La lettera dell’imprenditore che ha pagato la mensa dei bambini di Adro nel bresciano è un documento che racconta perfettamente la miseria di questa Italia. E la sua dignità. Di quelle amministrazioni leghiste che raccolgono messe di voti lisciando il pelo ai peggiori istinti, scrive l’anonimo cittadino, elettore di destra, come meglio non si potrebbe. Non serve aggiungere parole. Ma l’elenco delle miserie della politica, purtroppo, è molto più lungo e desolante. Perché mentre c’è chi versa diecimila euro per sanare un’infamia, altri che avrebbero potuto fare lo stesso, e anzi molto di più, dov’erano? Per esempio, i vertici del Pd impegnati in queste ore nei soliti contorcimenti verbali per giustificare l’ennesima sconfitta elettorale. Che è prima di tutto la conseguenza dell’essere spesso da un’altra parte e non nei luoghi nei quali si soffre e dove l’umanità è facoltativa.
Pensate se al comune di Adro si fosse, per dire, presentato Bersani con i soldi in mano che colpo sarebbe stato, che sferzata di energia nuova e pulita per questo partito esangue e malinconico. Non parliamo del partito dell’amore che dei bambini se ne frega altamente. Al massimo li usa come spot nei ridicoli comizi sui valori della famiglia e poi li getta via come manifesti usati. Del resto, cosa aspettarsi da governanti che (notizia d’oggi) dopo aver minacciato sfracelli per ottenere un decreto salva-liste arrivando a intimorire il capo dello Stato, poi lo fanno allegramente decadere tanto ormai ad elezioni vinte non serve più e tanti saluti.
La domanda è semplice: quanta generosità è ancora nascosta in questa Italia che possa salvarla dai politicanti indegni e dai loro sostenitori incarogniti da una propaganda rancorosa e gutturale? La barca italiana è destinata ad affondare appesantita da paura e grettezza? O a salvarla provvederanno gli anonimi di cuore che ogni giorno tirano la carretta, danno una mano, si preoccupano di chi non ha e si vergognano dell’intolleranza di chi ha troppo? Quelli che non desiderano andare a pavoneggiarsi in televisione. Quelli che riescono a scrivere parole che dopo averle lette tutti vorremmo averle pensate. O forse ci salveranno i bambini a cui è stato dato un pasto?
La Dichiarazione Universale dei Diritti Umani fu redatta il 10 dicembre 1948 dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite e scaturì dall’indignazione per le nefandezze della Seconda Guerra Mondiale. I principi etici che esprime sono un fondamento essenziale dell’ONU.
Si compone di trenta articoli che sanciscono i diritti individuali, civili, politici, economici, sociali, culturali di ogni persona.
Per la prima volta nella storia dell’umanità, veniva prodotto un documento che sanciva universalmente i diritti che spettano all’essere umano, indicando “un comune livello, che tutte le Nazioni dovevano raggiungere”.
Vi si proclamava il diritto alla vita, alla libertà e alla sicurezza individuale, all’uguaglianza davanti alla legge, senza distinzioni di sorta, ad un processo imparziale e pubblico, alla libertà di pensiero, coscienza e fede, alla libertà di opinione, di espressione e di associazione.
All Human Rights for All è un film collettivo no profit composto di 30 cortometraggi, ognuno rappresentativo di un articolo della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani. E’ stato realizzato nel 2008 in occasione del 60° anniversario della stesura della Dichiaraziomne e della campagna HRD2008 Human Rights Day.
La regia dei corti, della durata di 3-4 minuti ciascuno, è stata realizzata da trenta registi e precisamente: Carlo Lizzani, Domenico Calopresti, Giorgio Treves, Claudio Camarca, Emanuele Scaringi, Daniele Cini, Tekla Taidelli, Anne Riitta Ciccone, Fiorella Infascelli, Ivano De Matteo, Costanza Quatriglio, Marina Spada, Nello Correale, Moshen Melliti, Daniele Luchetti, Giovanni Veronesi, Matteo Cerami, Luciano Emmer, Giuseppe Ferrara, Fausto Paravidino, Antonello Grimaldi, Wilma Labate, Vittorio De Seta, Saverio Di Biagio, Roberta Torre, Pasquale Scimeca, Liliana Ginanneschi, Antonietta De Lillo, Antonio Lucifero. Trattandosi di un film no-profit, realizzato senza scopo di lucro da volontari, è stato diffuso nelle scuole, in associazioni ed in rassegne cinematografiche che ne hanno fatto richiesta. Ne scopro con rammarico l’esistenza solo adesso e sto cercando di recuperare se non l’intero film quantomeno un certo numero di “corti” nella speranza di poterli mettere online.
