apr 292010
 

CONTRO UNA SENTENZA INIQUA E UNA CENSURA INACCETTABILE

Vogliamo che la voce del giornalista e documentarista Fulvio Grimaldi non venga spenta, come avverrebbe se “Liberazione”, giornale comunista, insistesse nell’esecuzione della sentenza d’appello che ha condannato Grimaldi a restituire a “Liberazione” i 100mila euro avuti in primo grado come risarcimento del danno subito dall’editto bulgaro di Bertinotti che ne ha determinato il licenziamento su due piedi in occasione della pubblicazione di un suo articolo su Cuba nel 2003, non gradito all’allora segretario del PRC.

via Petizioni Italiane – APPELLO PER FULVIO GRIMALDI.

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apr 142010
 

di Antonio Padellaro

La lettera dell’imprenditore che ha pagato la mensa dei bambini di Adro nel bresciano è un documento che racconta perfettamente la miseria di questa Italia. E la sua dignità. Di quelle amministrazioni leghiste che raccolgono messe di voti lisciando il pelo ai peggiori istinti, scrive l’anonimo cittadino, elettore di destra, come meglio non si potrebbe. Non serve aggiungere parole. Ma l’elenco delle miserie della politica, purtroppo, è molto più lungo e desolante. Perché mentre c’è chi versa diecimila euro per sanare un’infamia, altri che avrebbero potuto fare lo stesso, e anzi molto di più, dov’erano? Per esempio, i vertici del Pd impegnati in queste ore nei soliti contorcimenti verbali per giustificare l’ennesima sconfitta elettorale. Che è prima di tutto la conseguenza dell’essere spesso da un’altra parte e non nei luoghi nei quali si soffre e dove l’umanità è facoltativa.

Pensate se al comune di Adro si fosse, per dire, presentato Bersani con i soldi in mano che colpo sarebbe stato, che sferzata di energia nuova e pulita per questo partito esangue e malinconico. Non parliamo del partito dell’amore che dei bambini se ne frega altamente. Al massimo li usa come spot nei ridicoli comizi sui valori della famiglia e poi li getta via come manifesti usati. Del resto, cosa aspettarsi da governanti che (notizia d’oggi) dopo aver minacciato sfracelli per ottenere un decreto salva-liste arrivando a intimorire il capo dello Stato, poi lo fanno allegramente decadere tanto ormai ad elezioni vinte non serve più e tanti saluti.

La domanda è semplice: quanta generosità è ancora nascosta in questa Italia che possa salvarla dai politicanti indegni e dai loro sostenitori incarogniti da una propaganda rancorosa e gutturale? La barca italiana è destinata ad affondare appesantita da paura e grettezza? O a salvarla provvederanno gli anonimi di cuore che ogni giorno tirano la carretta, danno una mano, si preoccupano di chi non ha e si vergognano dell’intolleranza di chi ha troppo? Quelli che non desiderano andare a pavoneggiarsi in televisione. Quelli che riescono a scrivere parole che dopo averle lette tutti vorremmo averle pensate. O forse ci salveranno i bambini a cui è stato dato un pasto?

via Chi ci salverà? | l’AnteFatto | Il Cannocchiale blog.

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apr 132010
 

Non è sorprendente l’episodio in se. Già in passato abominie di questo tipo si sono verificate, anche se occasionali e vedendo perlopiù, quali protagonisti di queste azioni, gruppi terroristici più o meno disperati.

Quello che contraddistingue questo nuovo episodio ha in se qualcosa di epocale. Un nuovo corso.

Azioni di questo tipo non erano mai state perpetrate da parte di governi più o meno riconosciuti dall’occidente. E ancora più allucinante in questo caso parliamo del governo fantoccio di Hamid Karzai, sostenuto e legittimato da una accolita di invasori guerrafondai, americani in testa. Oramai non si conosce più vergogna e si ricorre ad ignobili porcherie come questa, colpendo una organizzazione umanitaria che opera da anni nel giusto, pur di coprire le immondizie di una guerra ed i loro responsabili.

