gen 202010
 

dal Blog di Alessandro Ghebreigziabiher

E Martin Luther King scrive ad Obama…

Caro Barack,
ti scrivo per una sola ragione.
Non perché il tuo partito ha perso il Massachusetts, mettendo a serio rischio la riforma della Sanità.

Questo ne è solo il pretesto.

Il 18 gennaio del 2010, in occasione della giornata dedicata al sottoscritto, tu hai detto le seguenti parole: “Questa sera ricordiamo il coraggio di un uomo che ha avuto quel sogno. Ricordiamoci la perseveranza di tutti coloro che hanno lavorato per realizzare quel sogno. Impegniamoci a fare la nostra parte, nelle nostre singole vite e come nazione, per rendere quel sogno reale nel ventunesimo secolo”.

Il 9 ottobre del 2009 sei stato insignito del Premio Nobel per la pace, esattamente come me, che fui premiato quattro anni prima della mia morte.

Hai riflettuto abbastanza su cosa questo comporti?
Il mio sogno…

Presidente, l’hai veramente compreso il mio sogno?
Nel mio sogno non c’è posto per le armi, sia per la guerra preventiva che per le cosiddette missioni di pace… [...]

via Obama, Massachusetts ai Repubblicani.

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dic 142009
 

(Tratto da Mondocane di Fulvio Grimaldi)

Le contraddizioni della blogger cubana Yoani Sánchez
di Salim Lamrani *

La blogger cubana Yoani Sánchez rappresenta oggi la nuova dissidenza politica di fronte al regime di Fidel Castro. Il suo sito internet in 18 lingue impressiona ma se si misura la sua frequentazione in visite si rimane sconcertati. Yoani Sánchez ha ricevuto vari premi letterari o politici da paesi occidentali. Tuttavia, i testi che scrive sono pieni di contraddizioni e la sua biografia è confusa, rimarca Salim Lamrani. Soprattutto, il suo sito internet conta sull’assistenza di potenti mezzi tecnici e di deroghe amministrative negli Stati Uniti, questo lascia apparire un grande appoggio logistico made in Usa dietro il quale si presenta falsamente come un’iniziativa individuale e spontanea.

Il 7 novembre 2009, i mezzi occidentali hanno dedicato ampi spazi alla blogger cubana Yoani Sánchez (vedere il suo sito internet). La notizia proveniente da La Habana sull’alterco tra la dissidente e le autorità cubane ha fatto il giro del mondo e ha eclissato il resto dell’attualità. [1]
La Sánchez ha raccontato dettagliatamente la sua sventura nel suo blog e sulla stampa. Così, ha affermato che era stata arrestata in compagnia di tre amici da “tre robusti sconosciuti” in un “pomeriggio carico di botte, grida e insulti”. [2] Continue reading »

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dic 102009
 

Si chiamava Sher Khan ed era stato uno dei fondatori delle prime associazioni di comunità migranti a Roma. Pakistano, 55 anni, Sher Kan è stato trovato morto assiderato questa mattina su una panchina di Piazza Vittorio, dove aveva trascorso la notte. [...]

via Addio a Sher Khan, leader dei pakistani | Gli Altri online.

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nov 102009
 

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Salutare favorevolmente la ricorrenza dell’abbattimento del muro di Berlino è quanto di più ovvio si possa fare.
A prescindere dalle proprie convinzioni ideologiche e dalle proprie speranze giovanili, non si può che plaudere alla dismissione di un simbolo del potere totalitario. Una spina nel fianco anche per il sogno della sinistra, storicamente impegnata se non a giustificare, quantomeno a trovare ragioni, spiegazioni e percorsi autonomi e diversi…
E fin qui tutti d’accordo.

Ciò che però si omette di rappresentare, in questa occidentale enfasi mediatica, è gran parte della realtà dei fatti.
Il muro, purtroppo, non è caduto perché superato da un processo di unificazione (che ancora non c’è) né perché la volontà popolare sia stata riconosciuta sovrana…
Il muro è stato abbattuto perché il potere internazionale aveva deciso di porre fine alla logica dei blocchi, ormai anacronistica, e di impegnare “nuovi” percorsi.
Che una economia come quella sovietica, rivolta al soddisfacimento dei bisogni interni, senza tener conto della mondiale globalizzazione, volgesse al termine era a dir poco scontato.
La caduta del muro ha rappresentato la conferma del decadimento del sistema sovietico, ratificato dalla caduta dell’Unione Sovietica stessa nel 1991.
Ciò che ne è seguito, se letto con onestà intellettuale, ben si discosta però dal desiderio di quei popoli che cercavano la democratizzazione dei loro paesi.

Non era certo nelle loro intenzioni rinunciare a tutta una serie di politiche sociali che in passato avevano avuto. Ed invece l’aggressione liberista ha prodotto in quei paesi lotte nazionalistiche, etniche e la perdita di quei sostegni sociali che gli erano propri, a vantaggio di un ridotto numero di fasce sociali.

Ciò che resta delle esperienze socialiste sono oggi la Russia di Putin, la Cina…
Esperienze che dei loro connotati originali tutto hanno abbandonato, trasformandosi in mostri.
Ma mostri potenti e per questo rispettati anche da coloro che non ne condividono la genesi, che non si preoccupano più del quanto siano più o meno rispettati i diritti civili ma solo di quale sia il peso delle loro economie nei mercati internazionali.

Agli ipocriti sfugge che servizi segreti come la Stasi, non erano soltanto aldilà del muro ed hanno operato indisturbati ovunque fiancheggiando poteri totalitari ed oppressivi, seminando sangue ovunque.

Altri muri restano in piedi e non sono oggetto della stessa attenzione dei media né della sensibilità altisonante della nostra casta politica. A questa banda di ipocriti sfugge la presenza di muri tra India e Pakistan, tra le due Coree o, molto più vicino, quello tra Israele e Palestina. Questi sono muri, al momento, meno interessanti e politicamente meno remunerativi…
Soprattutto, si è dimentichi di cosa, a seguito della caduta del muro e dell’ex Unione Sovietica, sia accaduto in questo ventennio. Forse nessuno si aspettava ne si augurava le guerre, etniche e non, scoppiate nei balcani, le invasioni nei paesi ex satelliti, né i fatti di cronaca che certo non offrono un’immagine ideale di questi “paesi liberati”.

E il Grande Fratello occidentale si profonde in questa carnascialata con sapiente malafede, sapendo di essere tenutario di un potere dai connotati meno oppressivi ma infinitamente più raffinati e subdoli…
Il potere purtroppo vive della sua oppressione, palese, mediatica o economica che sia, e la sua “modernizzazione” non può essere accolta, almeno da me, con grida di giubilo

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