Intanto, per rinfrescarci la memoria, quelli che seguono sono gli articoli della Dichiarazione:
Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti. Essi sono dotati di ragione e di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza.
Ad ogni individuo spettano tutti i diritti e tutte le libertà enunciate nella presente Dichiarazione, senza distinzione alcuna, per ragioni di razza, di colore, di sesso, di lingua, di religione, di opinione politica o di altro genere, di origine nazionale o sociale, di ricchezza, di nascita o di altra condizione. Nessuna distinzione sarà inoltre stabilita sulla base dello statuto politico, giuridico o internazionale del paese o del territorio cui una persona appartiene, sia indipendente, o sottoposto ad amministrazione fiduciaria o non autonomo, o soggetto a qualsiasi limitazione di sovranità.
Ogni individuo ha diritto alla vita, alla libertà ed alla sicurezza della propria persona.
Nessun individuo potrà essere tenuto in stato di schiavitù o di servitù; la schiavitù e la tratta degli schiavi saranno proibite sotto qualsiasi forma.
Nessun individuo potrà essere sottoposto a tortura o a trattamento o a punizione crudeli, inumani o degradanti.
Ogni individuo ha diritto, in ogni luogo, al riconoscimento della sua personalità giuridica.
Tutti sono eguali dinanzi alla legge e hanno diritto, senza alcuna discriminazione, ad una eguale tutela da parte della legge. Tutti hanno diritto ad una eguale tutela contro ogni discriminazione che violi la presente Dichiarazione come contro qualsiasi incitamento a tale discriminazione.
Ogni individuo ha diritto ad un’effettiva possibilità di ricorso a competenti tribunali contro atti che violino i diritti fondamentali a lui riconosciuti dalla costituzione o dalla legge.
Nessun individuo potrà essere arbitrariamente arrestato, detenuto o esiliato.
Ogni individuo ha diritto, in posizione di piena uguaglianza, ad una equa e pubblica udienza davanti ad un tribunale indipendente e imparziale, al fine della determinazione dei suoi diritti e dei suoi doveri, nonché della fondatezza di ogni accusa penale che gli venga rivolta.
Ogni individuo accusato di un reato è presunto innocente sino a che la sua colpevolezza non sia stata provata legalmente in un pubblico processo nel quale egli abbia avuto tutte le garanzie necessarie per la sua difesa. Nessun individuo sarà condannato per un comportamento commissivo od omissivo che, al momento in cui sia stato perpetrato, non costituisse reato secondo il diritto interno o secondo il diritto internazionale. Non potrà del pari essere inflitta alcuna pena superiore a quella applicabile al momento in cui il reato sia stato commesso.
Nessun individuo potrà essere sottoposto ad interferenze arbitrarie nella sua vita privata, nella sua famiglia, nella sua casa, nella sua corrispondenza, né a lesione del suo onore e della sua reputazione. Ogni individuo ha diritto ad essere tutelato dalla legge contro tali interferenze o lesioni.
Ogni individuo ha diritto alla libertà di movimento e di residenza entro i confini di ogni Stato. Ogni individuo ha diritto di lasciare qualsiasi paese, incluso il proprio, e di ritornare nel proprio paese.
Ogni individuo ha il diritto di cercare e di godere in altri paesi asilo dalle persecuzioni. Questo diritto non potrà essere invocato qualora l’individuo sia realmente ricercato per reati non politici o per azioni contrarie ai fini e ai principi delle Nazioni Unite.
Ogni individuo ha diritto ad una cittadinanza. Nessun individuo potrà essere arbitrariamente privato della sua cittadinanza, né del diritto di mutare cittadinanza.
Uomini e donne in età adatta hanno il diritto di sposarsi e di fondare una famiglia, senza alcuna limitazione di razza, cittadinanza o religione. Essi hanno eguali diritti riguardo al matrimonio, durante il matrimonio e all’atto del suo scioglimento. Il matrimonio potrà essere concluso soltanto con il libero e pieno consenso dei futuri coniugi. La famiglia è il nucleo naturale e fondamentale della società e ha diritto ad essere protetta dalla società e dallo Stato.