Per far tacere Ilaria Alpi riguardo a loschi traffici e torture, forse perché impreparati, si scelse a suo tempo la via dell’omicidio e, dopo quindici anni quel delitto resta ancora nell’ombra. Oggi in questo mondo sopito non c’è più neanche bisogno di ricorrere all’omicidio: basta la diffamazione, spalleggiata dai supporter internazionali dell’intossicazione mediatica ad allontanare di fatto tutti gli elementi di disturbo e i testimoni dal teatro dei misfatti. Si è diventati più raffinati. Ora sono globalizzate ed esportate anche le tecniche criminali di stato.

E questa Italietta è sempre in prima fila, scudiera fedele, col suo manipolo di beceri governanti cialtroni che, mai stanchi di assuefare le menti dei dementi, anzichè intervenire a sostegno dei rapiti, ipotizza subdolamente fantomatiche connivenze con al Qaeda, cercando di apporre il “rosso marchio di infamia” anche su Emergency e Gino Strada. Con tutta l’impudicizia del nostro “Ministro della guerra”, che spende due milioni di euro al giorno per la partecipazione al banchetto.

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apr 102010
 

Sono abbonato al Fatto Quotidiano e ne apprezzo lavoro e giornalisti.
Oggi mi è capitato di leggere sul blog del giornale un post di Beatrice Borromeo, la graziosa ex modella nipote di Marta Marzotto e laureanda Bocconi, dedicato all’”eroina” Yoani Sanchez.

Che a Cuba non ci sia un governo propriamente democratico è cosa nota. Storicamente evidente è pure che Cuba non avrebbe avuto alcuna possibilità di sopravvivenza con un ordinamento diverso da quello che ha avuto. Il contrapporsi all’egemonia statunitense di questa isola, è stata un’operazione a dir poco fantascientifica.

Prima dell’avvento di Castro, Cuba era un feudo statunitense e la sua unica risorsa era un’agricoltura finalizzata alla sola coltivazione della canna da zucchero. Con la rivoluzione Castrista sono state nazionalizzate tutte le risorse economiche del paese, dall’agricoltura alle industrie, dalle banche ai servizi e, con l’aiuto dell’Urss, Cuba ha potuto convertire le sue risorse in petrolio ed aiuti finanziari. Tutto questo nonostante il totale embargo da parte degli Stati Uniti e dei suoi satelliti.
La caduta dei blocchi ha ovviamente inferto alla piccola isola un colpo ferale ma ha spinto il suo governo a conseguenti aperture: verso i mercati e gli investimenti stranieri, verso il dollaro americano che è stato legalizzato, verso il turismo. Aperture ulteriori sono poi intervenute con il trapasso dei poteri da Fidel al fratello Raoul.

Consideriamo poi che nel corso del tempo, Cuba è stata oggetto non solo di embargo ma di centinaia di attentati condotti dalla CIA per destabilizzarne il governo. Proviamo magari a ricordare che la CIA, utilizzando 1500 profughi cubani, sferrò uno sfacciato attacco all’isola presso la Baia dei Porci. Magari cerchiamo anche di ricordare che questa operazione fu condotta proprio sotto la presidenza del “democratico” Kennedy. Si, lo stesso “democratico” Presidente che a detta di molti creò i presupposti della Guerra del Vietnam.

Questa premessa non vuole minimizzare l’importanza dei diritti civili che a Cuba, come ovunque, sono sacrosanti.

Sacrosanti anche qui in Italietta, dove la nostra “consolidata democrazia” ci vede calpestare Costituzione, Magistratura, diritto al lavoro, informazione etc. etc…
E’ giusto che si esprimano voci di dissenso e credo che il dissenso ed il confronto non possano che produrre frutti positivi.

Tenendo però presente che il mondo cubano non è il nostro mondo e che forse non lo conosciamo in modo abbastanza profondo, onde evitare di assoggettarsi alla logica mediatico/economica dei poteri che dominano questo infetto globo, cerchiamo almeno di osservare in modo per quanto possibile obiettivo quello che accade.

