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	<title>MaurizioWebLog &#187; berlusconi</title>
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	<description>Il Blog di Maurizio Delladio</description>
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		<title>Articolo 21 &#8211; Le nostre domande</title>
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		<pubDate>Sat, 12 Nov 2011 12:16:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Maurizio Delladio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[di Giuseppe Giulietti Nel centro sinistra è già scoppiato un acceso dibattito sull&#8217;eventuale voto da dare ad un eventuale governo presieduto da Mario Monti. Il Pd sarebbe per il sì, Di Pietro per il no, Vendola è più possibilista e valuterà in relazione a ciò che Monti deciderà di fare. Comprendiamo la natura della discussione, <a href='http://www.delladio.it/wordpress/articolo-21-le-nostre-domande.html'>[...]</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>di Giuseppe Giulietti</em></p>
<p>Nel centro sinistra è già scoppiato un acceso dibattito sull&#8217;eventuale voto da dare ad un eventuale governo presieduto da Mario Monti. Il Pd sarebbe per il sì, Di Pietro per il no, Vendola è più possibilista e valuterà in relazione a ciò che Monti deciderà di fare. Comprendiamo la natura della discussione, ma forse sarebbe stato e sarebbe meglio attendere la effettiva e acclarata caduta di un governo che, ricordiamolo, è ancora in carica.</p>
<p>Forse in queste ore sarà il caso di darsi qualche pizzico sulla pancia e di non fornire pretesti a chi vorrebbe prolungare questa penosa e terribile agonia che ha trascinato l&#8217;Italia oltre l&#8217;orlo del fallimeto economico, per non parlare di quello etico e politico.</p>
<p>Quando Berlusconi, forse domenica, sarà caduto definitivamente, allora sarà doveroso aprire la discussione, ma anche qui con l&#8217;obiettivo di costruire una posizione largamente condivisa e che, ancor prima di dividersi sui sui sì e sui no, affronti i nodi del programma e chieda a Monti di pronunciarsi sulle questioni essenziali.</p>
<ul>
<li>Termineranno gli assalti alla Costituzione, alla legalità repubblicana, allo statuto  dei lavoratori?</li>
<li>Saranno rispettati i risultati referendari?</li>
<li>Sarà dimezzato il numero dei parlamentari e soppresse le province?</li>
<li>Sarà introdotta la patrimoniale?</li>
<li>Saranno tassati i capitali &#8220;scudati&#8221; rientrati con il condono tombale?</li>
<li>Saranno messi da parte i parlamentari sotto inchiesta o già condannati, anche se dovessero annunciare il loro voto favorevole al governo Monti?</li>
<li>Sarà dato un sostegno pieno e immediato a chi contrasta mafia e camorre?</li>
<li>Saranno tagliate le spese militari e bloccata la inutile costruzione dei nuovi cacciabombardieri?</li>
</ul>
<p>continua a leggere su <a href="http://www.articolo21.org/4192/notizia/le-nostre-domande.html" target="_blank">Articolo 21 &#8211; Le nostre domande</a>.</p>
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		<title>L’AMACA del 26/06/2011 (Michele Serra)</title>
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		<pubDate>Sun, 26 Jun 2011 14:43:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Maurizio Delladio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Non è sempre facile capire che cosa vuole dire esattamente Tonino Di Pietro. Tentando la traduzione dall’italiano all’italiano, diciamo che è toccato a lui, dopo la felice parentesi del voto amministrativo e del referendum, riportarci alla realtà di sempre. E la realtà di sempre è che la politica la fanno i politici, disponendo dei nostri <a href='http://www.delladio.it/wordpress/l%e2%80%99amaca-del-26062011-michele-serra-%c2%ab-triskel182.html'>[...]</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Non è sempre facile capire che cosa vuole dire esattamente Tonino Di Pietro. Tentando la traduzione dall’italiano all’italiano, diciamo che è toccato a lui, dopo la felice parentesi del voto amministrativo e del referendum, riportarci alla realtà di sempre. E la realtà di sempre è che la politica la fanno i politici, disponendo dei nostri voti come gli pare più opportuno, usandoli per litigare o per riaffermare una leadership o per ammonire un rivale (Vendola) anche quando nemmeno uno di quei voti gli era stato dato per quei fini.</p>
