CONTRO UNA SENTENZA INIQUA E UNA CENSURA INACCETTABILE

Vogliamo che la voce del giornalista e documentarista Fulvio Grimaldi non venga spenta, come avverrebbe se “Liberazione”, giornale comunista, insistesse nell’esecuzione della sentenza d’appello che ha condannato Grimaldi a restituire a “Liberazione” i 100mila euro avuti in primo grado come risarcimento del danno subito dall’editto bulgaro di Bertinotti che ne ha determinato il licenziamento su due piedi in occasione della pubblicazione di un suo articolo su Cuba nel 2003, non gradito all’allora segretario del PRC.

via Petizioni Italiane – APPELLO PER FULVIO GRIMALDI.

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Sono abbonato al Fatto Quotidiano e ne apprezzo lavoro e giornalisti.
Oggi mi è capitato di leggere sul blog del giornale un post di Beatrice Borromeo, la graziosa ex modella nipote di Marta Marzotto e laureanda Bocconi, dedicato all’”eroina” Yoani Sanchez.

Che a Cuba non ci sia un governo propriamente democratico è cosa nota. Storicamente evidente è pure che Cuba non avrebbe avuto alcuna possibilità di sopravvivenza con un ordinamento diverso da quello che ha avuto. Il contrapporsi all’egemonia statunitense di questa isola, è stata un’operazione a dir poco fantascientifica.

Prima dell’avvento di Castro, Cuba era un feudo statunitense e la sua unica risorsa era un’agricoltura finalizzata alla sola coltivazione della canna da zucchero. Con la rivoluzione Castrista sono state nazionalizzate tutte le risorse economiche del paese, dall’agricoltura alle industrie, dalle banche ai servizi e, con l’aiuto dell’Urss, Cuba ha potuto convertire le sue risorse in petrolio ed aiuti finanziari. Tutto questo nonostante il totale embargo da parte degli Stati Uniti e dei suoi satelliti.
La caduta dei blocchi ha ovviamente inferto alla piccola isola un colpo ferale ma ha spinto il suo governo a conseguenti aperture: verso i mercati e gli investimenti stranieri, verso il dollaro americano che è stato legalizzato, verso il turismo. Aperture ulteriori sono poi intervenute con il trapasso dei poteri da Fidel al fratello Raoul.

Consideriamo poi che nel corso del tempo, Cuba è stata oggetto non solo di embargo ma di centinaia di attentati condotti dalla CIA per destabilizzarne il governo. Proviamo magari a ricordare che la CIA, utilizzando 1500 profughi cubani, sferrò uno sfacciato attacco all’isola presso la Baia dei Porci. Magari cerchiamo anche di ricordare che questa operazione fu condotta proprio sotto la presidenza del “democratico” Kennedy. Si, lo stesso “democratico” Presidente che a detta di molti creò i presupposti della Guerra del Vietnam.

Questa premessa non vuole minimizzare l’importanza dei diritti civili che a Cuba, come ovunque, sono sacrosanti.

Sacrosanti anche qui in Italietta, dove la nostra “consolidata democrazia” ci vede calpestare Costituzione, Magistratura, diritto al lavoro, informazione etc. etc…
E’ giusto che si esprimano voci di dissenso e credo che il dissenso ed il confronto non possano che produrre frutti positivi.

Tenendo però presente che il mondo cubano non è il nostro mondo e che forse non lo conosciamo in modo abbastanza profondo, onde evitare di assoggettarsi alla logica mediatico/economica dei poteri che dominano questo infetto globo, cerchiamo almeno di osservare in modo per quanto possibile obiettivo quello che accade.

Yoani Sanchez si è laureata a Cuba (dove da sempre il diritto allo studio è consentito a tutti insieme a tutta una serie di politiche sociali), ha vissuto qualche anno in Svizzera ed è tornata a Cuba per motivi familiari.
A parte l’aneddoto del suo breve arresto, non mi sembra che incontri grandi difficoltà nella pubblicazione del suo blog Generazione Y, tradotto in 18 lingue.
Ha raggiunto una notevole notorietà e rilascia continue interviste, cosa che il poco democratico governo cubano, se volesse, potrebbe evitare.
Raccoglie vari premi giornalistici come quello recentemente ottenuto da El Pais (prima che oltre il 50% di questa testata, dopo essere partecipata anche di Berlusconi, non passasse di proprietà Amerikana).
In un paese dove certo la banda larga è ben lungi dal divenire, lei ha il suo blog ospitato su un server tedesco che ha un’ampiezza di banda circa 60 volte superiore a quella di Cuba.

