Generale sconforto per la contestazione subita dal benemerito Presidente del Senato in occasione di uno stimolante dibattito alla festa (?) del PDsenzaelle.

Sgomento e preoccupazione da tutti i fronti per l’antidemocratico comportamento dei contestatori, sicuramente facinorosi amici di Spatuzza.

Come si permettono di pensare, basandosi solo su inconsistenti illazioni, che Schifani sia stato un mediatore tra Graviano, Dell’Utri e Berlusconi? Finchè non ci saranno prove certe o una sentenza, quest’uomo, seconda carica dello stato, è incontaminato e degno. Un vero simbolo dello Stato.

Il segretario del Partito democratico, Pier Luigi Bersani, ha telefonato al presidente del Senato, per esprimere solidarietà e profondo rammarico per quel che è avvenuto oggi a Torino, stigmatizzando la gazzarra indecente che ha disturbato il dibattito tra Schifani e Piero Fassino”. E’ quanto si legge in una nota dell’ufficio stampa del Pd. “Il dibattito politico, anche il più aspro – afferma Bersani – deve segnare un confine netto con la prepotenza e la prevaricazione. Le nostre feste vivono come luoghi aperti di incontro e di discussione politica. Così le abbiamo volute, così sono e saranno. Qualcuno si levi dalla testa di poterci intimorire o farci derogare da questa scelta”.

Ma facciamola finita con questa politica da rotocalco da quattro soldi e con questa democrazia da droghieri… Non intendo difendere chi tacita con le urla l’avversario ma questa è solo la conseguenza di una ignobile farsa.

Il PDsenzaelle dovrebbe pensare bene alla scelta degli invitati. E non è la prima volta che accade. Ad un dibattito si invita un interlocutore non un personaggio sul quale pesano ombre gravissime e che non può quindi intendersi come controparte politica. Sciagurati sono i vertici del PDsenzaelle, unici responsabili del palesarsi di una protesta forse sbagliata nel metodo ma totalmente legittima nel contenuto.

Pupazzi come Fassino farebbero meglio a tacere anziché prendere le difese di ciò che è indifendibile.

Se questa pseudo sinistra di burattini non riesce a fare una scelta di campo, non accusi coloro che dissentono ma la smetta piuttosto di stare con un piede in due staffe e decida cosa deve fare

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Oggi, su Micromega, Paolo Flores d’Arcais pubblica un suo pensiero sulla sinistra e la “Questione Morale” ed è forse opportuno rileggere l’intervista apparsa nel 1981 su Repubblica che Enrico Berlinguer rilasciò ad Eugenio Scalfari e che, nonostante i ventinove anni passati, sembra essere fresca di giornata.

Intervista a Enrico Berlinguer
«I partiti sono diventati macchine di potere»

La passione è finita?
Per noi comunisti la passione non è finita. Ma per gli altri? Non voglio dar giudizi e mettere il piede in casa altrui, ma i fatti ci sono e sono sotto gli occhi di tutti. I partiti di oggi sono soprattutto macchine di potere e di clientela: scarsa o mistificata conoscenza della vita e dei problemi della società e della gente, idee, ideali, programmi pochi o vaghi, sentimenti e passione civile, zero. Gestiscono interessi, i più disparati, i più contraddittori, talvolta anche loschi, comunque senza alcun rapporto con le esigenze e i bisogni umani emergenti, oppure distorcendoli, senza perseguire il bene comune. La loro stessa struttura organizzativa si è ormai conformata su questo modello, e non sono più organizzatori del popolo, formazioni che ne promuovono la maturazione civile e l’iniziativa: sono piuttosto federazioni di correnti, di camarille, ciascuna con un “boss” e dei “sotto-boss”. La carta geopolitica dei partiti è fatta di nomi e di luoghi. Per la DC: Bisaglia in Veneto, Gava in Campania, Lattanzio in Puglia, Andreotti nel Lazio, De Mita ad Avellino, Gaspari in Abruzzo, Forlani nelle Marche e così via. Ma per i socialisti, più o meno, è lo stesso e per i socialdemocratici peggio ancora…

Lei mi ha detto poco fa che la degenerazione dei partiti è il punto essenziale della crisi italiana.
È quello che io penso.