<p>È durata poco l’illusione che un elettorato vasto e unito, molto poco interessato alle beghe di partito, fosse davvero riuscito a “dettare l’agenda” al centrosinistra, e dunque, in primo luogo, a mettere in guardia i suoi leader sull’insopportabile propensione alle meschinità di bottega. Di Pietro ha chiuso la pagina delle illusioni e riaperto quelle delle certezze. Litigheranno, così come hanno sempre litigato. Dimenticheranno di avere vinto i referendum per merito quasi esclusivo dei comitati per l’acqua pubblica (oscuri, valorosi cittadini).</p>
<p>Dimenticheranno di avere vinto le amministrative perché (quasi per puro caso) le loro liti sono state messe in second’ordine da candidati di valore e da un vero e proprio moto popolare. Di Pietro ha il merito di averci evitato un’illusione troppo duratura.</p>
<p>Da La Repubblica del 26/06/2011.</p>
<p>via <a href="http://triskel182.wordpress.com/2011/06/26/lamaca-del-26062011-michele-serra-2/" target="_blank">L’AMACA del 26/06/2011 (Michele Serra). « Triskel182</a>.</p>
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		<title>Devono andarsene</title>
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		<pubDate>Sun, 05 Jun 2011 19:35:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Maurizio Delladio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[di Alberto Asor Rosa Due, tre giorni dopo il terremoto dell&#8217;ultima consultazione amministrativa, il Cavaliere era di nuovo in giro fra i potenti della terra a mostrare con l&#8217;ostentazione del suo immarcescibile sorriso (in verità sempre più macabro) e con le pacche distribuite sulle spalle di Biden e di Medvedev che nulla era cambiato, che <a href='http://www.delladio.it/wordpress/devono-andarsene.html'>[...]</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>di Alberto Asor Rosa</em><br />
Due, tre giorni dopo il terremoto dell&#8217;ultima consultazione amministrativa, il Cavaliere era di nuovo in giro fra i potenti della terra a mostrare con l&#8217;ostentazione del suo immarcescibile sorriso (in verità sempre più macabro) e con le pacche distribuite sulle spalle di Biden e di Medvedev che nulla era cambiato, che si andava avanti senza neanche guardarsi intorno, che la forza era ancora dalla loro parte. L&#8217;incoronazione del figlio prediletto, Angiolino Alfano, a Segretario (!) del Pdl colorava d&#8217;una tinta decisamente comica i lineamenti di quello che vorrebbe forse essere un lento e magari contrattato declino (come per l&#8217;amico Gheddafi non è da escludere che si pensi a un&#8217;uscita di scena con salvacondotto giudiziario e conservazione integrale del patrimonio male acquisito).</p>
<p>via<a href="http://www.ilmanifesto.it/archivi/commento/anno/2011/mese/06/articolo/4781/" target="_blank">IL MANIFESTO</a>.</p>
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		<title>Il Carro di Tespi</title>
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		<pubDate>Tue, 10 May 2011 20:32:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Maurizio Delladio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Trovo indecente che il maggiore partito della sinistra italiana sia come di consueto incapace di affermare una visione alternativa allo scempio che stiamo vivendo. Non amo seguire i salotti televisivi dove sembra che si scontrino i guitti della nostra politica. Ma volente o nolente ci cado spesso. Ed è la volta di Ballarò, dove sono <a href='http://www.delladio.it/wordpress/il-carro-di-tespi.html'>[...]</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div><a href="http://www.delladio.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/05/20100529_bersani-pierluigi4.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1480" title="20100529_bersani-pierluigi4" src="http://www.delladio.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/05/20100529_bersani-pierluigi4-300x209.jpg" alt="" width="300" height="209" /></a>Trovo indecente che il maggiore partito della sinistra italiana sia come di consueto incapace di affermare una visione alternativa allo scempio che stiamo vivendo.</p>
<p>Non amo seguire i salotti televisivi dove sembra che si scontrino i guitti della nostra politica. Ma volente o nolente ci cado spesso. Ed è la volta di Ballarò, dove sono costretto ad assistere alla contrarietà bersaniana alla patrimoniale.</p>
<p>E&#8217; scandaloso! La disoccupazione avanza inesorabile, il precariato è il comune denominatore delle nuove generazioni, i contratti scadono e non vengono rinnovati se non penalizzando i lavoratori con l&#8217;ausilio di talune sigle sindacali che non si capisce da che parte stiano e quale sia il loro ruolo… E redigere questo elenco disperato è addirittura fastidioso.</p>
