dic 122010
 

Cade oggi il 41 anniversario della strage di Piazza Fontana a Milano. Il 12 dicembre del 1969, una bomba posta all’interno della Banca Nazionale dell’Agricoltura, causò la morte di 16 persone ed il ferimento di altre 88.

Questa strage segnò l’inizio di quella che si suol definire la strategia della tensione, che continuò per molti anni fino al 1984, con altri analoghi episodi cruenti.

L’obiettivo di tale strategia era quello di destabilizzare, attraverso la paura, la situazione politica italiana e la democrazia.

Ed è ormai universalmente riconosciuto il ruolo fondamentale in questa operazione, oltre che di gruppi neofascisti, di servizi segreti italiani ed esteri. La crescente paura e l’esautorazione delle Istituzioni avrebbero condotto l’opinione pubblica alla passiva accettazione di uno stato di polizia. Contestualmente si tentava di attribuire la responsabilità di tali efferati crimini ad organizzazioni dell’estrema sinistra, nel tentativo storicamente più volte perpetrato, di allontanare il consenso dell’opinione pubblica dai comunisti.

E’ purtroppo di questi giorni la notizia che una recente sentenza ha scagionato tutti i neofascisti imputati per la strage di Piazza della Loggia a Brescia, altro episodio della stessa strategia.

Molti di questi vergognosi episodi sono inoltre stati coperti dal Segreto di Stato che prevede la non divulgazione degli elementi di indagine per un periodo di trenta anni. Se si vuole ulteriormente rabbrividire, si consideri che è attualmente in discussione una proposta di legge a firma Granata che propone la reiterazione di tale “garanzia di Stato” anche dopo la scadenza dei trenta anni.

Trascurando il disgusto che tali ipotesi di reiterazione possono produrre in ogni cittadino onesto e tornando alla strage di Piazza Fontana, bisogna ricordare che, nonostante siano oggi acclarate le responsabilità sull’evento di neofascisti e servizi segreti, le prime indagini condotte, cercarono di ribaltare tali responsabilità sulla sinistra.

Ed il primo degli “eletti” fu il ferroviere anarchico Giuseppe Pinelli che fu “suicidato” in questura a Milano, quattro giorni dopo la strage, il 16 dicembre 1969.

Il cortometraggio che segue, a regia di Elio Petri, fu realizzato nel 1970 con la partecipazione di Gian Maria Volonté, Giancarlo Dettori, Renzo Montagnani ed altri. La durata è di 25 minuti ed il formato originale è su  pellicola 16 mm.

Did you like this? Share it:
nov 252010
 

Dominique Grange è una cantante francese nata a Lione nel 1940.
È la compagna del disegnatore Jacques Tardi. Sono sue numerose canzoni di lotta che hanno accompagnato il Maggio francese, fra le quali il celebre inno “À bas l’État policier”.

Ha aderito per un lungo periodo alla Gauche prolétarienne ed è militante della Confédération nationale du travail.

La canzone del video, “Chacun de vous est concerné”, è l’originale canzone del Maggio francese a cui si è liberamente ispirato Fabrizio De André per la realizzazione della sua “Canzone del Maggio”, contenuta nell’album “Storia di un impiegato”.

I fatti di questi giorni, le proteste studentesche per i vergognosi tagli della Gelmini e di Tremonti me ne rinfrescano, con una certa speranza, il ricordo. Allora come ora il capitalismo, ancora non spietato come oggi, era l’obiettivo delle proteste ed il movimento studentesco una delle forze trainanti della rivolta… Chissà…

.

