feb 282010
 

Oggi 28 febbraio, circa seimila persone si sono presentate davanti ai cancelli che sbarrano Piazza Palazzo a L’Aquila e, nonostante questi fossero presidiati da militari e forze dell’ordine, sono entrati in piazza con carriole, pale e secchi ed hanno iniziato a “ripulire” dalle macerie la città.

Un evento simbolico ma importantissimo che si ripeterà anche nelle prossime domeniche. E sarebbe ammirevole che tutti dessero il loro contributo a queste iniziative.

Dopo la sequela di scandalose informazioni ricevute dalla stampa in questi giorni sulle sozzure di cui si sono resi responsabili governo & compari, credo che gli aquilani meritino tutto il nostro sostegno.

Intanto, chi volesse notizie reali su come vanno le cose nell’Abruzzo post-terremoto, può cliccare su questo link.

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feb 152010
 

di Paolo Flores d’Arcais, da “Il Fatto Quotidiano”, 14 febbraio 2010

Non è l’ennesima cloaca affaristico-politica di regime. Quella scoperchiata dai magistrati di Firenze è la cloaca più vomitevole dell’intera storia repubblicana. Ci racconta l’osceno fescennino di avvoltoi che inneggiano al terremoto pregustando i vagoni di euro che lucreranno con gli appalti di una “Protezione civile” corriva e incontrollata, mentre sotto le macerie centinaia di nostri con-cittadini (Nostri, perché questo governo non ha patria né legge) soffrono l’agonia dei sepolti vivi, e altre migliaia piangono i loro morti, e in milioni seguiamo commossi la vita stremata del bimbo e del vecchio che viene sottratta in extremis alla tomba di calcestruzzo (di sabbia!), salvata dall’eroismo di volontari e di pompieri che non possono immaginare come in quello stesso istante, in una danza macabra che calpesta ogni residuo di decenza e di umanità, qualcuno dei “lorsignori” di regime stia sghignazzando a baldracche e champagne sul dolore concluso dei morti e sulla commozione e l’eroismo dei vivi. Che schifo.

Di fronte al quale un omuncolo ha esternato la sua statura di statista con questo borborigmo: si vergognino i magistrati. Si vergognino ad applicare la legge eguale per tutti, a difendere i cittadini colpiti da lutti inenarrabili, a perseguire una rapacità criminale senza più freno? A questo siamo, al vilipendio e alla minaccia contro “funzionari pubblici, pagati con i nostri soldi” (ipse dixit) che non fanno combutta con gli sciacalli degli appalti e con gli “eroi” mediatici costruiti sulla sofferenza e l’eroismo altrui. Di fronte ad un’impudenza che tracima ogni senso di umanità, perché irride il ricordo dei morti e il lutto dei vivi, un giornalismo degno del nome avrebbe scolpito il farfugliare eversivo del premier in aperture indignate a nove colonne e in solenni editoriali “a martello” di invito alla resistenza morale e civile. Perché di impunità in impunità, di incostituzionalità in incostituzionalità, siamo arrivati al governo impunito dei ladri e dei mafiosi, degli avvoltoi e delle baldracche. Quale altro incivile oltraggio dovrà subire il paese perché si levi l’unanime (e comunque tardivo) ORA BASTA? [...]

via Ladri, mafiosi e avvoltoi. L’osceno spettacolo di un regime senza opposizione – micromega-online – micromega.

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feb 102010
 

Una nuova vergogna. Oltre 300 milioni di euro spesi per un sito inutile e che potevano essere utilizzati per il recupero de l’Aquila. Evidentemente il giro di interessi legato agli appalti per la costruzione era già stato soddisfatto. Tornano alla mente le dichiarazioni dello stesso Altero Matteoli, ministro delle infrastrutture, che ai tempi dell’ipotesi del trasferimento del G8 dalla Maddalena a l’Aquila dichiarava: “Non mi sembra assolutamente plausibile l’idea di spostare a L’Aquila il G8 fissato per quest’estate in Sardegna. Con quello che è stato speso, anche per volontà del precedente governo, mi pare difficile che oggi possa essere spostato. Francamente credo che sia difficile, a meno che qualcuno ci dimostri il contrario”.

Ed invece è successo  e i miseri resti sono lì in un sito insistente su di un appezzamento di terreno dato totalmente in concessione guarda caso a Emma Marcegaglia.

E’ bene ricordare che ieri, Steno Marcegaglia, padre della più nota Emma, è stato coinvolto in un’inchiesta sullo smaltimento di rifiuti tossici. Quella stessa Emma Marcegaglia che qualche giorno fa, producendosi in un’ovazione sulla battaglia che questo governo sta, secondo lei, conducendo nei confronti della mafia, proponeva l’espulsione da Confindustria di quegli imprenditori che non denunciano il “pizzo”, sbandierando un aperto contrasto dell’Associazione verso il lavoro nero, il sommerso e l’evasione fiscale.