<p>E&#8217; evidente che l&#8217;unica soluzione, quantomeno di sopravvivenza, è proprio la riforma di un sistema fiscale che certo al momento non garantisce in alcun modo un&#8217;equità sociale. Un&#8217;equità che non può non prevedere il recupero dell&#8217;evasione fiscale e con questa anche una rivisitazione dei tassi cui sono assoggettati i patrimoni. Mi sembra che questo &#8220;governo&#8221;, con il rientro dei capitali illegalmente trasferiti all&#8217;estero, abbia già fatto discutibili regali a chi in questa drammatica situazione continua a godere di un profitto che non è più concesso ad altri.</p>
<p>Sono stanco di un clima preelettorale dove dei cialtroni miranti al solo consenso dei votanti giocano a stare col piede in due staffe per non perdere elettori. La situazione vergognosa in cui oggi si trova la sinistra italiana è dovuta proprio alla mancanza di chiarezza di intenti che ha omogeneizzato il panorama, orribile, della politica italiana. Il PD cerchi di cominciare a rispettare i suoi elettori, tra i quali certo non mi annovero, facendosi portavoce di interpretazione della realtà proprie di coloro che ancora lo votano e non offenda le radici e la storia da cui proviene e grazie alla quale raccoglie ancora qualche voto.</p>
</div>
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		<title>Il Marcio su Roma</title>
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		<pubDate>Thu, 14 Apr 2011 18:03:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Maurizio Delladio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Sembra suscitare molto scalpore il commento apparso ieri su &#8220;Il Manifesto&#8221; a firma di Alberto Asor Rosa che di seguito cito. Mi domando, pur convinto che nel commento sia contenuta una boutade provocatoria, come ci si possa scandalizzare dell&#8217;ipotesi di Asor Rosa, quando intorno a noi non riusciamo a vedere il barlume di una sincera <a href='http://www.delladio.it/wordpress/il-marcio-su-roma.html'>[...]</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.delladio.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/04/2415201377_f1e917c0b9.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1466" title="2415201377_f1e917c0b9" src="http://www.delladio.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/04/2415201377_f1e917c0b9-213x300.jpg" alt="" width="170" height="240" /></a>Sembra suscitare molto scalpore il commento apparso ieri su &#8220;Il Manifesto&#8221; a firma di Alberto Asor Rosa che di seguito cito.<br />
Mi domando, pur convinto che nel commento sia contenuta una boutade provocatoria, come ci si possa scandalizzare dell&#8217;ipotesi di Asor Rosa, quando intorno a noi non riusciamo a vedere il barlume di una sincera indignazione per ciò che in un paese (?) come questo sta accadendo. Certo si può notare il dissenso ma è il dissenso amplificato di coloro i quali già erano dissenzienti quindici anni fa&#8217; quando l&#8217;innominabile raccolse i consensi per iniziare la sua rivoluzione mediatica. Una rivoluzione che ha sopito le menti di un popolo da sempre abituato ad essere dipendente e che ha prodotto una situazione che non vede sbocchi. Se si ritengono farneticanti le idee di Asor Rosa, quale alternativa si sposa? Quella di una opposizione codina, incapace ed impotente? Quella di un Capo dello Stato che ancora non si decide, pur avendone gli strumenti costituzionali, a sciogliere le Camere? Quella di una protesta entusiasmante ma priva di struttura che non può certo scardinare questo sistema diabolico? Una rivoluzione culturale che certo non può scaturire da questi presupposti?</p>
<p>In un paese normale, ciò che sta accadendo spingerebbe la gente nelle piazze&#8230; Ed invece noi, poveri idioti abituati, restiamo ad osservare senza indignazione l&#8217;affossamento di tutte le nostre garanzie Istituzioni e Costituzionali. Siamo al tracollo e senza speranze, alle dipendenze di un disgustoso manipolo di mercanti, clienti e faccendieri. Quella di Asor Rosa è almeno un&#8217;ipotesi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>COMMENTO di Alberto Asor Rosa su &#8220;Il Manifesto&#8221; del 13 aprile 2011</em></p>
<p><em>BERLUSCONI/2 &#8211; </em><em>Non c&#8217;è più tempo </em></p>