Même si le mois de mai / Ne vous a guère touché / Même s’il n’y a pas eu / De manif dans votre rue / Même si votre voiture / N’a pas été incendiée / Même si vous vous en foutez / Chacun de vous est concerné

Même si vous avez feint / De croire qu’il ne se passait rien / Quand dans le pays entier / Les usines s’arrêtaient / Même si vous n’avez rien fait / Pour aider ceux qui luttaient / Même si vous vous en foutez / Chacun de vous est concerné

Même si vous avez fermé / Votre porte à notre nez / Une nuit que nous avions / Les CRS aux talons / Si vous nous avez laissé / Matraqués sur le palier / Même si vous vous en foutez / Chacun de vous est concerné

Même si dans votre ville / Tout est bien resté tranquille / Sans pavés sans barricades / Sans blessés et sans grenades / Même si vous avez gobé / Ce que disait la télé / Même si vous vous en foutez / Chacun de vous est concerné

Même si vous croyez maintenant / Que tout est bien comme avant / Parce que vous avez voté / L’ordre et la sécurité / Même si vous ne voulez pas / Que bientôt on remette ça / Même si vous vous en foutez / Chacun de vous est concerné

(traduzione)

Anche se il mese di maggio / non vi ha molto toccati / anche se non avete avuto / manifestazioni nella vostra strada / anche se la vostra automobile / non è stata incendiata / anche se ve ne siete fottuti / ciascuno di voi è coinvolto

Anche se avete finto / di credere che non fosse successo niente / quando nell’intero paese / le fabbriche si sono fermate / anche se voi non avete fatto niente / per aiutare chi stava lottando / anche se ve ne siete fottuti / ciascuno di voi è coinvolto

Anche se ci avete chiuso / le vostre porte in faccia / la notte che avevamo / la polizia alle calcagna / se voi ci avete lasciato / massacrare sul vostro pianerottolo / anche se ve ne siete fottuti / ciascuno di voi è coinvolto

Anche se nelle vostre città / tutto è rimasto tranquillo / senza sampietrini senza barricate / senza feriti e senza granate / anche se vi siete bevuti / quel che ha detto la televisione / anche se ve ne siete fottuti / ciascuno di voi è coinvolto

Anche se adesso credete / che tutto vada bene come prima / perché avete votato / l’ordine e la sicurezza / anche se non volete / che tra poco ricominciamo / anche se ve ne siete fottuti / ciascuno di voi è coinvolto.

Did you like this? Share it:
nov 212010
 

.

Il Futuro è dei giovani e del lavoro. Diritti e più democrazia

27 novembre – Manifestazione Nazionale – Roma

Per sostenere le lotte dei lavoratori e dei pensionati, e per guardare al futuro dei giovani, la CGIL promuove una grande manifestazione nazionale per il 27 novembre a Roma. Una mobilitazione che segna un passaggio fondamentale nel grande impegno messo in campo dalla CGIL in questo autunno. Un impegno che ha visto la protesta di ampi settori della società: dal modo della conoscenza, a quello del pubblico impiego, per arrivare alla giornata di lotta dei metalmeccanici del 16 ottobre scorso.

Sabato 27 novembre, la CGIL chiama tutte e tutti a manifestare a Roma, per chiedere più ‘diritti e più democrazia’, per rimettere al centro il lavoro, la contrattazione, per rivendicare sviluppo, equità e giustizia sociale e per imporre scelte che facciano uscire il Paese dalla crisi. Una crisi che per milioni di lavoratori si fa sempre più insostenibile. Il Governo, accusa la CGIL, nei due anni trascorsi della crisi economica, non si è preoccupato né dell’emergenza occupazionale, né del rilancio del sistema produttivo, l’unica azione avanzata è stato il sistematico attacco ai diritti del lavoro.

Tanti i temi al centro della mobilitazione, innanzitutto il lavoro stabile e dignitoso, minacciato ancor più oggi dall’approvazione del ‘collegato lavoro’; la riforma degli ammortizzatori sociali, da tempo proposta dalla CGIL, che possa tenere insieme inclusività, equità nella contribuzione e sostenibilità economica; la contrattazione, che sta subendo un gravissimo attacco con le scelte della FIAT, di Federmeccanica e del Governo. Altri temi centrali: l’equità fiscale, il welfare, il Mezzogiorno, il diritto alla conoscenza.