Ma non è tutto, perché in questa inchiesta, tramite l’architetto che ha progettato sia il faraonico hotel del mancato G8 che l’urbanizzazione dell’area di Castello a Firenze, si affaccia anche il nome di Salvatore Ligresti.

Ed è scandaloso che sia coinvolto in questa faccenda non solo il prode Bertolaso, autorevole critico degli interventi post-terremoto ad Haiti e futuro Ministro di questa intonsa compagine governativa ma lo stesso Presidente del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici Angelo Balducci. Per ora tre arresti e venti indagati…

Proprio adesso che veniva velocemente implementato il numero dei ministri di questo Governo. tra i quali avrebbe dovuto prendere posto il prode Bertolaso con ampliamento di poteri ed incarichi.

A portare a galla la questione le intercettazioni telefoniche dei Ros, tanto moleste al nostro Premier che intanto rifiuta le dovute dimissioni di Bertolaso.

E’ naturale che il nostro Premier avversi le intercettazioni telefoniche visto che le stesse portano poi a risultati poco graditi. Cosa ci si può aspettare da un governo ridondante corrotti e mafiosi?

Ciò che trovo allucinante è che questo popolino italiota non resti turbato da episodi come questo, ormai divenuti quotidiani, e che si sia adattato completamente a questo andazzo giustificando qualunque immondo illecito.

Mentre spero che i sardi rimpiangano Soru, penso che ciò che sta succedendo sia proprio un chiaro segno di ritrovata barbarie.

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gen 192010
 

Sull’Unità del 20 gennaio di dieci anni fa’, annunciando la morte di Craxi, Michele Serra scriveva: “Il paradossale destino del socialista Bettino Craxi sarà diventare un martire della destra. Che lo saluterà come un martire delle odiate toghe rosse”.

Tutte le chiacchiere polemiche di questi giorni, trovano risposta in quelle parole. Tanto che oggi il “sommo” Schifani pronuncia nei confronti dell’”eroe” un’ovazione in grande stile.

Non sono mai stato un estimatore del “compianto” ma credo che le polemiche di questi giorni, a favore o contrarie, siano davvero sterili.

Storicamente il pentapartito, come si usava definirlo, ha rappresentato un passaggio della nostra politica comunque significativo. Dopo mezzo secolo di egemonia democristiana, un partito di matrice socialista, esprimeva un suo peso in una coalizione e di questo bisogna darne atto. Peso che si è espresso in quei tempi ad esempio in politica estera, con scelte nazionali ed autonome che hanno contraddistinto il periodo senza analogie con il passato ne con il futuro. Per il resto non mi sembra che Craxi sia stato qualcosa di diverso dal passato se non l’esatta espressione della continuità. Credo sia stato giusto perseguire Craxi per le sue nefandezze e credo che non ci sia nulla da commemorare o rimuovere.

Dovremmo solo ricordare che Craxi, a differenza degli altri compari del periodo, è stato imputato, processato e condannato per illeciti legati al finanziamento del suo partito e suo personale. Cosa davvero molto insolita di questi tempi…

E dovremmo anche ammettere che Craxi è stato anche il capro espiatorio di un sistema che aveva (e che continua ad avere) la sua massima espressione anche in molti altri personaggi che l’hanno fatta franca. Molti di questi loschi figuri, recuperata impunemente la loro apparente verginità, sono ancora tranquillamente seduti sugli scragni del nostro Parlamento. Ed operano con la stessa logica mafiosa propria della “famigerata” Prima Repubblica.

Ma con le continue chiacchiere sull’argomento, si corre il rischio di attribuire alla vicenda Craxi un valore sublimante che non ha e che ci impedisce di vedere il carcame di cui siamo tuttora circondati…

Il problema che si pone non è tanto quello di celebrare la vicenda e beatificare il personaggio (entrambi non hanno connotati che ne permettano celebrazioni) ma il rischio che, in questo paese di mafiosi e corrotti, dove il pensiero dominante induce a fregare il prossimo e a scavalcare le leggi, qualunque ipotesi di perdono altro non rappresenta che l’avallo di un costume già troppo consolidato in questo “nuovo corso repubblicano”, ed ha l’unico effetto di sopire ed offuscare ulteriormente la coscienza già rattrappita di un popolo privato della sua dignità dalla propria imbecillità e dalla tracotanza di un manipolo di ignobili governanti.