Ogni individuo ha il diritto ad avere una proprietà sua personale o in comune con altri. Nessun individuo potrà essere arbitrariamente privato della sua proprietà.
Ogni individuo ha diritto alla libertà di pensiero, di coscienza e di religione; tale diritto include la libertà di cambiare di religione o di credo, e la libertà di manifestare, isolatamente o in comune, e sia in pubblico che in privato, la propria religione o il proprio credo nell’insegnamento, nelle pratiche, nel culto e nell’osservanza dei riti.
Ogni individuo ha diritto alla libertà di opinione e di espressione incluso il diritto di non essere molestato per la propria opinione e quello di cercare, ricevere e diffondere informazioni e idee attraverso ogni mezzo e senza riguardo a frontiere.
Ogni individuo ha diritto alla libertà di riunione e di associazione pacifica. Nessuno può essere costretto a far parte di un’associazione.
Ogni individuo ha diritto di partecipare al governo del proprio paese, sia direttamente, sia attraverso rappresentanti liberamente scelti. Ogni individuo ha diritto di accedere in condizioni di eguaglianza ai pubblici impieghi del proprio paese. La volontà popolare è il fondamento dell’autorità del governo; tale volontà deve essere espressa attraverso periodiche e veritiere elezioni, effettuate a suffragio universale ed eguale, ed a voto segreto, o secondo una procedura equivalente di libera votazione.
Ogni individuo, in quanto membro della società, ha diritto alla sicurezza sociale, nonché alla realizzazione attraverso lo sforzo nazionale e la cooperazione internazionale ed in rapporto con l’organizzazione e le risorse di ogni Stato, dei diritti economici, sociali e culturali indispensabili alla sua dignità ed al libero sviluppo della sua personalità.
Ogni individuo ha diritto al lavoro, alla libera scelta dell’impiego, a giuste e soddisfacenti condizioni di lavoro ed alla protezione contro la disoccupazione. Ogni individuo, senza discriminazione, ha diritto ad eguale retribuzione per eguale lavoro. Ogni individuo che lavora ha diritto ad una remunerazione equa e soddisfacente che assicuri a lui stesso e alla sua famiglia una esistenza conforme alla dignità umana ed integrata, se necessario, da altri mezzi di protezione sociale. Ogni individuo ha diritto di fondare dei sindacati e di aderirvi per la difesa dei propri interessi.
Ogni individuo ha diritto al riposo ed allo svago, comprendendo in ciò una ragionevole limitazione delle ore di lavoro e ferie periodiche retribuite.
Ogni individuo ha diritto ad un tenore di vita sufficiente a garantire la salute e il benessere proprio e della sua famiglia, con particolare riguardo all’alimentazione, al vestiario, all’abitazione, e alle cure mediche e ai servizi sociali necessari; ed ha diritto alla sicurezza in caso di disoccupazione, malattia, invalidità, vedovanza, vecchiaia o in altro caso di perdita di mezzi di sussistenza per circostanze indipendenti dalla sua volontà. La maternità e l’infanzia hanno diritto a speciali cure ed assistenza. Tutti i bambini, nati nel matrimonio o fuori di esso, devono godere della stessa protezione sociale.
Ogni individuo ha diritto all’istruzione. L’istruzione deve essere gratuita almeno per quanto riguarda le classi elementari e fondamentali. L’istruzione elementare deve essere obbligatoria. L’istruzione tecnica e professionale deve essere messa alla portata di tutti e l’istruzione superiore deve essere egualmente accessibile a tutti sulla base del merito. L’istruzione deve essere indirizzata al pieno sviluppo della personalità umana ed al rafforzamento del rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali. Essa deve promuovere la comprensione, la tolleranza, l’amicizia fra tutte le Nazioni, i gruppi razziali e religiosi, e deve favorire l’opera delle Nazioni Unite per il mantenimento della pace. I genitori hanno diritto di priorità nella scelta del genere di istruzione da impartire ai loro figli.
Ogni individuo ha diritto di prendere parte liberamente alla vita culturale della comunità, di godere delle arti e di partecipare al progresso scientifico ed ai suoi benefici. Ogni individuo ha diritto alla protezione degli interessi morali e materiali derivanti da ogni produzione scientifica, letteraria e artistica di cui egli sia autore.
Ogni individuo ha diritto ad un ordine sociale e internazionale nel quale i diritti e le libertà enunciati in questa Dichiarazione possano essere pienamente realizzati.