Due i cortei previsti nella capitale, che partiranno alle ore 9 da Piazza della Repubblica e Piazzale dei Partigiani e che insieme confluiranno a Piazza San Giovanni. Una manifestazione dopo la quale, come ribadito dal Comitato Direttivo del 16 e 17 settembre, “misurate le risposte”, la CGIL “deciderà la prosecuzione della mobilitazione ed il sostegno alla Piattaforma, anche attraverso lo Sciopero Generale”.

via CGIL – CGIL, 27 novembre Manifestazione Nazionale a Roma.

Did you like this? Share it:
ott 172010
 

Una grande manifestazione, un fiume di gente chiassosa e coinvolta. Un’espressione di forza, di proposta, di volontà di cambiamento.

Ma pensavo a quelli di noi che non c’erano. A quelli che pensano che il loro contributo non sia necessario, che intanto nulla cambia, che restano ad osservare…
Si, noi pronti a sterilmente giudicare da sconfitti disillusi ciò che ci circonda. Siamo i primi responsabili delle nostre sorti e dell’allucinazione che stiamo vivendo.

E’ legittimo giudicare una sinistra immobile, un sindacato debole, un mondo risucchiato in un gorgo dantesco…

Ma noi cosa facciamo? Dove siamo? Ciò che ci circonda pienamente ci rappresenta.
Ci accontentiamo, squallidi, di coltivare qualche nostra piccola soddisfazione nel nostro ristretto microcosmo, dimenticando il mondo che ci siamo regalati e stiamo regalando ad altri. Di ciò che ci circonda noi siamo i primi protagonisti.

Con la spocchiosa tracotanza di chi ha tutto chiaro in testa sconfiniamo spesso nel più dozzinale qualunquismo.
Confondiamo in una presuntuosa saccenza la nostra incapacità di vivere come un tempo ci accadeva le nostre emozioni, i nostri ideali.
Ed è invece proprio lì la nostra sconfitta… pretesa coscienza.

Emozioni che ieri in piazza alla manifestazione della Fiom ho rivisto in alcuni compagni metalmeccanici che stanno vivendo sulle loro spalle il dramma che tutti vediamo intorno a noi. Che ho rivisto nello sconosciuto incontrato in metro e che mi ha stretto la mano ritrovandomi in corteo. Negli sguardi e nello stupore di coloro che non pensavi di incontrare. Nella delusione di non incontrare chi eri certo che ci fosse.

Questo paese è alla frutta e sicuramente non c’è chi ci dovrebbe rappresentare. E non c’era neanche ieri.
Ma è proprio lì il punto. Per ricostruire qualcosa bisogna farlo dal basso e c’è bisogno di tutti. Per dirla come una vecchia canzone, nessuno si senta escluso.

Did you like this? Share it:
ott 092010
 

Il peggior nemico della rinascita della sinistra è la sinistra stessa.

Una sinistra stagnante e presuntuosa, avvolta su se stessa che non tiene conto di ciò che la circonda. Tesa al conseguimento di un risultato elettorale senza crearne le condizioni. Che è spaventata dalla presenza di Nichi Vendola alle primarie ma che non esclude l’ipotesi Profumo…

Continuiamo a non renderci conto che da quindici anni siamo tutti parte di una rivoluzione culturale che il berlusconismo, attraverso un cesello mediatico, ha radicata nel territorio e nella nazione, sopendo le coscienze e legittimando i riferimenti ed i valori più ignobili degli italiani.

Nella strenua ricerca di una impossibile alternanza, la sinistra ha confuso nei compromessi elettorali la sua identità, perdendo anche il suo storico ruolo di referente culturale ed ideale. Il quadro che da tutto questo scaturisce è per me a dir poco agghiacciante: intolleranza verso ogni diversità, qualunquismo dilagante e, non meno imperante, l’imbarbarimento, che legittima l’affossamento di ogni valore istituzionale ed etico, finalizzato alla riuscita di qualunque basso sogno individuale.

