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Volevo informare tutti coloro che fossero interessati che dal sito ufficiale di Sabina Guzzanti o direttamente sulla pagina del film è possibile acquistare, con un contributo minimo di 1 euro, una copia del film Draquila – L’Italia che trema, in formato mp4 ad alta qualità. Il film documentario, proiettato in esclusiva il 5 maggio scorso in piazza Duomo a l’Aquila, è stato presentato fuori concorso al Festival di Cannes. Un film che mette in piena luce, con dovizia di particolari, l’indegno scempio perpetrato da questo governo e dai suoi consociati ai danni di città e popolazione.

Con l’occasione non si può non rammentare che il 20 c.m. si terrà a l’Aquila una manifestazione nazionale della quale potete avere notizie sul sito 3e32 e alla quale sarebbe opportuno non mancare.

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Gli Ska-P sono un gruppo musicale ska-punk spagnolo formatosi nel 1994 a Madrid ed attualmente in attività dopo una pausa di tre anni. È una delle più conosciute ed importanti ska-band in Europa e nel mondo (soprattutto in America Latina).

Il nome del gruppo deriva dal loro genere musicale (ska e punk), ma anche da un gioco di parole: in spagnolo “Ska-P” è pronunciato escape, che significa “fuga”. La mascotte del gruppo è il gatto Lopez, un gatto randagio che la band ha preso con sé.

Gli Ska-P si formarono a Vallecas, un quartiere operaio nella periferia di Madrid, caratterizzato da una lunga tradizione di lotta contro la dittatura franchista. Il gruppo era inizialmente composto da Roberto Gañan Ojea (“Pulpul”) come prima voce e chitarra, Toni Escobar come chitarrista solista, Julio César Sánchez (“Julio”) al basso, “Pako” alla batteria e Alberto Javier Amado (“Kogote”) alle tastiere. Il debutto avvenne in mancanza di fondi e di possibilità economiche, ma gli Ska-P, almeno inizialmente, non si cercarono una casa discografica che li producesse, ma preferirono autoprodursi.

Gli Ska-P cominciarono ad esibirsi nei piccoli locali di Vallecas, ed una piccola etichetta indipendente (AZ-Records) li aiutò a diffondere il loro primo disco omonimo, uscito nel 1994. Esso fu però un flop: alla sua uscita, infatti, ne furono vendute poco più di 500 copie. La band continuò a far sentire la sua voce all’interno del quartiere accompagnando gruppi più noti e trasmettendo le loro canzoni attraverso la radio locale. Nel 1995 Toni abbandonò la band per impegni di lavoro e venne sostituito da José Miguel Redin (“Joxemi”), unico membro degli Ska-P non originario di Vallecas. Oltre a lui, entra nel gruppo Ricardo Degaldo de la Obra (“Pipi”), amico di Pulpul, che prese il ruolo di seconda voce e di showman del gruppo, ispirandosi in parte a Danilo Fatur del gruppo punk italiano dei CCCP Fedeli alla linea (all’epoca ormai già sciolto).
Il successo arrivò con il secondo album, El vals del obrero, uscito nel 1996 con l’etichetta RCA Records (di proprietà della Sony BMG), specialmente con i brani Cannabis e El vals del obrero, diventati dei classici della band. Gli Ska-P aumentarono inoltre la loro popolarità partecipando al Vallekas Rock Festival, e attraverso una tournée in giro per la Spagna e la Francia.


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Nel 1998 fu pubblicato invece l’album Eurosis, con il quale il gruppo continuò con tour in Spagna e Francia, toccando anche l’Italia (partecipando all’Arezzo Wave) e l’America Latina, esibendosi in Argentina e Messico. Il batterista Pako, che aveva abbandonato la band a metà tour, venne sostituito da Luis Miguel García (“LuisMi”).

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Una grande manifestazione, un fiume di gente chiassosa e coinvolta. Un’espressione di forza, di proposta, di volontà di cambiamento.