Ogni individuo ha dei doveri verso la comunità, nella quale soltanto è possibile il libero e pieno sviluppo della sua personalità. Nell’esercizio dei suoi diritti e delle sue libertà, ognuno deve essere sottoposto soltanto a quelle limitazioni che sono stabilite dalla legge per assicurare il riconoscimento e il rispetto dei diritti e delle libertà degli altri e per soddisfare le giuste esigenze della morale, dell’ordine pubblico e del benessere generale in una società democratica. Questi diritti e queste libertà non possono in nessun caso essere esercitati in contrasto con i fini e principi delle Nazioni Unite.
Nulla nella presente Dichiarazione può essere interpretato nel senso di implicare un diritto di un qualsiasi Stato, gruppo o persona di esercitare un’attività o di compiere un atto mirante alla distruzione di alcuno dei diritti e delle libertà in essa enunciati.
Ultimamente a “Che tempo che fa’..” sono sovente presenti figuri a dir poco inquietanti… Ma siamo in democrazia e non bisogna perdere l’opportunità di ascoltare tutte le voci… A volte poi, proprio in queste occasioni, si fanno delle scoperte sensazionali che ti fanno rileggere in un’altra chiave le tue faziose e affrettate conclusioni…
Questa sera, ad esempio, era ospite il Ministro delle Corbellerie, Roberto Maroni, e nell’ascoltare le sue elucubrazioni ho appreso:
che la conferma delle sentenze ai Casalesi è una vittoria del governo. Pensare che credevo tali sentenze fare riferimento ad eventi collocabili nella prima metà degli anni ’90. E che quindi arresto e processo degli stessi dovessero essere contestualizzati in periodi estranei a questo governo…
che il governo ha raggiunto tali risultati grazie alla collaborazione con la Magistratura. Me tapino… ed io che credevo che questo governo non vedesse di buon occhio le toghe rosse e che denigrarne in continuazione l’operato fosse un suo obiettivo prioritario;
che non è vero che il nostro Ministro delle Corbellerie possa aver detto che il problema di Rosarno è l’epilogo di un atteggiamento di troppa tolleranza nei confronti degli immigrati… Ma no, è stato anche lui frainteso… Non ha detto tolleranza verso gli immigrati ma tolleranza verso una situazione di degrado, illegalità e sfruttamento. Mi sento proprio un millantatore ad aver interpretato con fazioso dubbio le sue nobili affermazioni;
che, giustamente. il degenerare della situazione di degrado a Rosarno, è imputabile alle Regioni e agli Enti locali e non al governo. E che le responsabilità sullo sfruttamento degli immigrati sono inconfutabilmente da attribuirsi ai Sindacati. Come non averci pensato prima… e, soprattutto, perchè gli immigrati non hanno denunciato ai Sindacati la loro situazione ed il loro padrone mafioso? Forse non avevano il numero telefonico…: ma avrebbero potuto chiederlo al caporale…
che le proteste in relazione alla vendita dei beni confiscati alla mafia sono immotivate. Sembra che quei beni, perlopiù, siano immobili diroccati e di scarso interesse per chiunque… E quindi il governo cos’altro può fare se non metterli all’asta?
Parlano gli immigrati costretti a fuggire dal paese
di Massimiliano Perna
Sudore e sangue, polvere e stanchezza, i segni di una ferita profonda solcano l’anima di chi da Rosarno è dovuto scappare, lasciando tutto, compresi i soldi guadagnati con fatica, con sacrificio, sopportando qualsiasi dolore, resistendo ai morsi sferrati da una dignità mai smarrita. È tutto ciò che gli immigrati fuggiti dal linciaggio di Rosarno si portano addosso, trascinando la propria delusione insieme al loro povero carico di valige, borsoni, zaini, buste di plastica. In tv passa la notizia che sono stati interamente trasferiti in vari centri di accoglienza, primo fra tutti quello di Crotone, ma non è vero. Solo una parte è stata trasferita, gli altri, la maggioranza, sono andati via, sono partiti in treno per raggiungere altre mete, in cui ricominciare tutto, trovare un tetto, un lavoro a qualsiasi condizione, perché lavoro significa denaro e il denaro, per chi non ha nulla e si trova da solo in un Paese straniero e per giunta ostile, vuol dire vivere o sopravvivere. Brescia, Milano, Livorno, Napoli, Foggia, Siracusa, queste sono alcune delle nuove destinazioni in cui i treni conducono queste masse stanche di lavoratori, dopo l’incubo vissuto in Calabria. A Siracusa ne sono arrivati una trentina: alcuni perché, a breve, hanno l’appuntamento, fissato da tempo, con l’ufficio immigrazione della questura, altri perché a Siracusa conoscono un luogo che li ha già aiutati e gli ha dato ristoro in passato, vale a dire la parrocchia di Bosco Minniti, una “chiesa che è un portone aperto sulla strada, in cui chiunque può entrare e trovare riparo e accoglienza”, come sottolinea da sempre il parroco, padre Carlo D’Antoni. [...]