<p><em>Capisco sempre meno quel che accade nel nostro paese. La domanda è: a che punto è la dissoluzione del sistema democratico in Italia? La risposta è decisiva anche per lo svolgimento successivo del discorso. Riformulo più circostanziatamente la domanda: quel che sta accadendo è frutto di una lotta politica «normale», nel rispetto sostanziale delle regole, anche se con qualche effetto perverso, e tale dunque da poter dare luogo, nel momento a ciò delegato, ad un mutamento della maggioranza parlamentare e dunque del governo? </em></p>
<p><em>Oppure si tratta di una crisi strutturale del sistema, uno snaturamento radicale delle regole in nome della cosiddetta «sovranità popolare», la fine della separazione dei poteri, la mortificazione di ogni forma di «pubblico» (scuola, giustizia, forze armate, forze dell&#8217;ordine, apparati dello stato, ecc.), e in ultima analisi la creazione di un nuovo sistema populistico-autoritario, dal quale non sarà più possibile (o difficilissimo, ai limiti e oltre i confini della guerra civile) uscire?</em></p>
<p><em>Io propendo per la seconda ipotesi (sarei davvero lieto, anche a tutela della mia turbata tranquillità interiore, se qualcuno dei molti autorevoli commentatori abituati da anni a pietiner sur place, mi persuadesse, &#8211; ma con seri argomenti &#8211; del contrario). Trovo perciò sempre più insensato, e per molti versi disdicevole, che ci si indigni e ci si adiri per i semplici «vaff&#8230;» lanciati da un Ministro al Presidente della Camera, quando è evidente che si tratta soltanto delle ovvie e necessarie increspature superficiali, al massimo i segnali premonitori, del mare d&#8217;immondizia sottostante, che, invece d&#8217;essere aggredito ed eliminato, continua come a Napoli a dilagare.</em></p>
<p><em>Se le cose invece stanno come dico io, ne scaturisce di conseguenza una seconda domanda: quand&#8217;è che un sistema democratico, preoccupato della propria sopravvivenza, reagisce per mettere fine al gioco che lo distrugge, &#8211; o autodistrugge? Di esempi eloquenti in questo senso la storia, purtroppo, ce ne ha accumulati parecchi. </em></p>
<p><em>Chi avrebbe avuto qualcosa da dire sul piano storico e politico se Vittorio Emanuele III, nell&#8217;autunno del 1922, avesse schierato l&#8217;Armata a impedire la marcia su Roma delle milizie fasciste; o se Hinderburg nel gennaio 1933 avesse continuato ostinatamente a negare, come aveva fatto in precedenza, il cancellierato a Adolf Hitler, chiedendo alla Reichswehr di far rispettare la sua decisione? </em></p>
<p><em>C&#8217;è sempre un momento nella storia delle democrazie in cui esse collassano più per propria debolezza che per la forza altrui, anche se, ovviamente, la forza altrui serve soprattutto a svelare le debolezze della democrazia e a renderle irrimediabili (la collusione di Vittorio Emanuele, la stanchezza premortuaria di Hinderburg). </em></p>
<p><em>Le democrazie, se collassano, non collassano sempre per le stesse ragioni e con i medesimi modi. Il tempo, poi, ne inventa sempre di nuove, e l&#8217;Italia, come si sa e come si torna oggi a vedere, è fervida incubatrice di tali mortifere esperienze. Oggi in Italia accade di nuovo perché un gruppo affaristico-delinquenziale ha preso il potere (si pensi a cosa ha significato non affrontare il «conflitto di interessi» quando si poteva!) e può contare oggi su di una maggioranza parlamentare corrotta al punto che sarebbe disposta a votare che gli asini volano se il Capo glielo chiedesse. I mezzi del Capo sono in ogni caso di tali dimensioni da allargare ogni giorno l&#8217;area della corruzione, al centro come in periferia: l&#8217;anormalità della situazione è tale che rebus sic stantibus, i margini del consenso alla lobby affaristico-delinquenziale all&#8217;interno delle istituzioni parlamentari, invece di diminuire, come sarebbe lecito aspettarsi, aumentano. </em></p>
<p><em>E&#8217; stata fatta la prova di arrestare il degrado democratico per la via parlamentare, e si è visto che è fallita (aumentando anche con questa esperienza vertiginosamente i rischi del degrado). </em></p>
<p><em>La situazione, dunque, è più complessa e difficile, anche se apparentemente meno tragica: si potrebbe dire che oggi la democrazia in Italia si dissolve per via democratica, il tarlo è dentro, non fuori.</em></p>