Ma pensavo a quelli di noi che non c’erano. A quelli che pensano che il loro contributo non sia necessario, che intanto nulla cambia, che restano ad osservare…
Si, noi pronti a sterilmente giudicare da sconfitti disillusi ciò che ci circonda. Siamo i primi responsabili delle nostre sorti e dell’allucinazione che stiamo vivendo.

E’ legittimo giudicare una sinistra immobile, un sindacato debole, un mondo risucchiato in un gorgo dantesco…

Ma noi cosa facciamo? Dove siamo? Ciò che ci circonda pienamente ci rappresenta.
Ci accontentiamo, squallidi, di coltivare qualche nostra piccola soddisfazione nel nostro ristretto microcosmo, dimenticando il mondo che ci siamo regalati e stiamo regalando ad altri. Di ciò che ci circonda noi siamo i primi protagonisti.

Con la spocchiosa tracotanza di chi ha tutto chiaro in testa sconfiniamo spesso nel più dozzinale qualunquismo.
Confondiamo in una presuntuosa saccenza la nostra incapacità di vivere come un tempo ci accadeva le nostre emozioni, i nostri ideali.
Ed è invece proprio lì la nostra sconfitta… pretesa coscienza.

Emozioni che ieri in piazza alla manifestazione della Fiom ho rivisto in alcuni compagni metalmeccanici che stanno vivendo sulle loro spalle il dramma che tutti vediamo intorno a noi. Che ho rivisto nello sconosciuto incontrato in metro e che mi ha stretto la mano ritrovandomi in corteo. Negli sguardi e nello stupore di coloro che non pensavi di incontrare. Nella delusione di non incontrare chi eri certo che ci fosse.

Questo paese è alla frutta e sicuramente non c’è chi ci dovrebbe rappresentare. E non c’era neanche ieri.
Ma è proprio lì il punto. Per ricostruire qualcosa bisogna farlo dal basso e c’è bisogno di tutti. Per dirla come una vecchia canzone, nessuno si senta escluso.

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Il peggior nemico della rinascita della sinistra è la sinistra stessa.

Una sinistra stagnante e presuntuosa, avvolta su se stessa che non tiene conto di ciò che la circonda. Tesa al conseguimento di un risultato elettorale senza crearne le condizioni. Che è spaventata dalla presenza di Nichi Vendola alle primarie ma che non esclude l’ipotesi Profumo…

Continuiamo a non renderci conto che da quindici anni siamo tutti parte di una rivoluzione culturale che il berlusconismo, attraverso un cesello mediatico, ha radicata nel territorio e nella nazione, sopendo le coscienze e legittimando i riferimenti ed i valori più ignobili degli italiani.

Nella strenua ricerca di una impossibile alternanza, la sinistra ha confuso nei compromessi elettorali la sua identità, perdendo anche il suo storico ruolo di referente culturale ed ideale. Il quadro che da tutto questo scaturisce è per me a dir poco agghiacciante: intolleranza verso ogni diversità, qualunquismo dilagante e, non meno imperante, l’imbarbarimento, che legittima l’affossamento di ogni valore istituzionale ed etico, finalizzato alla riuscita di qualunque basso sogno individuale.

A questo si aggiunga quella che viene definita crisi ma che altro non è che il frutto del capitalismo globalizzato. La totale apertura dei mercati ha prodotto effetti nefasti nel mondo del lavoro. Non ci si può stupire delle frequenti delocalizzazioni delle imprese. Quando Marchionne le ipotizza fa il suo lavoro e l’unica alternativa proponibile da parte padronale non può essere che una logica di tagli salariali, di perdita di diritti acquisiti, di mobilità e fungibilità, di apertura di trattative contrattuali senza futuro.