NEI GHETTI D´ITALIA QUESTO NON È UN UOMO
di ADRIANO SOFRI
Di nuovo, considerate di nuovo
Se questo è un uomo,
Come un rospo a gennaio,
Che si avvia quando è buio e nebbia
E torna quando è nebbia e buio,
Che stramazza a un ciglio di strada,
Odora di kiwi e arance di Natale,
Conosce tre lingue e non ne parla nessuna,
Che contende ai topi la sua cena,
Che ha due ciabatte di scorta,
Una domanda d´asilo,
Una laurea in ingegneria, una fotografia,
E le nasconde sotto i cartoni,
E dorme sui cartoni della Rognetta,
Sotto un tetto d´amianto,
O senza tetto,
Fa il fuoco con la monnezza,
Che se ne sta al posto suo,
In nessun posto,
E se ne sbuca, dopo il tiro a segno,
“Ha sbagliato!”,
Certo che ha sbagliato,
L´Uomo Nero
Della miseria nera,
Del lavoro nero, e da Milano,
Per l´elemosina di un´attenuante
Scrivono grande: NEGRO,
Scartato da un caporale,
Sputato da un povero cristo locale,
Picchiato dai suoi padroni,
Braccato dai loro cani,
Che invidia i vostri cani,
Che invidia la galera
(Un buon posto per impiccarsi)
Che piscia coi cani,
Che azzanna i cani senza padrone,
Che vive tra un No e un No,
Tra un Comune commissariato per mafia
E un Centro di Ultima Accoglienza,
E quando muore, una colletta
Dei suoi fratelli a un euro all´ora
Lo rimanda oltre il mare, oltre il deserto
Alla sua terra – “A quel paese!”
Meditate che questo è stato,
Che questo è ora,
Che Stato è questo,
Rileggete i vostri saggetti sul Problema
Voi che adottate a distanza
Di sicurezza, in Congo, in Guatemala,
E scrivete al calduccio, né di qua né di là,
Né bontà, roba da Caritas, né
Brutalità, roba da affari interni,
Tiepidi, come una berretta da notte,
E distogliete gli occhi da questa
Che non è una donna
Da questo che non è un uomo
Che non ha una donna
E i figli, se ha figli, sono distanti,
E pregate di nuovo che i vostri nati
Non torcano il viso da voi.
Migranti italiani a Mulberry Street NYC (inizi secolo scorso)
Gli italiani che migrarono all’estero tra il 1870 ed il 1915 furono 16.000.000 (sedicimilioni). Nonostante molti siano poi rientrati in Italia, è interessante sapere che il “Rapporto Italiani nel Mondo 2009″ realizzato della Fondazione Migrantes, che fa capo alla Cei, nel novembre 2009 ha precisato che:
« Gli italiani residenti all’estero all’aprile 2009 risultavano 3.915.767 (il 47,6% sono donne), mentre gli stranieri in Italia ammontavano a quella data a 3.891.295. La comunità italiana emigrata continua ad aumentare sia per nuove partenze, che proseguono, sia per crescita interna (allargamento delle famiglie o persone che acquistano la cittadinanza per discendenza). L’emigrazione italiana si concentra in prevalenza tra l’Europa (55,8%) e l’America (38,8%). Seguono l’Oceania (3,2%), l’Africa (1,3%) e l’Asia con lo 0,8%. Il Paese con più italiani è la Germania (616.407) seguito da Argentina (593.520) e Svizzera (520.713).Inoltre, il 54,8% degli emigrati italiani è di origine meridionale (oltre 1 milione e 400 mila del Sud e quasi 800mila delle Isole); il 30,1% proviene dalle regioni settentrionali (quasi 600mila dal Nord-Est e 580mila dal Nord-Ovest); il 15% (588.717) è, infine, originario delle regioni centrali. Gli emigrati del Centro-Sud sono la stragrande maggioranza in Europa (62,1%) e in Oceania (65%). In Asia e in Africa, invece, la metà degli italiani proviene dal Nord. La regione che ha più emigrati è la Sicilia (646.993), seguita da Campania (411.512), Lazio (346.067), Calabria (343.010), Puglia (309.964) e Lombardia (291.476). Quanto alle province con più italiani all’estero, il record spetta a Roma (263.210), seguita da Agrigento (138.517), Cosenza (138.152), Salerno (108.588) e Napoli (104.495).»