A questo si aggiunga quella che viene definita crisi ma che altro non è che il frutto del capitalismo globalizzato. La totale apertura dei mercati ha prodotto effetti nefasti nel mondo del lavoro. Non ci si può stupire delle frequenti delocalizzazioni delle imprese. Quando Marchionne le ipotizza fa il suo lavoro e l’unica alternativa proponibile da parte padronale non può essere che una logica di tagli salariali, di perdita di diritti acquisiti, di mobilità e fungibilità, di apertura di trattative contrattuali senza futuro.

Questa spietatezza dei mercati può essere combattuta su due soli fronti. Da una parte i governi, in ambito internazionale, dovrebbero rielaborare e disciplinare la questione, fissando dei paletti, impedendo il totale ricorso all’utilizzo della mano d’opera e della conseguente delocalizzazione nei paesi poveri e privi di diritti, favorendo le imprese meno disponibili a questa facile logica. Dall’altra, in ambito nazionale, promuovere attività alternative legate alla ricerca ed alla formazione, creando una distribuzione più armonica del lavoro. Ma sappiamo bene che tutto questo non sta avvenendo.

Pensare di modificare questo stato di cose nel nostro paese attraverso una competizione elettorale, sfruttando magari un aleatorio voto di protesta generato dallo sdegno per la dilagante corruzione, è secondo me sintomatico di totale cecità. Bisogna rendersi conto che questo è un paese da ricostruire, da rifondare.

In questo quadro guardo a Vendola con interesse ma non per il fatto che possa divenire o meno il Leader della sinistra, o non solo. Ciò che ritengo più importante è la capacità di mettersi in discussione. La sua valenza è proprio nel tentativo di riappropriazione del territorio e nel promuovere una politica vicina alla gente. Ne sono un esempio, sia metaforico che reale, le “fabbriche”. Ne è un esempio la sua capacità di coinvolgere i giovani nei circoli di SEL. Ne è un esempio la capacità di aderire alle iniziative di movimenti più o meno spontanei senza la pretesa di cavalcarne l’egemonia. Ne è un esempio la diffusione delle sue proposte e dei suoi risultati attraverso il web.

Vendola, intervistato a Faccia a faccia su Radio3, dice:

“Berlusconi è un individuo geniale. È una persona che ha veramente dei tratti strabilianti, un self made man che riesce a costruire un’intera epopea della vita culturale nazionale. È un prototipo di uomo nuovo che si è saputo imporre sulla scena italiana. Noi abbiamo fatto un errore tragico: demonizzare il personaggio e intenderne poco il meccanismo culturale di riproduzione del consenso”.

Ed aggiunge:

“Berlusconi ha vinto, prima che nelle urne nei sogni e negli incubi degli italiani. Ha plasmato la dimensione onirica. La gente ha cominciato a non avere più sogni collettivi ma ha avuto sogni individuali. Quello, per esempio, della figlia velina. La gente non ha avuto più incubi collettivi come la guerra e la crisi ambientale ma ha avuto incubi individuali come lo zingaro sul pianerottolo. E questa dimensione onirica è il segreto dell’egemonia, del successo berlusconiano”.

Queste sue dichiarazioni, che condivido pienamente, hanno prodotto immediati e bigotti commenti proprio da sinistra. Sempre quella sinistra incapace di mettersi in discussione. Credo invece che la sua analisi debba proprio essere il punto di ripartenza.

Come giustamente sottolinea Bertinotti: “Nichi interpreta un’idea nuova della politica, oltre il Novecento. Credo che sia davvero una promessa per il paese”.

E’ questa la politica di cui abbiamo bisogno. Se non si ricrea la sinistra ed il consenso della gente, il cambiamento non arriverà mai.