Questa spietatezza dei mercati può essere combattuta su due soli fronti. Da una parte i governi, in ambito internazionale, dovrebbero rielaborare e disciplinare la questione, fissando dei paletti, impedendo il totale ricorso all’utilizzo della mano d’opera e della conseguente delocalizzazione nei paesi poveri e privi di diritti, favorendo le imprese meno disponibili a questa facile logica. Dall’altra, in ambito nazionale, promuovere attività alternative legate alla ricerca ed alla formazione, creando una distribuzione più armonica del lavoro. Ma sappiamo bene che tutto questo non sta avvenendo.

Pensare di modificare questo stato di cose nel nostro paese attraverso una competizione elettorale, sfruttando magari un aleatorio voto di protesta generato dallo sdegno per la dilagante corruzione, è secondo me sintomatico di totale cecità. Bisogna rendersi conto che questo è un paese da ricostruire, da rifondare.

In questo quadro guardo a Vendola con interesse ma non per il fatto che possa divenire o meno il Leader della sinistra, o non solo. Ciò che ritengo più importante è la capacità di mettersi in discussione. La sua valenza è proprio nel tentativo di riappropriazione del territorio e nel promuovere una politica vicina alla gente. Ne sono un esempio, sia metaforico che reale, le “fabbriche”. Ne è un esempio la sua capacità di coinvolgere i giovani nei circoli di SEL. Ne è un esempio la capacità di aderire alle iniziative di movimenti più o meno spontanei senza la pretesa di cavalcarne l’egemonia. Ne è un esempio la diffusione delle sue proposte e dei suoi risultati attraverso il web.

Vendola, intervistato a Faccia a faccia su Radio3, dice:

“Berlusconi è un individuo geniale. È una persona che ha veramente dei tratti strabilianti, un self made man che riesce a costruire un’intera epopea della vita culturale nazionale. È un prototipo di uomo nuovo che si è saputo imporre sulla scena italiana. Noi abbiamo fatto un errore tragico: demonizzare il personaggio e intenderne poco il meccanismo culturale di riproduzione del consenso”.

Ed aggiunge:

“Berlusconi ha vinto, prima che nelle urne nei sogni e negli incubi degli italiani. Ha plasmato la dimensione onirica. La gente ha cominciato a non avere più sogni collettivi ma ha avuto sogni individuali. Quello, per esempio, della figlia velina. La gente non ha avuto più incubi collettivi come la guerra e la crisi ambientale ma ha avuto incubi individuali come lo zingaro sul pianerottolo. E questa dimensione onirica è il segreto dell’egemonia, del successo berlusconiano”.

Queste sue dichiarazioni, che condivido pienamente, hanno prodotto immediati e bigotti commenti proprio da sinistra. Sempre quella sinistra incapace di mettersi in discussione. Credo invece che la sua analisi debba proprio essere il punto di ripartenza.

Come giustamente sottolinea Bertinotti: “Nichi interpreta un’idea nuova della politica, oltre il Novecento. Credo che sia davvero una promessa per il paese”.

E’ questa la politica di cui abbiamo bisogno. Se non si ricrea la sinistra ed il consenso della gente, il cambiamento non arriverà mai.

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Grandi ovazioni ed attese per il “compagno Fini”. Apprezzamenti al suo discorso a destra e, purtroppo, anche a manca. C’è addirittura, a sinistra, chi fa comparazioni tra i richiami etici ed istituzionali di Fini e la “Questione Morale” di Berlinguer.

Un brivido mi percorre la schiena…

Ma ci siamo davvero bevuti il cervello?
Tutti questi anni di barbarie sociale, di illegalità, di non rispetto delle regole e delle Istituzioni ci hanno forse resi cechi come talpe.
Quanto di “condivisibile” si può trovare nell’intervento di Fini riguarda delle ovvietà che dovrebbero essere alla base della vita politica e sociale del nostro paese.
Si potrebbe definire acqua calda o aria fritta se non fosse che…

Se non fosse che a regole, correttezza, etica e valori ci siamo talmente disabituati da vedere incarnato in chi queste parole professa il nostro “salvatore”. Tanto è il desiderio di toglierci dalle palle Berlusconi che i nostri orizzonti non vanno più in là di un paio di metri.