<p><em>Se le cose stanno così, la domanda è: cosa si fa in un caso del genere, in cui la democrazia si annulla da sè invece che per una brutale spinta esterna? Di sicuro l&#8217;alternativa che si presenta è: o si lascia che le cose vadano per il loro verso onde garantire il rispetto formale delle regole democratiche (per es., l&#8217;esistenza di una maggioranza parlamentare tetragona a ogni dubbio e disponibile ad ogni vergogna e ogni malaffare); oppure si preferisce incidere il bubbone, nel rispetto dei valori democratici superiori (ripeto: lo Stato di diritto, la separazione dei poteri, la difesa e la tutela del «pubblico» in tutte le sue forme, la prospettiva, che deve restare sempre presente, dell&#8217;alternanza di governo), chiudendo di forza questa fase esattamente allo scopo di aprirne subito dopo un&#8217;altra tutta diversa.</em></p>
<p><em>Io non avrei dubbi: è arrivato in Italia quel momento fatale in cui, se non si arresta il processo e si torna indietro, non resta che correre senza più rimedi né ostacoli verso il precipizio. Come?</em></p>
<p><em>Dico subito che mi sembrerebbe incongrua una prova di forza dal basso, per la quale non esistono le condizioni, o, ammesso che esistano, porterebbero a esiti catastrofici. Certo, la pressione della parte sana del paese è una fattore indispensabile del processo, ma, come gli ultimi mesi hanno abbondantemente dimostrato, non sufficiente.</em></p>
<p><em>Ciò cui io penso è invece una prova di forza che, con l&#8217;autorevolezza e le ragioni inconfutabili che promanano dalla difesa dei capisaldi irrinunciabili del sistema repubblicano, scenda dall&#8217;alto, instaura quello che io definirei un normale «stato d&#8217;emergenza», si avvale, più che di manifestanti generosi, dei Carabinieri e della Polizia di Stato congela le Camere, sospende tutte le immunità parlamentari, restituisce alla magistratura le sue possibilità e capacità di azione, stabilisce d&#8217;autorità nuove regole elettorali, rimuove, risolvendo per sempre il conflitto d&#8217;interessi, le cause di affermazione e di sopravvivenza della lobby affaristico-delinquenziale, e avvalendosi anche del prevedibile, anzi prevedibilissimo appoggio europeo, restituisce l&#8217;Italia alla sua più profonda vocazione democratica, facendo approdare il paese ad una grande, seria, onesta e, soprattutto, alla pari consultazione elettorale.</em></p>
<p><em>Insomma: la democrazia si salva, anche forzandone le regole. Le ultime occasioni per evitare che la storia si ripeta stanno rapidamente sfumando. Se non saranno colte, la storia si ripeterà. E se si ripeterà, non ci resterà che dolercene. Ma in questo genere di cose, ci se ne può dolere, solo quando ormai è diventato inutile farlo. Dio non voglia che, quando fra due o tre anni lo sapremo con definitiva certezza (insomma: l&#8217;Italia del &#8217;24, la Germania del febbraio &#8217;33), non ci resti che dolercene.</em></p>
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		<title>Non siete Stato voi&#8230;</title>
		<link>http://www.delladio.it/wordpress/non-siete-stato-voi.html</link>
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		<pubDate>Sat, 05 Mar 2011 15:18:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Maurizio Delladio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[. Non siete Stato voi che parlate di libertà come si parla di una notte brava dentro i lupanari. Non siete Stato voi che trascinate la nazione dentro il buio ma vi divertite a fare i luminari. Non siete Stato voi che siete uomini di polso forse perché circondati da una manica di idioti. Non <a href='http://www.delladio.it/wordpress/non-siete-stato-voi.html'>[...]</a>]]></description>
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<p>.</p>
<p>Non siete Stato voi che parlate di libertà come si parla di una notte brava dentro i lupanari.<br />
Non siete Stato voi che trascinate la nazione dentro il buio ma vi divertite a fare i luminari.<br />
Non siete Stato voi che siete uomini di polso forse perché circondati da una manica di idioti.<br />
Non siete Stato voi che sventolate il tricolore come in curva e tanto basta per sentirvi patrioti.<br />
Non siete Stato voi né il vostro parlamento di idolatri pronti a tutto per ricevere un&#8217;udienza.<br />
Non siete Stato voi che comprate voti con la propaganda ma non ne pagate mai la conseguenza.<br />
Non siete Stato voi che stringete tra le dita il rosario dei sondaggi sperando che vi rinfranchi.<br />
Non siete Stato voi che risolvete il dramma dei disoccupati andando nei salotti a fare i saltimbanchi.<br />
Non siete Stato voi. Non siete Stato, voi.</p>
<p>Non siete Stato voi, uomini boia con la divisa che ammazzate di percosse i detenuti.<br />