Per quale motivo?
I partiti hanno occupato lo Stato e tutte le sue istituzioni, a partire dal governo. Hanno occupato gli enti locali, gli enti di previdenza, le banche, le aziende pubbliche, gli istituti culturali, gli ospedali, le università, la Rai TV, alcuni grandi giornali. Per esempio, oggi c’è il pericolo che il maggior quotidiano italiano, il Corriere della Sera, cada in mano di questo o quel partito o di una sua corrente, ma noi impediremo che un grande organo di stampa come il Corriere faccia una così brutta fine. Insomma, tutto è già lottizzato e spartito o si vorrebbe lottizzare e spartire. E il risultato è drammatico. Tutte le “operazioni” che le diverse istituzioni e i loro attuali dirigenti sono chiamati a compiere vengono viste prevalentemente in funzione dell’interesse del partito o della corrente o del clan cui si deve la carica. Un credito bancario viene concesso se è utile a questo fine, se procura vantaggi e rapporti di clientela; un’autorizzazione amministrativa viene data, un appalto viene aggiudicato, una cattedra viene assegnata, un’attrezzatura di laboratorio viene finanziata, se i beneficiari fanno atto di fedeltà al partito che procura quei vantaggi, anche quando si tratta soltanto di riconoscimenti dovuti.

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dal Blog di Alessandro Ghebreigziabiher

Nonostante il mio punto di vista sia vicino alle motivazioni che hanno spinto Santoro ad organizzare la diretta/manifestazione di ieri sera, per quanto riguarda i contenuti – da sempre l’elemento più importante – gli unici interventi che ho apprezzato veramente sono quello di Daniele Luttazzi e soprattutto quello di Mario Monicelli.Il primo, con la metafora dell’Italia sodomizzata e contenta, per chi non l’avesse ancora chiaro, è l’ennesima dimostrazione di cosa voglia dire fare satira.Il secondo ha rilasciato un messaggio da salvare nel più prezioso hard disk della nostra memoria.Tra le cose che ha detto ne ricordo due: “La speranza è una trappola inventata dai padroni…”La quale è ovviamente una acuta provocazione, in quanto subito dopo il maestro aggiunge: “Spero che il nostro film finisca con quello che in Italia non c’è mai stato… una bella rivoluzione…” [...]

via Alessandro Ghebreigziabiher.

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Gli eventi di questi ultimi mesi sono a dir poco inquietanti.

Inquietanti perché mi spingono, mio malgrado, ad una rilettura in negativo della già abbastanza becera politica italiana. Ben lungi da me qualunque interpretazione qualunquista, sono sempre stato schierato e continuo ad esserlo, cosciente che esistono nel nostro paese, come dovunque, componenti sociali e politiche tese a preservare le libertà di espressione, la cultura, il lavoro, i diritti sociali e sindacali, i bisogni dei più deboli e componenti che puntano invece allo scardinamento di tutto questo ed al solo profitto.

Elencare questi diritti che ho sempre ritenuto essenziali e fondamentali mi sembra oggi quasi anacronistico… Viviamo una situazione socioculturale che ci sta pian piano abituando alla negazione/privazione di tutti questi valori e, cosa ancor più grave, nella più completa e acritica assuefazione. Gli episodi ignobili che ci propone l’informazione quotidianamente avrebbero un tempo scatenato vere e proprie insurrezioni popolari.

Oggi invece un popolo sopito, se non connivente, affronta le notizie alla stessa stregua dei commenti calcistici del lunedì, lasciando scivolare sui binari della sua indifferenza l’evento del giorno prima, per abbracciare nella più completa abulia l’evento del giorno dopo.

Non meno abominevole il comportamento di un’orda di vomitevoli politicanti ipocriti , legati ad uno schieramento puramente geometrico e di opportunità che non lascia trapelare alcuna netta distinzione tra connivenza e opposizione ad un regime orwelliano.