E’ quindi lecito chiedersi quanto l’”eroina” Sanchez sia votata alla “liberazione” del suo paese o se invece non rappresenti un canale mediatico molto utile ai poteri opposti a Cuba.

Equazioni come la Sanchez fanno molto comodo al potere.
Potremmo citare il Dalai lama in Cina, che pur rappresentante di un potere di stampo medievale tra i più totalitari, è diventato un vessillo di libertà, in misura direttamente proporzionale al radicamento economico della Cina nei mercati mondiali.

Potremmo citare il guerrafondaio e stragista governo israeliano nel mondo arabo, caposaldo statunitense per il controllo di palestina e dintorni. E via discorrendo…

Sarebbe quindi opportuno non fermarsi alla superficialità emotiva delle cose, evitando magari “errori” come quelli programmati per il 12 aprile da Quotidiano.net, il Resto del Carlino, La Nazione e Il Giorno che promuovono una giornata in favore dei prigionieri politici di Cuba, “stranamente” dimenticando quelli ancora costretti nelle carceri di Guantanamo dal governo degli Stati Uniti.

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dal Blog di Alessandro Ghebreigziabiher

E Martin Luther King scrive ad Obama…

Caro Barack,
ti scrivo per una sola ragione.
Non perché il tuo partito ha perso il Massachusetts, mettendo a serio rischio la riforma della Sanità.

Questo ne è solo il pretesto.

Il 18 gennaio del 2010, in occasione della giornata dedicata al sottoscritto, tu hai detto le seguenti parole: “Questa sera ricordiamo il coraggio di un uomo che ha avuto quel sogno. Ricordiamoci la perseveranza di tutti coloro che hanno lavorato per realizzare quel sogno. Impegniamoci a fare la nostra parte, nelle nostre singole vite e come nazione, per rendere quel sogno reale nel ventunesimo secolo”.

Il 9 ottobre del 2009 sei stato insignito del Premio Nobel per la pace, esattamente come me, che fui premiato quattro anni prima della mia morte.

Hai riflettuto abbastanza su cosa questo comporti?
Il mio sogno…

Presidente, l’hai veramente compreso il mio sogno?
Nel mio sogno non c’è posto per le armi, sia per la guerra preventiva che per le cosiddette missioni di pace… [...]

via Obama, Massachusetts ai Repubblicani.

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(Tratto da Mondocane di Fulvio Grimaldi)

Le contraddizioni della blogger cubana Yoani Sánchez
di Salim Lamrani *

La blogger cubana Yoani Sánchez rappresenta oggi la nuova dissidenza politica di fronte al regime di Fidel Castro. Il suo sito internet in 18 lingue impressiona ma se si misura la sua frequentazione in visite si rimane sconcertati. Yoani Sánchez ha ricevuto vari premi letterari o politici da paesi occidentali. Tuttavia, i testi che scrive sono pieni di contraddizioni e la sua biografia è confusa, rimarca Salim Lamrani. Soprattutto, il suo sito internet conta sull’assistenza di potenti mezzi tecnici e di deroghe amministrative negli Stati Uniti, questo lascia apparire un grande appoggio logistico made in Usa dietro il quale si presenta falsamente come un’iniziativa individuale e spontanea.

Il 7 novembre 2009, i mezzi occidentali hanno dedicato ampi spazi alla blogger cubana Yoani Sánchez (vedere il suo sito internet). La notizia proveniente da La Habana sull’alterco tra la dissidente e le autorità cubane ha fatto il giro del mondo e ha eclissato il resto dell’attualità. [1]
La Sánchez ha raccontato dettagliatamente la sua sventura nel suo blog e sulla stampa. Così, ha affermato che era stata arrestata in compagnia di tre amici da “tre robusti sconosciuti” in un “pomeriggio carico di botte, grida e insulti”. [2] Continua a leggere »

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Un interessante punto di vista sulle vicende della “pasionaria” blogger cubana, in un articolo di Gianni Minà apparso su “Il Manifesto”, commentato da Fulvio Grimaldi sul suo blog Mondocane titolando ”Ancora la blogger mercenaria, ancora gli utili idioti”…

di Gianni Minà

Il ruolo di Yoani Sanchez, la «bloguera» cubana che l’informazione occidentale ha scelto come testimonial dell’anticastrismo militante, in una guerra informatica che più che il nuovo Obama ricorda il vecchio Rumsfeld [...]

via IL MANIFESTO.

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