Did you like this? Share it:
set 052010
 

Grandi ovazioni ed attese per il “compagno Fini”. Apprezzamenti al suo discorso a destra e, purtroppo, anche a manca. C’è addirittura, a sinistra, chi fa comparazioni tra i richiami etici ed istituzionali di Fini e la “Questione Morale” di Berlinguer.

Un brivido mi percorre la schiena…

Ma ci siamo davvero bevuti il cervello?
Tutti questi anni di barbarie sociale, di illegalità, di non rispetto delle regole e delle Istituzioni ci hanno forse resi cechi come talpe.
Quanto di “condivisibile” si può trovare nell’intervento di Fini riguarda delle ovvietà che dovrebbero essere alla base della vita politica e sociale del nostro paese.
Si potrebbe definire acqua calda o aria fritta se non fosse che…

Se non fosse che a regole, correttezza, etica e valori ci siamo talmente disabituati da vedere incarnato in chi queste parole professa il nostro “salvatore”. Tanto è il desiderio di toglierci dalle palle Berlusconi che i nostri orizzonti non vanno più in là di un paio di metri.

Ricordo gli anni ’90 e Tangentopoli. Non ho mai creduto che lo scandalo di Tangentopoli fosse occorso per volontà divina o per una improvvisa esigenza di pulizia ed onestà. Credo che il potere sia una brutta bestia e credo che quanto accadde fu solo dettato da una esigenza rigenerativa del potere. Il Pentapartito e la vecchia Democrazia Cristiana erano arrivate alla frutta e c’era bisogno di rinnovare l’immagine del potere. Ne è conferma il fatto che le nefandezze della Prima Repubblica non sono certo cessate nella Seconda. Gli stessi uomini hanno governato e gli stessi illeciti sono stati commessi. Solo in maniera più moderna, utilizzando come mai prima i media, con tecniche più subdole ed aggiornate che, finora, ci hanno offerto un ventennio tra i più bui, che si è espresso oltretutto con un radicamento culturale ed elettorale mai visto prima.

La vecchia DC dal dopoguerra a Tangentopoli, ha di fatto governato il nostro paese col clientelismo per cinquanta anni ma mai si sarebbe sognata risultati di proselitismo ed affezione come quelli che, con ben altra raffinatezza, questo governo ha raggiunto.

Oggi si sta forse concretizzando un processo analogo. Una compagine di briganti che ha governato in barba a qualunque regola e valore, ha raggiunto il suo punto di non ritorno, il suo capolinea. Ed un politico raffinato ha saputo aspettare il momento giusto per allontanarsi, distinguersi e proporsi. E’ arrivato il Rigeneratore!

Chi può mettere in dubbio la condivisibilità di quanto ha detto? Nessuno. Chi può negare la possibilità che la sua operazione potrà toglierci di mezzo l’assolutismo Berlusconiano? Nessuno.

Ma io sono preoccupato.

Preoccupato del fatto che la sottile mossa finiana possa creare le basi di un notevole consenso nel centro destra. C’è il rischio che questa destra “nobilitata” e “rinnovata”, magari con la partecipazione dei moderati di Casini, possa raccogliere tanto consenso da restare in piedi ancora a lungo.

Preoccupato dal fatto che in una logica di tanto decantata “alternanza”, l’agonia di questa maggioranza scaturisca non già da una proposta alternativa dell’opposizione ma da un ricambio interno dell’attuale maggioranza.

Preoccupato da una sinistra che non ha né numeri  né idee, arroccata in un ruolo che più non gli appartiene, insensibile alle spinte della base, incapace di sostenere una battaglia culturale, con una leadership vecchia e statica che davvero non traccia solchi tra sé e l’attuale maggioranza.

Did you like this? Share it:
set 052010
 

Generale sconforto per la contestazione subita dal benemerito Presidente del Senato in occasione di uno stimolante dibattito alla festa (?) del PDsenzaelle.