Quanto poi sta accadendo in questi ultimi giorni rappresenta proprio l’apice di questa Babele e la sintesi dell’infermità mentale popolare. Il condensarsi in pochi giorni di notizie che dovrebbero far rabbrividire chiunque e che dovrebbero produrre preoccupazioni golpiste, sembra essere un copione di una rappresentazione teatrale già vista…

Mi riporta a scene di venti anni fà, quando il sistema, bisognoso di ritrovare verginità, fu costretto, con comune accordo di tutti, a sacrificare qualche agnello, oggi santificato, per garantirsi un futuro di bagordi. Ed anche in quel periodo la magistratura era vista come il fumo negli occhi, dal momento che ricopriva il ruolo che la politica non era in grado, o non voleva/poteva ricoprire.

Le affinità con quel che sta succedendo oggi sono molte. Anche oggi abbiamo raggiunto un punto di non ritorno. Seppure con una platea di menti sopite, la fogna sta tracimando e forse la “rigenerazione” è già in atto.

Una situazione in cui nessuno è moralmente scagionabile ma dove tutti inorridiscono “sorpresi”. Dove tutti sono coinvolti, politica, istituzioni, clero immersi fino alla vita nel loro stesso fango.

Tutti sono quasi pronti a dire che così non si può più andare avanti, tranne qualche ospite fisso del baccanale, ancora non pronto a ricreare la scenografia dei suoi privilegi. Ma la maggior parte di attori e comparse si sta preparando a rivestire il ruolo più consono. Lo fa la destra “storica” allontanandosi dall’abominia dei suoi finora compari consociati, lo fa la pseudo sinistra di “opposizione”, ricercando almeno in questa situazione una ragione di esistere, lo fanno sgherri e bravi, saltellando qua e là tra le geometrie più comode… Anche in questo caso, come allora, ci sarà qualche vittima sacrificale, un prezzo da pagare… Per molti ci sarà invece impunità, magari qualche comodo soggiorno alternativo. Qualcuno, ripulito, occuperà nuovamente qualche scragno… Panta rei…

Ma attenzione, questo non è un tramonto ma una orribile alba. Sta vincendo come sempre il Sistema, sta trovando la sua soluzione/assoluzione dinanzi alle cataratte impenetrabili di idioti spettatori.

Questa non è una elucubrazione folle e disfattista ma la certezza assoluta che questo putrido paese senza speranza è dentro un gorgo…

Ben vengano allora le proteste spontanee, i Popoli Viola, le proteste dei migranti, l’informazione in rete, tanto criticati perché privi di guida ed organizzazione. E speriamo che restino tali e privi di guide “istituzionalizzate”, perché questa è l’unica garanzia se non di certezza, di possibilità di futuro. Solo al di fuori degli schemi ormai noti questa Italietta potrà cambiare

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Oggi 28 febbraio, circa seimila persone si sono presentate davanti ai cancelli che sbarrano Piazza Palazzo a L’Aquila e, nonostante questi fossero presidiati da militari e forze dell’ordine, sono entrati in piazza con carriole, pale e secchi ed hanno iniziato a “ripulire” dalle macerie la città.

Un evento simbolico ma importantissimo che si ripeterà anche nelle prossime domeniche. E sarebbe ammirevole che tutti dessero il loro contributo a queste iniziative.

Dopo la sequela di scandalose informazioni ricevute dalla stampa in questi giorni sulle sozzure di cui si sono resi responsabili governo & compari, credo che gli aquilani meritino tutto il nostro sostegno.

Intanto, chi volesse notizie reali su come vanno le cose nell’Abruzzo post-terremoto, può cliccare su questo link.