Non siete Stato voi con gli anfibi sulle facce disarmate prese a calci come sacchi di rifiuti.<br />
Non siete Stato voi che mandate i vostri figli al fronte come una carogna da una iena che la spolpa.<br />
Non siete Stato voi che rimboccate le bandiere sulle bare per addormentare ogni senso di colpa.<br />
Non siete Stato voi maledetti forcaioli impreparati, sempre in cerca di un nemico per la lotta.<br />
Non siete Stato voi che brucereste come streghe gli immigrati salvo venerare quello nella grotta.<br />
Non siete Stato voi col busto del duce sugli scrittoi e la costituzione sotto i piedi.<br />
Non siete Stato voi che meritereste d&#8217;essere estripati come la malerba dalle vostre sedi.<br />
Non siete Stato voi. Non siete Stato, voi.</p>
<p>Non siete Stato voi che brindate con il sangue di chi tenta di far luce sulle vostre vite oscure.<br />
Non siete Stato voi che vorreste dare voce a quotidiani di partito muti come sepolture.<br />
Non siete Stato voi che fate leggi su misura come un paio di mutande a seconda dei genitali.<br />
Non siete Stato voi che trattate chi vi critica come un randagio a cui tagliare le corde vocali.</p>
<p>Non siete Stato voi, servi, che avete noleggiato costumi da sovrani con soldi immeritati,<br />
siete voi confratelli di una loggia che poggia sul valore dei privilegiati<br />
come voi che i mafiosi li chiamate eroi e che il corrotto lo chiamate pio<br />
e ciascuno di voi, implicato in ogni sorta di reato fissa il magistrato e poi giura su Dio:</p>
<p>&#8216;Non sono stato io&#8217;.</p>
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		<title>Il permesso di manifestare &#8211; di Adriano Sofri</title>
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		<pubDate>Sun, 19 Dec 2010 14:01:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Maurizio Delladio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[IL GOVERNO annuncia un pugno più duro con le manifestazioni politiche, a cominciare dalle prossime degli studenti e degli universitari. Il governo non si risparmia. Fa le veci del Parlamento. Fa le veci della magistratura, si impegna all&#8217;unisono, interni e giustizia, a spiegarle che i ragazzi fermati vanno tenuti in galera. Si profonde in avvertimenti <a href='http://www.delladio.it/wordpress/il-permesso-di-manifestare-di-adriano-sofri.html'>[...]</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.delladio.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/12/482eea854397b_zoom.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1267" title="482eea854397b_zoom" src="http://www.delladio.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/12/482eea854397b_zoom-300x228.jpg" alt="" width="240" height="182" /></a>IL GOVERNO annuncia un pugno più duro con le manifestazioni politiche, a cominciare dalle prossime degli studenti e degli universitari. Il governo non si risparmia. Fa le veci del Parlamento. Fa le veci della magistratura, si impegna all&#8217;unisono, interni e giustizia, a spiegarle che i ragazzi fermati vanno tenuti in galera. Si profonde in avvertimenti sul ritorno del Sessantotto e degli anni di piombo. Dal&#8217;45 al Sessantotto erano passati 23 anni. Dal Sessantotto a oggi 42. I &#8220;ragazzi&#8221; di oggi, dai 41 anni in giù, sono nati dopo il Sessantotto, e dai 40 in giù dopo lo sbarco sulla luna.</p>
<p>Che studenti ricercatori operai vadano sui tetti al governo sembra seccante, ma fino a un certo punto. Da lì possono solo scendere, o buttandosi di sotto, e non c&#8217;è problema, o dalle scale, e basta aspettarli e rimetterli al loro posto. Che dai tetti scendano nelle strade e le riempiano e tornino ad avere insieme obiettivi definiti e un&#8217;ispirazione generale, che ripudino una presunta riforma e non ne possano più di un&#8217;intera idea del senso della vita, questo il governo non può sopportarlo. Il governo ha tutto il potere, e lo venera come un sacramento, il Parlamento è un incidente sempre più superfluo, giustizia e stampa (non servili) cerimonie fastidiose, le polizie  -  quando non manifestano a loro volta contro il governo  -  un privato servizio d&#8217;ordine.</p>