Sgomento e preoccupazione da tutti i fronti per l’antidemocratico comportamento dei contestatori, sicuramente facinorosi amici di Spatuzza.

Come si permettono di pensare, basandosi solo su inconsistenti illazioni, che Schifani sia stato un mediatore tra Graviano, Dell’Utri e Berlusconi? Finchè non ci saranno prove certe o una sentenza, quest’uomo, seconda carica dello stato, è incontaminato e degno. Un vero simbolo dello Stato.

Il segretario del Partito democratico, Pier Luigi Bersani, ha telefonato al presidente del Senato, per esprimere solidarietà e profondo rammarico per quel che è avvenuto oggi a Torino, stigmatizzando la gazzarra indecente che ha disturbato il dibattito tra Schifani e Piero Fassino”. E’ quanto si legge in una nota dell’ufficio stampa del Pd. “Il dibattito politico, anche il più aspro – afferma Bersani – deve segnare un confine netto con la prepotenza e la prevaricazione. Le nostre feste vivono come luoghi aperti di incontro e di discussione politica. Così le abbiamo volute, così sono e saranno. Qualcuno si levi dalla testa di poterci intimorire o farci derogare da questa scelta”.

Ma facciamola finita con questa politica da rotocalco da quattro soldi e con questa democrazia da droghieri… Non intendo difendere chi tacita con le urla l’avversario ma questa è solo la conseguenza di una ignobile farsa.

Il PDsenzaelle dovrebbe pensare bene alla scelta degli invitati. E non è la prima volta che accade. Ad un dibattito si invita un interlocutore non un personaggio sul quale pesano ombre gravissime e che non può quindi intendersi come controparte politica. Sciagurati sono i vertici del PDsenzaelle, unici responsabili del palesarsi di una protesta forse sbagliata nel metodo ma totalmente legittima nel contenuto.

Pupazzi come Fassino farebbero meglio a tacere anziché prendere le difese di ciò che è indifendibile.

Se questa pseudo sinistra di burattini non riesce a fare una scelta di campo, non accusi coloro che dissentono ma la smetta piuttosto di stare con un piede in due staffe e decida cosa deve fare

Did you like this? Share it:
ago 242010
 

FUORI BERLUSCONI – TUTTI IN PIAZZA – W LA COSTITUZIONE

Firma l’appello di Andrea Camilleri, Margherita Hack, Paolo Flores d’Arcais

Il carattere eversivo dell’azione di Berlusconi è ormai dichiarato, la sua volontà di assassinare la Costituzione nata dalla Resistenza è costantemente esibita. Per difendere la Repubblica è necessario che l’Italia civile faccia sentire unanime la sua voce.

A questa Italia che vuole rinascere dalle macerie in cui l’ha precipitata un regime di cricche chiediamo di scendere in piazza al più presto, l’ultimo sabato di settembre o il primo di ottobre, per una grande manifestazione nazionale a Roma.

Ci rivolgiamo a tutte le associazioni, i club, le testate, i siti, i gruppi “viola”, a tutti i cittadini che si riconoscono nei valori della Costituzione e nella volontà di realizzarli compiutamente. Ci rivolgiamo al mondo della cultura, della scienza, dello spettacolo, a tutte le personalità che hanno il privilegio e la responsabilità della visibilità pubblica, perché si impegnino tutti, individualmente e direttamente, alla realizzazione di una indimenticabile giornata di passione civile.

FUORI BERLUSCONI
REALIZZIAMO LA COSTITUZIONE
VIA I CRIMINALI DAL POTERE
RESTITUIRE LE TELEVISIONI AL PLURALISMO
ELEZIONI DEMOCRATICHE

Andrea Camilleri
Paolo Flores d’Arcais
Margherita Hack

(firma l’appello)

via Appelli Micromega – micromega.

Did you like this? Share it:

Wordpress Plugin