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di Paolo Flores d’Arcais, da “Il Fatto Quotidiano”, 14 febbraio 2010

Non è l’ennesima cloaca affaristico-politica di regime. Quella scoperchiata dai magistrati di Firenze è la cloaca più vomitevole dell’intera storia repubblicana. Ci racconta l’osceno fescennino di avvoltoi che inneggiano al terremoto pregustando i vagoni di euro che lucreranno con gli appalti di una “Protezione civile” corriva e incontrollata, mentre sotto le macerie centinaia di nostri con-cittadini (Nostri, perché questo governo non ha patria né legge) soffrono l’agonia dei sepolti vivi, e altre migliaia piangono i loro morti, e in milioni seguiamo commossi la vita stremata del bimbo e del vecchio che viene sottratta in extremis alla tomba di calcestruzzo (di sabbia!), salvata dall’eroismo di volontari e di pompieri che non possono immaginare come in quello stesso istante, in una danza macabra che calpesta ogni residuo di decenza e di umanità, qualcuno dei “lorsignori” di regime stia sghignazzando a baldracche e champagne sul dolore concluso dei morti e sulla commozione e l’eroismo dei vivi. Che schifo.

Di fronte al quale un omuncolo ha esternato la sua statura di statista con questo borborigmo: si vergognino i magistrati. Si vergognino ad applicare la legge eguale per tutti, a difendere i cittadini colpiti da lutti inenarrabili, a perseguire una rapacità criminale senza più freno? A questo siamo, al vilipendio e alla minaccia contro “funzionari pubblici, pagati con i nostri soldi” (ipse dixit) che non fanno combutta con gli sciacalli degli appalti e con gli “eroi” mediatici costruiti sulla sofferenza e l’eroismo altrui. Di fronte ad un’impudenza che tracima ogni senso di umanità, perché irride il ricordo dei morti e il lutto dei vivi, un giornalismo degno del nome avrebbe scolpito il farfugliare eversivo del premier in aperture indignate a nove colonne e in solenni editoriali “a martello” di invito alla resistenza morale e civile. Perché di impunità in impunità, di incostituzionalità in incostituzionalità, siamo arrivati al governo impunito dei ladri e dei mafiosi, degli avvoltoi e delle baldracche. Quale altro incivile oltraggio dovrà subire il paese perché si levi l’unanime (e comunque tardivo) ORA BASTA? [...]

via Ladri, mafiosi e avvoltoi. L’osceno spettacolo di un regime senza opposizione – micromega-online – micromega.

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Una nuova vergogna. Oltre 300 milioni di euro spesi per un sito inutile e che potevano essere utilizzati per il recupero de l’Aquila. Evidentemente il giro di interessi legato agli appalti per la costruzione era già stato soddisfatto. Tornano alla mente le dichiarazioni dello stesso Altero Matteoli, ministro delle infrastrutture, che ai tempi dell’ipotesi del trasferimento del G8 dalla Maddalena a l’Aquila dichiarava: “Non mi sembra assolutamente plausibile l’idea di spostare a L’Aquila il G8 fissato per quest’estate in Sardegna. Con quello che è stato speso, anche per volontà del precedente governo, mi pare difficile che oggi possa essere spostato. Francamente credo che sia difficile, a meno che qualcuno ci dimostri il contrario”.

Ed invece è successo  e i miseri resti sono lì in un sito insistente su di un appezzamento di terreno dato totalmente in concessione guarda caso a Emma Marcegaglia.

E’ bene ricordare che ieri, Steno Marcegaglia, padre della più nota Emma, è stato coinvolto in un’inchiesta sullo smaltimento di rifiuti tossici. Quella stessa Emma Marcegaglia che qualche giorno fa, producendosi in un’ovazione sulla battaglia che questo governo sta, secondo lei, conducendo nei confronti della mafia, proponeva l’espulsione da Confindustria di quegli imprenditori che non denunciano il “pizzo”, sbandierando un aperto contrasto dell’Associazione verso il lavoro nero, il sommerso e l’evasione fiscale.

Ma non è tutto, perché in questa inchiesta, tramite l’architetto che ha progettato sia il faraonico hotel del mancato G8 che l’urbanizzazione dell’area di Castello a Firenze, si affaccia anche il nome di Salvatore Ligresti.

