche in Italia nel 1935, il gioco subì delle trasformazioni. Sotto il regime fascista, infatti, non era ammesso l’uso di termini stranieri ed il gioco prese il nome di Monòpoli, perdendo la Y. Ebbe rinominati anche alcuni nomi delle vie: via del Fascio, largo Littorio e, in onore a Casa Savoia, corso Umberto, via Vittorio Emanuele e Giardini Margherita.

Con la vendita dei diritti alla Parker Brothers, Charles Darrow divenne ricco.

Ma nel 1973 Ralph Anspach, docente di economia alla San Francisco State University, irritato dalla logica capitalista del classico Monopoli, presentò una sua versione, che chiamò Anti-Monopoly.
Anti-Monopoly prevede modalità di gioco analoghe a quelle del gioco originario ma inserisce una nuova categoria di giocatori: i concorrenti.

I giocatori possono scegliere se giocare come Concorrenti o come Monopolisti, con regole diverse sulla richiesta degli affitti, sulle modalità per poter costruire, contribuendo all’equilibrio di mercato tra domanda ed offerta o finendo in prigione per accordi illegali sui prezzi. Il Monopolista gioca secondo le modalità classiche del gioco originario. L’antimonopolista, o concorrente, può costruire anche se possiede un solo terreno di un colore (non l’intero lotto), ma l’affitto che richiede si avvicina al concetto di equo canone e rischia la galera in caso di mancato rispetto delle regole. Le probabilità di vittoria sono accuratamente calibrate fra i due gruppi.

La comparsa sul mercato di Anti-Monopoly scateno’ le ire della Parker Brothers e diede inizio ad una causa nei confronti del creatore del nuovo gioco. La causa si protrasse per un decennio fino a quando, durante una trasmissione televisiva alla quale partecipava Anspach, telefonò una donna asserendo che la madre di un suo amico giocava a Monopoli già negli anni Venti.

Questo episodio ebbe come conseguenza l’inizio di indagini che portano alla scoperta della falsa paternità del gioco di Darrow e la Corte Suprema statunitense, nel 1984, diede ragione al professor Anspach, che ebbe il via libera per la vendita.

Chi volesse ulteriori notizie sulla storia e sull’autore del gioco può andare a questo indirizzo. In Italia il gioco è distribuito dalla University Games e potete acquistarlo presso rivenditori della Città del Sole.

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Jemaa El-Fnaa plaza (Marrakech, Morocco)

!جرازيلا هذه الليلة ، وأنا هنا… تحية حارة للجميع

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Essendo la crisi ormai scongiurata ed il Natale vicino, sarebbe opportuno cominciare a pensare ai regali. Perchè non fare un salto su questo sito per trovare qualcosa di interessante?

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