Yoani Sanchez si è laureata a Cuba (dove da sempre il diritto allo studio è consentito a tutti insieme a tutta una serie di politiche sociali), ha vissuto qualche anno in Svizzera ed è tornata a Cuba per motivi familiari.
A parte l’aneddoto del suo breve arresto, non mi sembra che incontri grandi difficoltà nella pubblicazione del suo blog Generazione Y, tradotto in 18 lingue.
Ha raggiunto una notevole notorietà e rilascia continue interviste, cosa che il poco democratico governo cubano, se volesse, potrebbe evitare.
Raccoglie vari premi giornalistici come quello recentemente ottenuto da El Pais (prima che oltre il 50% di questa testata, dopo essere partecipata anche di Berlusconi, non passasse di proprietà Amerikana).
In un paese dove certo la banda larga è ben lungi dal divenire, lei ha il suo blog ospitato su un server tedesco che ha un’ampiezza di banda circa 60 volte superiore a quella di Cuba.

E’ quindi lecito chiedersi quanto l’”eroina” Sanchez sia votata alla “liberazione” del suo paese o se invece non rappresenti un canale mediatico molto utile ai poteri opposti a Cuba.

Equazioni come la Sanchez fanno molto comodo al potere.
Potremmo citare il Dalai lama in Cina, che pur rappresentante di un potere di stampo medievale tra i più totalitari, è diventato un vessillo di libertà, in misura direttamente proporzionale al radicamento economico della Cina nei mercati mondiali.

Potremmo citare il guerrafondaio e stragista governo israeliano nel mondo arabo, caposaldo statunitense per il controllo di palestina e dintorni. E via discorrendo…

Sarebbe quindi opportuno non fermarsi alla superficialità emotiva delle cose, evitando magari “errori” come quelli programmati per il 12 aprile da Quotidiano.net, il Resto del Carlino, La Nazione e Il Giorno che promuovono una giornata in favore dei prigionieri politici di Cuba, “stranamente” dimenticando quelli ancora costretti nelle carceri di Guantanamo dal governo degli Stati Uniti.

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mar 282010
 

dal Blog di Alessandro Ghebreigziabiher

Nonostante il mio punto di vista sia vicino alle motivazioni che hanno spinto Santoro ad organizzare la diretta/manifestazione di ieri sera, per quanto riguarda i contenuti – da sempre l’elemento più importante – gli unici interventi che ho apprezzato veramente sono quello di Daniele Luttazzi e soprattutto quello di Mario Monicelli.Il primo, con la metafora dell’Italia sodomizzata e contenta, per chi non l’avesse ancora chiaro, è l’ennesima dimostrazione di cosa voglia dire fare satira.Il secondo ha rilasciato un messaggio da salvare nel più prezioso hard disk della nostra memoria.Tra le cose che ha detto ne ricordo due: “La speranza è una trappola inventata dai padroni…”La quale è ovviamente una acuta provocazione, in quanto subito dopo il maestro aggiunge: “Spero che il nostro film finisca con quello che in Italia non c’è mai stato… una bella rivoluzione…” [...]

via Alessandro Ghebreigziabiher.

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gen 052010
 

DALLA STORIA DI RADIO SUD ALL’ECO DI RADIO AUT NASCE RADIO 100 PASSI

Il percorso delle radio libere in Italia negli anni 70 ha fatto storia. Ancor oggi si parla di Radio Alice ed in Sicilia di Radio Sud quali esempi di un modo diverso di fare informazione, oggi quasi scomparso.
Con gli stessi intenti e con l’aiuto di alcuni fautori di Radio Sud, nasceva in seguito Radio Aut, ancor più ricordata, per la triste storia che la lega all’omicidio di Peppino Impastato.

Se in altre regioni d’Italia alcune di quelle emittenti sono in qualche modo sopravvissute, è il caso di Radio Popolare, in Sicilia d’esperienze come quelle non n’é rimasta più traccia.

Dopo anni di dominio dei grossi network commerciali che hanno spazzato le radio locali e tutti coloro che avevano fatto di quel mezzo una nuova forma d’espressione, oggi, la nascita di internet e delle web radio, sta facendo, sia pur inconsapevolmente, ripercorrere ai più giovani la strada delle radio libere interrotta dalle successive leggi, che, a danno della democrazia hanno favorito i grossi capitali.