<p>La cosa è culminata  -  per il momento  -  nell&#8217;invenzione del Viminale: l&#8217;estensione del Daspo alle manifestazioni politiche  -  cioè alla politica. Essendo le manifestazioni politiche appunto il modo di manifestarsi della politica, la proposta vale né più né meno all&#8217;esonero di polizia di un certo numero di cittadini  -  &#8220;ritenuti pericolosi&#8221;  -  dalla politica, e dunque, per completare il giro di parole e di fatti, dalla cittadinanza. Ascoltare la trovata e sorridere  -  o ridere francamente  -  è fin troppo facile. &#8220;Li vogliamo vedere, a decidere chi può partecipare a un corteo o a un comizio, e poi a impedirglielo&#8221;. Ma il bello delle trovate reazionarie sta proprio lì: che vengano sparate nonostante la loro enormità, anzi, grazie alla loro assurdità. Gli anziani si ricorderanno le polemiche roventi sulle leggi d&#8217;eccezione e il fermo di polizia. Ma il fermo di polizia, anche il più arbitrario per durata e modalità, pretende almeno di far seguire l&#8217;arbitrio a un reato commesso. Qui il fermo ne precede la presunzione, vagheggia una legislazione dei sospetti. Alle manifestazioni politiche possono partecipare solo i buoni cittadini: i cattivi no. Chi sono i cattivi? Quelli che, se si permettesse loro di partecipare alle manifestazioni politiche, si comporterebbero male. Logico, magnifico. Vengo anch&#8217;io. No tu no. E perché? Perché no. Il Viminale non vuole. Per il nostro bene.</p>
<p>L&#8217;idea del Daspo politico è così genialmente ministeriale da lasciare ammirati e senza parole. All&#8217;inizio; poi le parole vengono, altro che se vengono. Una volta che vi siate informati su che cos&#8217;è (è il Divieto di Accedere alle manifestazioni SPOrtive, scritto così) perché non applicare il Daspo anche agli accessi alle Autostrade Italiane? Ho appena sentito dalle autorità preposte che la colpa di ieri è degli automobilisti sventati che sfidano la sorte senza attenersi alle raccomandazioni dei cartelloni stradali (&#8220;catene a bordo&#8221; eccetera: anche in treno?). Dunque Daspo ai caselli. Manifestanti o automobilisti, basterà dotare le polizie (e le forze armate, per la sinergia) di un elenco dei facinorosi, da compulsare al momento della loro discesa in strada. Del resto, diciamocelo: elenchi così ci sono già, pubblici e privati.</p>
<p>Per le incombenti manifestazioni studentesche basterà disporre di un primo catalogo approssimativo: due o tre milioni di nomi e cognomi. Del resto, avvenne già. Anzi, geniale com&#8217;è, l&#8217;idea ministeriale rischia di essere troppo modesta rispetto ai precedenti classici. Fascismo o &#8220;socialismo reale&#8221; non sapevano forse assicurare l&#8217;ordine pubblico e lo svolgimento ordinato delle libere manifestazioni, piuttosto che con la bruta repressione, con una accurata azione preventiva (di igiene, vorrei dire, ora che questa sintomatica parola  -  &#8220;la guerra, igiene del mondo&#8221;  -  è stata rimessa all&#8217;onore del mondo stesso)? Andando più per le spicce, quei regimi non si limitavano ad applicare un Daspo antemarcia ai sospetti dissidenti per le eventuali loro manifestazioni pubbliche, ma per le proprie. Alla vigilia delle quali gli oppositori, meticolosamente schedati senza bisogno di computer, quando non fossero già al sicuro in galera o al confino, venivano arrestati o consegnati agli arresti a domicilio. E la piazza delle manifestazioni di regime ne risultava sgombra dal rischio di incidenti: igiene, appunto, piazza pulita di rivoltosi, violenti e altri rifiuti organici.</p>
<p>Si applichi dunque il Daspo alle manifestazioni politiche, ma se ne escludano le manifestazioni di opposizione al governo  -  non occorre vietarle, basta abolirle  -  e lo si applichi rigorosamente a quelle del Pdl, della Lega e delle forze loro alleate e genuinamente fasciste, dai cui paraggi saranno allontanati i membri dell&#8217;Elenco Facinorosi, e concentrati per il tempo necessario alla sicurezza collettiva e all&#8217;ordinato esercizio del diritto di manifestazione  -  36 ore minimo  -  fra Incisa Valdarno e Firenze Sud. A bordo. In catene.</p>
<p>(19 dicembre 2010)</p>
<p>via <a href="http://www.repubblica.it/cronaca/2010/12/19/news/sofri_commento-10378340/" target="_blank">Il permesso di manifestare &#8211; Repubblica.it</a>.</p>
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		<title>27/11/10 &#8211; CGIL &#8211; Il futuro è dei giovani e del lavoro</title>
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		<pubDate>Sat, 27 Nov 2010 14:42:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Maurizio Delladio</dc:creator>
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		<title>L&#8217;Aquila chiama Italia 20/11/10</title>