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gen 032010
 

Il 9 maggio prossimo ricorre il trentaduesimo anniversario dell’omicidio di Peppino Impastato e nonostante ci sia chi ancora si prodiga nel nasconderne il ricordo, magari come il Sindaco Leghista di Ponteranica togliendo la targa commemorativa da una Biblioteca, è bene ricordare che il 5 gennaio ricorre il suo compleanno.

Peppino Impastato è nato a Cinisi in provincia di Palermo, il 5 gennaio 1948. La sua è una famiglia di mafiosi e suo padre era già stato inviato al confino nel periodo fascista. Anche altri parenti erano mafiosi e il cognato del padre era Cesare Manzella, capomafia ucciso nel 1963 in un agguato.

Peppino viene cacciato di casa dal padre in giovane età ed inizia il suo percorso contro la mafia. Nel 1965 fonda il giornale “L’idea socialista” e aderisce al Partito Socialista di Unità Proletaria. Dal 1968 milita come dirigente nei gruppi di Nuova Sinistra. Partecipa alle lotte dei contadini, cui erano stati espropriati i campi per l’ampliamento dell’aeroporto di Palermo, in territorio di Cinisi, e alle lotte degli edili e dei disoccupati.

Costituisce il gruppo “Musica e Cultura”, una associazione culturale impegnata contro la mafia e, nel 1977 fonda Radio Aut, una radio libera che verrà da lui utilizzata per denunciare i delitti e gli affari dei mafiosi della zona, tra cui Gaetano Badalamenti, che attraverso il controllo dell’aeroporto, conducevano traffici internazionali di droga.

Nel 1978 si candida nella lista di Democrazia Proletaria alle elezioni comunali ma la notte dell’8 maggio, nel corso della campagna elettorale, viene assassinato  con una carica di tritolo posta sotto il corpo adagiato sui binari della ferrovia.

Pochi giorni dopo, gli elettori di Cinisi votano il suo nome, riuscendo ad eleggerlo, simbolicamente, al Consiglio comunale.

Stampa ed Istituzioni rappresentano l’omicidio come atto terroristico di cui sarebbe rimasto vittima Peppino e, successivamente, di suicidio adducendo quale “prova” una lettera scritta in realtà molti mesi prima.

L’uccisione passa quasi inosservata in quanto quel mattino veniva ritrovato il corpo di Aldo Moro.

Grazie alla rottura con la parentela mafiosa da parte del fratello Giovanni e della madre Felicia Bartolotta, e all’attività dei compagni di militanza e del Centro siciliano di documentazione di Palermo, viene individuata la matrice mafiosa del delitto e sulla base di documentazione e denunce presentate viene riaperta l’inchiesta giudiziaria.

Nel maggio del 1984 il Tribunale di Palermo, sulla base delle indicazioni di Rocco Chinnici, assassinato nel luglio del 1983, emette sentenza a firma di Antonino Caponnetto, in cui si riconosce la matrice mafiosa del delitto, seppure a carico di ignoti.

A seguito di diverse istanze, tese a fare chiarezza sulla vicenda e sul comportamento dei Carabinieri in quella situazione e alle rivelazioni del pentito Salvatore Palazzolo, che indica in Badalamenti il mandante dell’omicidio, nel 1996 l’inchiesta viene riaperta e nel novembre del 1997 viene emesso un ordine di cattura per Badalamenti, incriminato come mandante del delitto.

Nell’udienza del 26 gennaio 2000 vengono respinte le richieste di costituzione di parte civile del Centro Impastato, di Rifondazione Comunista e dell’Ordine dei giornalisti.

Nel 1998 presso la Commissione parlamentare antimafia si è costituito un Comitato sul caso Impastato e il 6 dicembre 2000 è stata approvata una relazione sulle responsabilità di rappresentanti delle istituzioni nel depistaggio delle indagini. Nel marzo 2001 la Corte d’assise ha riconosciuto Vito Palazzolo colpevole e lo ha condannato a trent’anni di reclusione. L’11 aprile 2002 Gaetano Badalamenti è stato condannato all’ergastolo.

Chi volesse vedere il filmato “Una giornata particolare. Cinisi 2003: in memoria di Peppino Impastato” può scaricarlo a questo indirizzo

Questo è il sito in memoria di Peppino e questo è invece il sito del Centro Siciliano di Documentazione “Giuseppe Impastato” – Onlus

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nov 242009
 

50 milioni di euro entro dicembre per mettere in sicurezza gli edifici pericolanti invece di demolire. Un ottimo affare per le imprese a cui il Comune affida i lavori su chiamata nominale da un elenco. Il dopo-sisma scatena la corsa agli appalti. E arrivano anche i primi due arresti: un imprenditore e l’ex assessore regionale al Lavoro di Forza Italia, “interessati” ad una commessa da 15 milioni. [...]

via IL MANIFESTO.

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