In Sicilia:

  • le voci dell’informazione sono poche ed in ogni caso omologate;
  • radio, televisioni ed altri mezzi d’informazione sono a servizio di pochi e schiave della pubblicità;
  • gli spazi culturali sono quasi inesistenti;
  • i giovani artisti e la musica emergente non hanno mezzi di divulgazione;
  • l’illegalità è vissuta come normale modo d’operare senza destare più indignazione;
  • le mafie hanno indossato il doppio petto e sotto forma d’imprese si stanno radicando in tutta Europa.

Per questo, il gruppo che diede vita e lavorò a Radio Sud, ritiene opportuno che sia arrivato il momento di riavviare il percorso interrotto per: dare voce ai tanti che vogliono una Sicilia diversa, informare senza condizionamenti, dare spazio alle nuove proposte culturali ed alle forme d’espressione sommerse.

Riaprire Radio Sud o Radio Aut sarebbe stato anacronistico e nostalgico.
Per questo, per far sì che il loro patrimonio non vada disperso, ma si evolva unendo le esperienze di coloro che hanno dato vita alle radio libere degli anni 70, con le conoscenze che i più giovani hanno dei nuovi sistemi di comunicazione, nasce RADIO 100 PASSI.
La nuova emittente, che inizialmente parte come web-radio, (www.radio100passi.net), ma per abbracciare in seguito altre piattaforme, intende riavvicinare larghi strati di popolazione e di giovani all’impegno sociale rendendoli protagonisti.

Grazie al lavoro ed alla caparbietà di Felicia e Giovanni Impastato, all’impegno dei compagni di Peppino, ma anche delle tante associazioni ed iniziative nate in seguito in tutta Italia ed all’estero, la storia di quegli anni è diventata patrimonio di tanti, “Radio 100 Passi” vuole amplificarla e diffonderla.
Fautori della nuova radio siciliana, l’Associazione di Promozione Sociale e Volontariato, “Rete 100 Passi” e “Associazione 100 PASSI network”, che coinvolgendo le associazioni e le emittenti nate in Italia ed all’estero sull’ispirazione di Peppino Impastato, intendono creare un circuito per diffondere in tutta Europa la cultura della legalità.

Clicca sul link per accedere alla pagina di Radio 100 Passi, dove potrai trovare tutte le informazioni e scaricare i files per ascoltare la radio anche attraverso il tuo player preferito

COMUNICATO DELLA REDAZIONE DI RADIO 100 PASSI IN OCCASIONE DELL’INIZIO DELLE TRASMISSIONI

Oggi è il 5 gennaio 2010. Oggi Peppino Impastato compie 62 anni. Dico compie e non avrebbe compiuto perché se sono le idee e l’ esempio della azioni che marcano la presenza di un uomo tra quelli che rimangono, ebbene Peppino è tra noi ora come allora.
E’ stata la sua presenza ad indurci ad aprire una web radio che potesse servire quale voce dissonante in un contesto culturale acquiescente e omologato. E’ per questo che abbiamo deciso di iniziare, pur se tra mille difficoltà, le trasmissioni qui da Cinisi da Casa Memoria Felicia e Peppino Impastato perché è qui che fu tentato di spezzare il filo ideale con la giustizia e la verità e qui abbiamo ritenuto giusto dovesse essere riannodato. Il tentativo non riuscì. Non riuscì per merito di quanti di noi gridarono sino a divenire afoni la rabbia e la verità contro una falsa verità che voleva liquidare l’ omicidio mascherandolo con connotati eversivi.
Non riuscì per merito di alcuni che in questi anni hanno caparbiamente tenuto acceso un lumicino anche quando era scomodo farlo e non riuscì soprattutto per merito del fratello Giovanni e di mamma Felicia autrice di una vera rivoluzione culturale che meriterà di trovare posto nei libri di storia della Sicilia.
Riprendiamo da qui dunque non più in FM come Radio Aut o Radio Sud negli anni ’70 perché da allora ad oggi il monopolio informativo ha esteso i suoi tentacoli ovunque, ma con gli strumenti delle moderne tecnologie. Ecco l’ idea del web radio che richiederà agli ascoltatori, a noi ascoltatori, ancora più impegno. Non si accenderà più la radio distrattamente per sentire cosa dice ma bisognerà connettersi con un computer e tramite una linea ADSL insomma…bisognerà volerlo fare.
Ecco quello che vogliamo, gente, tanta gente che deciderà volontariamente di ascoltarci, di sostenerci, di partecipare attivamente alla creazione e alla conduzione di radio100passi IL MICROFONO DEI SICILIANI ONESTI.
Auguri a voi, buon lavoro a noi, VIVA PEPPINO IMPASTATO.