Uno stringato elenco di film sull’emigrazione italiana
1950 Il cammino della speranza di Pietro Germi con Raf Vallone
1959 I magliari di Francesco Rosi con Alberto Sordi: storia di emigrati in Germania
1960 Rocco e i suoi fratelli di Luchino Visconti con Alen Delon, Claudia Cardinale, Katina Paxinou
1960 Napoletani a Milano con Edoardo de Filippo
1964 Siamo italiani di Alexander J. Seiler coadiuvato da Rob Gnant e June Kovach
1964 Il gaucho con Vittorio Gassman, Amedeo Nazzari e Nino Manfredi, commedia all’italiana che considera anche gli emigrati italiani in Argentina
1971 Bello, onesto, emigrato Australia sposerebbe compaesana illibata di Luigi Zampa con Alberto Sordi e Claudia Cardinale
1971 Sacco e Vanzetti di Giuliano Montaldo con Gian Maria Volonté e Riccardo Cucciolla
1973 Pane e cioccolata, soggetto e sceneggiatura di Franco Brusati, con la straordinaria interpretazione di Nino Manfredi
1978 Emigration di Nino Jacusso
1978 I fabbricasvizzeri di Rolf Lyssy: film satirico sull’integrazione forzata
1979 Alamanya Alamanya, Germania Germania di Hans Andreas Guttner
1980 Ritorno a casa film documentario di Nino Jacusso
1987 China Girl di Abel Ferrara: storia di emigrati negli USA, uno dei quali uno si fidanza con una ragazza cinese
1988 Mamma Lucia, miniserie televisiva prodotta in USA tratta dall’omonimo romanzo di Mario Puzo, regia di S.Cooper
1989 Fa’ la cosa giusta di Spike Lee, interpretato dallo stesso regista con Danny Aiello e John Turturro: storia di conflitto etnico tra italoamericani e afroamericani di New York
1993 Nel continente nero con Diego Abatantuono, commedia che considera anche gli emigrati italiani in Kenya
1994 Lo zio d’America
1995 O Quatrilho – Il quadriglio con Patrícia Pillar e Glória Pires, fu nominato all’Oscar al miglior film straniero. Storia conflittuale di due famiglie italiane emigrate in Brasile.
1996 Il barbiere di Rio, con Diego Abatantuono, commedia che considera anche gli emigrati italiani in Brasile
1999 Terra Nostra, telenovela prodotta in Brasile
2001 Azzurro, regia di Denis Rabaglia con Paolo Villaggio
2001 Come l’America, miniserie televisiva della RAI con Sabrina Ferilli: storia di emigranti dal Polesine in Canada dopo l’alluvione del 1951
2002 Vento di settembre, di Alexander J.Seiler
2003 Marcinelle, miniserie televisiva della RAI sul disastro di Marcinelle
2004 La terra del ritorno, miniserie televisiva di mediaset con Sophia Loren e Sabrina Ferilli: storia di emigranti in Canada
2005 Sacco e Vanzetti di Fabrizio Costa con Ennio Fantastichini e Sergio Rubini prodotta da mediaset
2006 Monongah, Marcinelle americana, documentario del più grave incidente sul lavoro della storia statunitense che è pure il più luttuoso disastro nella storia dei minatori italiani emigrati
2006 Nuovomondo di Emanuele Crialese, nella quale l’emigrazione italiana durante il ventesimo secolo viene raccontata attraverso le vicende di una famiglia siciliana, i Mancuso
2007 Merica di F.Ferrone, M.Manzolini, F.Ragazzi, documentario sull’emigrazione italiana in Brasile e sul rientro dei brasiliani in Italia
[A Rosarno è in corso una rivolta di braccianti subsahariani. Ancora una volta qualcuno gli ha sparato contro, e loro si sono presi le strade. Ripubblico il capitolo di Servi in cui raccontavo della mia esperienza rosarnese. Dove, come si può leggere, quel che accade oggi non è che una conseguenza naturale degli eventi. Naturale e giusta.]