Ricordo gli anni ’90 e Tangentopoli. Non ho mai creduto che lo scandalo di Tangentopoli fosse occorso per volontà divina o per una improvvisa esigenza di pulizia ed onestà. Credo che il potere sia una brutta bestia e credo che quanto accadde fu solo dettato da una esigenza rigenerativa del potere. Il Pentapartito e la vecchia Democrazia Cristiana erano arrivate alla frutta e c’era bisogno di rinnovare l’immagine del potere. Ne è conferma il fatto che le nefandezze della Prima Repubblica non sono certo cessate nella Seconda. Gli stessi uomini hanno governato e gli stessi illeciti sono stati commessi. Solo in maniera più moderna, utilizzando come mai prima i media, con tecniche più subdole ed aggiornate che, finora, ci hanno offerto un ventennio tra i più bui, che si è espresso oltretutto con un radicamento culturale ed elettorale mai visto prima.

La vecchia DC dal dopoguerra a Tangentopoli, ha di fatto governato il nostro paese col clientelismo per cinquanta anni ma mai si sarebbe sognata risultati di proselitismo ed affezione come quelli che, con ben altra raffinatezza, questo governo ha raggiunto.

Oggi si sta forse concretizzando un processo analogo. Una compagine di briganti che ha governato in barba a qualunque regola e valore, ha raggiunto il suo punto di non ritorno, il suo capolinea. Ed un politico raffinato ha saputo aspettare il momento giusto per allontanarsi, distinguersi e proporsi. E’ arrivato il Rigeneratore!

Chi può mettere in dubbio la condivisibilità di quanto ha detto? Nessuno. Chi può negare la possibilità che la sua operazione potrà toglierci di mezzo l’assolutismo Berlusconiano? Nessuno.

Ma io sono preoccupato.

Preoccupato del fatto che la sottile mossa finiana possa creare le basi di un notevole consenso nel centro destra. C’è il rischio che questa destra “nobilitata” e “rinnovata”, magari con la partecipazione dei moderati di Casini, possa raccogliere tanto consenso da restare in piedi ancora a lungo.

Preoccupato dal fatto che in una logica di tanto decantata “alternanza”, l’agonia di questa maggioranza scaturisca non già da una proposta alternativa dell’opposizione ma da un ricambio interno dell’attuale maggioranza.

Preoccupato da una sinistra che non ha né numeri  né idee, arroccata in un ruolo che più non gli appartiene, insensibile alle spinte della base, incapace di sostenere una battaglia culturale, con una leadership vecchia e statica che davvero non traccia solchi tra sé e l’attuale maggioranza.

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FUORI BERLUSCONI – TUTTI IN PIAZZA – W LA COSTITUZIONE

Firma l’appello di Andrea Camilleri, Margherita Hack, Paolo Flores d’Arcais

Il carattere eversivo dell’azione di Berlusconi è ormai dichiarato, la sua volontà di assassinare la Costituzione nata dalla Resistenza è costantemente esibita. Per difendere la Repubblica è necessario che l’Italia civile faccia sentire unanime la sua voce.

A questa Italia che vuole rinascere dalle macerie in cui l’ha precipitata un regime di cricche chiediamo di scendere in piazza al più presto, l’ultimo sabato di settembre o il primo di ottobre, per una grande manifestazione nazionale a Roma.

Ci rivolgiamo a tutte le associazioni, i club, le testate, i siti, i gruppi “viola”, a tutti i cittadini che si riconoscono nei valori della Costituzione e nella volontà di realizzarli compiutamente. Ci rivolgiamo al mondo della cultura, della scienza, dello spettacolo, a tutte le personalità che hanno il privilegio e la responsabilità della visibilità pubblica, perché si impegnino tutti, individualmente e direttamente, alla realizzazione di una indimenticabile giornata di passione civile.