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		<pubDate>Sun, 21 Nov 2010 08:55:24 +0000</pubDate>
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		<title>La posta certificata di Brunetta</title>
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		<pubDate>Sun, 21 Nov 2010 00:26:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Maurizio Delladio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Amenità varie]]></category>
		<category><![CDATA[Informazione e Sociale]]></category>
		<category><![CDATA[berlusconi]]></category>
		<category><![CDATA[corruzione]]></category>
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		<description><![CDATA[Sono contento di dover riconoscere che il nostro attuale governo non manca di comicità. Certo, non trovo comico il fatto che lo stesso abbia distrutto istituzioni, diritto, etica, economia, lavoro ed intero Paese…. Ma non posso certo negare che taluni figuri di questo manipolo di eroi siano in grado di suscitare profonda ilarità. No, in <a href='http://www.delladio.it/wordpress/la-posta-certificata-di-brunetta.html'>[...]</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.delladio.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/11/Renato-Brunetta-con-la-sciarpa1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1196" title="Renato Brunetta con la sciarpa(1)" src="http://www.delladio.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/11/Renato-Brunetta-con-la-sciarpa1-300x228.jpg" alt="" width="300" height="228" /></a>Sono contento di dover riconoscere che il nostro attuale governo non manca di comicità.</p>
<p>Certo, non trovo comico il fatto che lo stesso abbia distrutto istituzioni, diritto, etica, economia, lavoro ed intero Paese….</p>
<p>Ma non posso certo negare che taluni figuri di questo manipolo di eroi siano in grado di suscitare profonda ilarità. No, in questo caso non mi riferisco a Bondi&#8230;<br />
Mi riferisco al fatto che nell&#8217;aprile scorso, un insigne ministro della Repubblica, Renato Brunetta, abbia annunciato una rivoluzione nei rapporti tra cittadino e pubblica amministrazione: l&#8217;avvento della posta elettronica certificata. Un servizio che avrebbe ridisegnato i rapporti tra cittadino e amministrazione, coinvolgendo a suo dire, in pochi mesi, 10 milioni di utenti.</p>
<p>Non nascosi il mio stupore nell&#8217;apprendere la notizia e armato delle mie più buone intenzioni, mi recai sul preposto sito del governo per essere tra i primi a godere di questo inaspettato vantaggio. Renato Brunetta, il moralizzatore, l&#8217;efficentista, meritava il mio credito, andava premiato…</p>
<p>Il mio impeto però, subito fu frenato da circostanze, certo non imputabili al ministro innovatore, che impedivano la registrazione… Cose del tipo &#8220;prova più tardi&#8221;, &#8220;server occupato&#8221;, etc etc…</p>
<p>Un poco deluso mi dissi: &#8220;va bene, io ho già un indirizzo di posta certificata… posso aspettare… sicuramente il problema è legato alle innumerevoli richieste…&#8221;<br />
Provai ancora nei giorni seguenti ma i risultati furono i medesimi e la cosa passò nel dimenticatoio.</p>
<p>Ora, a distanza di &#8220;soli&#8221; 7 (sette) mesi, ricevo una mail che mi annuncia l&#8217;attivazione dell&#8217;agognato indirizzo. Non solo. La procedura di attivazione prevista da questo illuminato o da chi per lui, prevede che ci si rechi presso il più vicino Ufficio Postale muniti di documento, codice fiscale ed identificativo della richiesta fatta su web per completare una registrazione che non è riuscito a realizzare online.</p>
<p>Il mio attuale pensiero non è tanto quello di ritrovare il codice identificativo ma cercare di capire come si possa essere tanto stupidi da mandare una email di questo tenore dopo sette mesi. Per chi non lo sapesse l&#8217;attivazione di un indirizzo PEC, presso qualsiasi provider, comporta tempi che variano dai 3 ai 5 minuti e la documentazione, se richiesta, può essere tranquillamente inviata dal richiedente con una raccomandata.</p>
<p>Stiamo parlando di un Ministro della Repubblica che stipendiamo profumatamente, che propone tagli al personale della Pubblica Amministrazione pari a 300mila unità nel quinquennio 2008/2010 e che non è neanche in grado di approntare un servizio di una banalità stratosferica.</p>
<p>Questa è l&#8217;efficienza ormai dimostrata e fortunatamente prossima al tramonto di questa cosca di ciarlatani e cantastorie..</p>
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