La sezione è ancora quella del Pci. Uno stanzone con del materiale vario accatastato in fondo, vicino alla porta, dall’altro lato un vecchio tavolo, alla sua sinistra una bandiera del Pci, aperta, dispiegata, e a destra una televisione. Davanti alla televisione, o meglio sotto, ché la televisione è poggiata su un ripiano a due metri da terra, è seduto un vecchio iscritto al partito. Gli siedo accanto, ai piedi una stufetta elettrica, e lui smette di guardare la tv, ci mettiamo a parlare, e mi racconta di quando il suo maestro se ne andò a Varese che lui aveva quattordici anni e gli aveva lasciato la forgia, e lui doveva sostenere la clientela di tutti i contadini della zona, e fare falci zappe e roncole per tutti. [...]
Quello che sta succedendo a Rosarno non può cogliere di sorpresa nessuno. Questo Paese xenofobo non può trasecolare per le violenze, certo non giustificabili ma comprensibili, che stanno esplodendo. Quando le disparità di trattamento e di condizioni umane raggiungono il limite di guardia, si arriva sempre ad una degenerazione dello scontro, ed è la guerra dei poveri, degli ultimi e dei deboli. Non bisogna dimenticare che l’immigrazione clandestina in Italia ha origini ben note. Proviene quasi sempre da zone teatro di guerre spesso scatenate dall’Occidente e nelle quali, da bravi alleati, noi facciamo sempre la nostra parte.
La presenza in una cittadina come Rosarno di duemila extracomunitari (a fronte di 15000 calabresi) è un indice chiaro ed inconfutabile dell’uso che la “sana” imprenditoria di questa Italietta fa degli immigrati. Nessuno si è mai sconvolto del fatto che la ‘ndrangheta utilizzasse nelle campagne forza lavoro a basso costo, nessuno si è mai stupito che questa gente vivesse in condizioni disumane, guadagnando 20 euro per 14 ore di lavoro.
Ciliegina sulla torta, a privarci davvero di ogni decoro, interviene quell’acuto osservatore di Maroni, il nostro Ministro delle Corbellerie, che con la lucida puntualità che lo contraddistingue, ci fa sapere che il problema nasce dall’eccessiva tolleranza nei confronti dei clandestini, e che tale nostra “debolezza” ha prodotto una situazione di profondo degrado.
Avete capito? Non è la mafia che in Sicilia, Puglia, Campania e Calabria (e non solo) sfrutta degli esseri umani fino alla disperazione ma sono i disperati che sono delinquenti…
E poi che è mai successo per scatenare la rivolta? Solo qualche colpo di fucile… Erano armi a bassa capacità offensiva… E che sarà mai?!..
Meno male che il nostro Ministro ci ha assicurato che il suo governo si impegnerà in argomento, ponendo fine agli sbarchi e all’immigrazione clandestina…
Mentre aspettiamo trepidanti le rivoluzionarie soluzioni del Ministro, forniamogli un didascalico contributo che accresca le sue conoscenze in materia:
“Il caporalato è un fenomeno di sfruttamento della manovalanza, per lo più agricola o edile, con metodi illegali.
Si definisce “caporale” chi, la mattina prima dell’alba, si reca nelle piazze dei paesi o nelle periferie delle grandi città a cercare manodopera giornaliera, solitamente non specializzata, per condurla o nei campi a lavorare la terra o raccogliere prodotti agricoli, oppure in cantieri edili spesso abusivi.
Per tale servizio i “caporali” pretendono una percentuale dalla paga giornaliera dovuta a questi lavoratori, spesso già molto al di sotto della paga sindacale.
Questa pratica, esistente da decenni nelle aree agricole arretrate italiane, si è ancor più diffusa con i recenti movimenti migratori provenienti dall’Africa, dalla Penisola Balcanica, dall’Europa orientale e dall’Asia: infatti chi emigra clandestinamente nella speranza di migliorare la propria condizione finisce facilmente nelle mani di queste persone, che li riducono in condizioni di schiavitù e dipendenza.
Spesso i caporali sono a loro volta al soldo di organizzazioni criminali italiane e straniere insediatesi nel territorio, favorendo di fatto l’aumento della criminalità e del lavoro in nero”
Grandi ovazioni ed attese per il “compagno Fini”. Apprezzamenti al suo discorso a destra e, purtroppo, anche a manca. C’è addirittura, a sinistra, chi fa comparazioni tra i richiami etici ed istituzionali di Fini e la “Questione Morale” di Berlinguer. Un brivido mi percorre la schiena… Ma ci siamo davvero bevuti il cervello? Tutti questi [...]