FUORI BERLUSCONI
REALIZZIAMO LA COSTITUZIONE
VIA I CRIMINALI DAL POTERE
RESTITUIRE LE TELEVISIONI AL PLURALISMO
ELEZIONI DEMOCRATICHE

Andrea Camilleri
Paolo Flores d’Arcais
Margherita Hack

(firma l’appello)

via Appelli Micromega – micromega.

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Rispetto tutti i trapassati ed a nessuno essere umano auguro di morire.
Tutti parlano della scomparsa di uno “Statista” e di un uomo “Simbolo delle Istituzioni”.
Scusate se sobbalzo sulla sedia ma per me essere uomo delle Istituzioni non significa appartenenza, sotto vari ruoli, ai governi che si sono succeduti nel corso della Prima Repubblica, ma avere requisiti di dignità, stimabilità e giustizia propri di chi questi ruoli dovrebbe ricoprire.
Le ovazioni cui sto assistendo e provenienti da più parti in relazione alla dipartita di Francesco Cossiga mi sembrano davvero fuori luogo. Intanto il termine emerito il cui significato è “colui che conserva il grado, le prerogative e talvolta lo stipendio del proprio ufficio pur non esercitandone più le funzioni”. E già questo provoca in me un profondo fastidio. A meno che l’individuo cui questo appellativo si associa non sia “benemerito” e qui ne avremmo ben donde per parlare del personaggio in questione. Proviamo magari a buttare giù una scaletta:

Nel 1966,  Cossiga ricevette la delega a sovrintendere Gladio, sezione italiana di Stay Behind Net, organizzazione segreta dell’Alleanza Atlantica. Per chi non lo ricordasse Gladio era il nome di un’organizzazione clandestina, segreta e paramilitare promossa durante la guerra fredda dalla NATO, per contrastare le forze del Patto di Varsavia.

Nel 1977, mentre Cossiga era titolare del Ministero degli Interni, nel corso di scontri nei pressi dell’Università di Bologna,  venne ucciso dalla Polizia Francesco Lorusso, militante di Lotta Continua. La cosa, ovviamente, generò proteste e manifestazioni, alle quali Cossiga rispose con l’invio di blindati nella zona universitaria. Pressoché contestualmente, a Roma, nei pressi di Ponte Garibaldi, veniva uccisa, sempre dalla Polizia, Giorgiana Masi, cui oggi il ponte è intitolato.

Profeta della repressione premeditata, alcuni ricorderanno che a seguito del suo comportamento quale Ministro degli Interni, il suo nome era frequentemente modificato sostituendo alla C la K e alle S quelle tipiche delle SS naziste.

Nel 1978 riformò i servizi segreti creando i reparti speciali della Polizia NOCS e dei Carabinieri GIS.

Nel 1978, quando fu rapito Aldo Moro, creò rapidamente due “comitati di crisi”, i cui componenti risultarono iscritti alla P2. Degli stessi faceva parte addirittura Licio Gelli nonché uno specialista americano, il professor Steve Pieczenik. [...]

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Oggi, su Micromega, Paolo Flores d’Arcais pubblica un suo pensiero sulla sinistra e la “Questione Morale” ed è forse opportuno rileggere l’intervista apparsa nel 1981 su Repubblica che Enrico Berlinguer rilasciò ad Eugenio Scalfari e che, nonostante i ventinove anni passati, sembra essere fresca di giornata.

Intervista a Enrico Berlinguer
«I partiti sono diventati macchine di potere»