Ed è scandaloso che sia coinvolto in questa faccenda non solo il prode Bertolaso, autorevole critico degli interventi post-terremoto ad Haiti e futuro Ministro di questa intonsa compagine governativa ma lo stesso Presidente del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici Angelo Balducci. Per ora tre arresti e venti indagati…

Proprio adesso che veniva velocemente implementato il numero dei ministri di questo Governo. tra i quali avrebbe dovuto prendere posto il prode Bertolaso con ampliamento di poteri ed incarichi.

A portare a galla la questione le intercettazioni telefoniche dei Ros, tanto moleste al nostro Premier che intanto rifiuta le dovute dimissioni di Bertolaso.

E’ naturale che il nostro Premier avversi le intercettazioni telefoniche visto che le stesse portano poi a risultati poco graditi. Cosa ci si può aspettare da un governo ridondante corrotti e mafiosi?

Ciò che trovo allucinante è che questo popolino italiota non resti turbato da episodi come questo, ormai divenuti quotidiani, e che si sia adattato completamente a questo andazzo giustificando qualunque immondo illecito.

Mentre spero che i sardi rimpiangano Soru, penso che ciò che sta succedendo sia proprio un chiaro segno di ritrovata barbarie.

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Sull’Unità del 20 gennaio di dieci anni fa’, annunciando la morte di Craxi, Michele Serra scriveva: “Il paradossale destino del socialista Bettino Craxi sarà diventare un martire della destra. Che lo saluterà come un martire delle odiate toghe rosse”.

Tutte le chiacchiere polemiche di questi giorni, trovano risposta in quelle parole. Tanto che oggi il “sommo” Schifani pronuncia nei confronti dell’”eroe” un’ovazione in grande stile.

Non sono mai stato un estimatore del “compianto” ma credo che le polemiche di questi giorni, a favore o contrarie, siano davvero sterili.

Storicamente il pentapartito, come si usava definirlo, ha rappresentato un passaggio della nostra politica comunque significativo. Dopo mezzo secolo di egemonia democristiana, un partito di matrice socialista, esprimeva un suo peso in una coalizione e di questo bisogna darne atto. Peso che si è espresso in quei tempi ad esempio in politica estera, con scelte nazionali ed autonome che hanno contraddistinto il periodo senza analogie con il passato ne con il futuro. Per il resto non mi sembra che Craxi sia stato qualcosa di diverso dal passato se non l’esatta espressione della continuità. Credo sia stato giusto perseguire Craxi per le sue nefandezze e credo che non ci sia nulla da commemorare o rimuovere.

Dovremmo solo ricordare che Craxi, a differenza degli altri compari del periodo, è stato imputato, processato e condannato per illeciti legati al finanziamento del suo partito e suo personale. Cosa davvero molto insolita di questi tempi…

E dovremmo anche ammettere che Craxi è stato anche il capro espiatorio di un sistema che aveva (e che continua ad avere) la sua massima espressione anche in molti altri personaggi che l’hanno fatta franca. Molti di questi loschi figuri, recuperata impunemente la loro apparente verginità, sono ancora tranquillamente seduti sugli scragni del nostro Parlamento. Ed operano con la stessa logica mafiosa propria della “famigerata” Prima Repubblica.

Ma con le continue chiacchiere sull’argomento, si corre il rischio di attribuire alla vicenda Craxi un valore sublimante che non ha e che ci impedisce di vedere il carcame di cui siamo tuttora circondati…

Il problema che si pone non è tanto quello di celebrare la vicenda e beatificare il personaggio (entrambi non hanno connotati che ne permettano celebrazioni) ma il rischio che, in questo paese di mafiosi e corrotti, dove il pensiero dominante induce a fregare il prossimo e a scavalcare le leggi, qualunque ipotesi di perdono altro non rappresenta che l’avallo di un costume già troppo consolidato in questo “nuovo corso repubblicano”, ed ha l’unico effetto di sopire ed offuscare ulteriormente la coscienza già rattrappita di un popolo privato della sua dignità dalla propria imbecillità e dalla tracotanza di un manipolo di ignobili governanti.

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