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E’ con non poca difficoltà che linko qui di seguito l’intervento del leader di una compagine politica che certo non mi rappresenta. Ma come non si può accogliere con soddisfazione la da tempo attesa scissione della destra? Non lo dico solo per il profondo godimento che provo a vedere lo sfaldamento del Berluskonismo (se non [...]
31 luglio: L’Aquila Day. Ovunque bandiere nero-verdi Anche il popolo viola a L’Aquila Il 31 luglio 2010 L’AQUILA DAY un giorno dedicato solo all’Aquila e al cratere per ricordare che la situazione è davvero critica un giorno PER L’AQUILA E CON L’AQUILA. Invitiamo tutti ad esporre sui balconi, sulle finestre, negli uffici, ovunque siate anche [...]
Qualche giorno fa mio figlio Davide ha acquistato una nuova versione di Monopoli particolarmente interessante… Tutti conosciamo il Monopoli. Presentato col nome di Monopoly nel 1935 da un ingegnere disoccupato di Philadelphia, Charles Darrow, è un gioco da tavolo incentrato su una logica barbaramente capitalista, dove l’obbiettivo del giocatore è quello di accaparrarsi tutto in [...]
Purtroppo il popolo italiano, se deve scegliere tra il dovere e il tornaconto, pur conoscendo quale sarebbe il suo dovere, sceglie sempre il tornaconto. (Elsa Morante da uno scritto del 1° maggio 1945)
Il palazzo è un simbolo, come lo è l'atto di distruggerlo. Sono gli uomini che conferiscono potere ai simboli. Da solo un simbolo è privo di significato, ma con un bel numero di persone alle spalle fare saltare un palazzo può cambiare il mondo. (V)
Non ho niente da dire, soltanto da mostrare. (Walter Benjamin)
È più facile morire per le masse che viverci insieme. (Joseph Roth)
Patria, si fa chiamare lo Stato ogniqualvolta si accinge a uccidere. (Friedrich Dürrenmatt)
Il verme, calpestato, si rattrappisce. E questo è intelligente. Diminuisce così la possibilità di venir calpestato nuovamente. Nel linguaggio della morale: umiltà. (Friedrich Nietzsche)
A Mirabello Fini accusa un malessere. Dopo averci convissuto per sedici anni. Dopo Fiuggi, Fini celebra la sua seconda svolta. Ancora una e tornerà al punto di partenza. “Il Popolo della Libertà non è un semplice contorno di Berlusconi”. Anche se al suo interno abbondano le patate. Fini: “La Padania non esiste”. Come per la mafia, questo […]
Gheddafi arriva con trenta cavalli. Ad attenderlo un maneggione. (Alla base di tutto c’è un malinteso: aveva capito che gli avrebbero fatto trovare molte bighe) A Roma Berlusconi ha discusso di affari con Gheddafi: “E questa è la famosa fontana di Trevi!” Gheddafi: “L’Islam è l’ultima religione”. Finalmente una buona notizia. “Dateci cinque miliardi l’anno o […]
Lettera di Veltroni al Corriere. In pratica anonima. Veltroni manda una lettera al paese. Il paese ricambia, ma senza lettera. Il testo dell’ex segretario analizza la situazione politica. La prende un po’ alla lontana: “Chiamatemi Ismaele”. Veltroni: “Corriamo il rischio che questa monarchia livida sia sostituita da una pura difesa dell’esistente”. Quale del […]
È morto Francesco Cossiga. Kondoglianze. È morto Francesco Cossiga. Falce batte piccone. È morto Francesco Cossiga. Ma puzzava già da anni. È morto Francesco Cossiga. La salma sarà insabbiata domani. È morto Francesco Cossiga. Resterà vivo il suo “Non ricordo”. È morto Francesco Cossiga. Non fiori ma opere di intelligence. È morto Francesco Cossiga. Aveva 62 […]
Cossiga ricoverato al Gemelli. La prognosi è segreta. Le sue condizioni destano grande preoccupazione: è ancora vivo. Da parecchi giorni il Presidente è inerte e privo di conoscenza. E anche Cossiga non se la passa tanto bene. Molte le telefonate in ospedale di politici e amici. La domanda più frequente: “Non parla più, vero?”. Previsto a breve un nuovo [... […]
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