La passione è finita?
Per noi comunisti la passione non è finita. Ma per gli altri? Non voglio dar giudizi e mettere il piede in casa altrui, ma i fatti ci sono e sono sotto gli occhi di tutti. I partiti di oggi sono soprattutto macchine di potere e di clientela: scarsa o mistificata conoscenza della vita e dei problemi della società e della gente, idee, ideali, programmi pochi o vaghi, sentimenti e passione civile, zero. Gestiscono interessi, i più disparati, i più contraddittori, talvolta anche loschi, comunque senza alcun rapporto con le esigenze e i bisogni umani emergenti, oppure distorcendoli, senza perseguire il bene comune. La loro stessa struttura organizzativa si è ormai conformata su questo modello, e non sono più organizzatori del popolo, formazioni che ne promuovono la maturazione civile e l’iniziativa: sono piuttosto federazioni di correnti, di camarille, ciascuna con un “boss” e dei “sotto-boss”. La carta geopolitica dei partiti è fatta di nomi e di luoghi. Per la DC: Bisaglia in Veneto, Gava in Campania, Lattanzio in Puglia, Andreotti nel Lazio, De Mita ad Avellino, Gaspari in Abruzzo, Forlani nelle Marche e così via. Ma per i socialisti, più o meno, è lo stesso e per i socialdemocratici peggio ancora…

Lei mi ha detto poco fa che la degenerazione dei partiti è il punto essenziale della crisi italiana.
È quello che io penso.

Per quale motivo?
I partiti hanno occupato lo Stato e tutte le sue istituzioni, a partire dal governo. Hanno occupato gli enti locali, gli enti di previdenza, le banche, le aziende pubbliche, gli istituti culturali, gli ospedali, le università, la Rai TV, alcuni grandi giornali. Per esempio, oggi c’è il pericolo che il maggior quotidiano italiano, il Corriere della Sera, cada in mano di questo o quel partito o di una sua corrente, ma noi impediremo che un grande organo di stampa come il Corriere faccia una così brutta fine. Insomma, tutto è già lottizzato e spartito o si vorrebbe lottizzare e spartire. E il risultato è drammatico. Tutte le “operazioni” che le diverse istituzioni e i loro attuali dirigenti sono chiamati a compiere vengono viste prevalentemente in funzione dell’interesse del partito o della corrente o del clan cui si deve la carica. Un credito bancario viene concesso se è utile a questo fine, se procura vantaggi e rapporti di clientela; un’autorizzazione amministrativa viene data, un appalto viene aggiudicato, una cattedra viene assegnata, un’attrezzatura di laboratorio viene finanziata, se i beneficiari fanno atto di fedeltà al partito che procura quei vantaggi, anche quando si tratta soltanto di riconoscimenti dovuti.

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The Grande Mothers re:invented o Grand Mothers è una emanazione del gruppo The Mothers of Invention, nato nel 1964 dalle ceneri dei Soul Giants. Noto per essere stato il gruppo musicale di Frank Zappa, The Mothers of Invention ha accompagnato il compositore fino agli inizi degli anni ’70, quando il gruppo si sciolse.

The Grand Mothers è attualmente composto da cinque elementi. Due provenienti dal gruppo originario: Don Preston (tastiere e voce) e Roy Estrada (basso e voce). Uno dal gruppo che negli anni successivi allo scioglimento dei Mothers of Invention ha accompagnato Frank Zappa: Napoleon Murphy Brock (voce, sax e flauto). Gli altri due elementi, di più recente acquisizione, sono Chris Garcia (percussioni) e Robbie ´Seahag´ Mangano, un giovane chitarrista di indubbia abilità. Chi volesse intrattenersi tra emanazioni, diatribe varie, ingressi e abbandoni dei componenti, può farlo visitando queste pagine:

http://www.united-mutations.com/g/grandmothersreinvented.htm
http://www.sandroliva.com/grandmothers.html

Quello che invece mi preme condividere è l’entusiasmo per la splendida performance dei The Grand Mothers che ieri sera hanno dato il meglio al Rock City 2010, uno spazio all’aperto nei pressi di Cinecittà nell’ambito dell’estate romana. Un concerto inaspettato e poco pubblicizzato che ha visto la band coinvolgere la platea per due ore e mezza. Un concerto di grande qualità assolutamente privo della benché minima sbavatura. Se si considera poi l’ormai veneranda età di alcuni dei componenti (Preston compie 78 anni a settembre), c’è da supporre che a dar loro tanta energia ci sarà stata anche la presenza dello spirito dello zio Frank. Non l’ho visto ma sono certo che era lì…

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