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dic 162009
 

Questo pupazzo con l’aria da boy scout che sembra appena uscito dall’oratorio è lo stesso soggetto presente ad Annozero il 3 dicembre u.s., in qualità di amministratore e coordinatore della pagina di Facebook che promuoveva il “Si B Day”.

Per chi avesse rimosso non la pagina ma il solo proposito farneticante di cui si faceva promotore, rammento che tale manifestazione avrebbe dovuto aver luogo nella stessa piazza ed allo stesso orario in cui si era dato appuntamento il Popolo Viola nella giornata del “No B Day”.

Credo che questo già basti a qualificare la veridicità di quanto esposto nel video. Se l’intenzione era quella di presentare come attendibile l’ipotesi che non si sia trattato di un gesto isolato ma dell’effetto di uno strisciante terrorismo della piazza, l’operazione poteva essere architettata in modo meno sciocco.

Se c’è un provocatore, per quanto patetico, è proprio questo bamboccio che ha cercato di coinvolgere quattro gatti in una iniziativa idiota!

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dic 152009
 

Questa mattina alla Camera il capogruppo del Pdl, Fabrizio Cicchitto, ha indicato Il Fatto Quotidano e Marco Travaglio come mandanti morali della vile aggressione a Silvio Berlusconi da parte dello psicolabile Massimo Tartaglia.

Cicchitto ha detto : “La mano di chi ha aggredito Berlusconi è stata armata da una spietata campagna di odio: ognuno si assuma la propria responsabilità”. Poi ha aggiunto: “A condurre questa campagna è un network composto dal gruppo editoriale Repubblica-L’Espresso, dal mattinale delle procure Il Fatto, dalla trasmissione di Santoro Annozero e da quel terrorista mediatico di nome Travaglio”. Deve essere chiaro a tutti che da questo momento i giornalisti de Il Fatto Quotidiano, come le altre persone elencate da Cicchitto, sono a rischio. Le parole durissime di questo importante esponente del partito di maggioranza relativa ci mettono tutti nel mirino. Non siamo però eccessivamente preoccupati. Sappiamo che il Paese è migliore di chi lo rappresenta in Parlamento non perché eletto dai cittadini, ma perché nominato dal principe di turno.  Tra la stragrande maggioranza degli italiani, siano essi di destra o di sinistra, il “clima d’odio” evocato dai nostri piccolissimi politici per il loro misero tornaconto elettorale, non c’è. E quella che Cicchitto definisce una “campagna” è in realtà la semplice cronaca di fatti. Quella cronaca che, come giornalisti, abbiamo il dovere di fare. E che, qualunque cosa accada, continueremo a fare.

via Noi del Fatto Quotidiano messi al centro del mirino – Primo Piano | l’AnteFatto | Il Cannocchiale blog.

Di seguito il video del farneticante intervento di quella perla di capogruppo del Pdl…

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dic 142009
 

Si potrebbe almanaccare a lungo sul valore simbolico di quel gadget a forma di duomo di Milano (se le testimonianze riferite dicono il vero) scagliato sul volto dell’uomo che dalla Madunina ha cominciato il suo viaggio verso il potere. O meglio, l’onnipotenza. Un volto che artifici cosmetici e chirurgici vorrebbero conservare intatto nel tempo, e che in un attimo viene prostrato dal sangue che copioso sgorga dalla ferita. E il sovrumano rientra nei limiti dell’umano. [...]

via L’aggressione a Berlusconi e l’ineccepibile posizione di Di Pietro – micromega-online – micromega.

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nov 102009
 

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Salutare favorevolmente la ricorrenza dell’abbattimento del muro di Berlino è quanto di più ovvio si possa fare.
A prescindere dalle proprie convinzioni ideologiche e dalle proprie speranze giovanili, non si può che plaudere alla dismissione di un simbolo del potere totalitario. Una spina nel fianco anche per il sogno della sinistra, storicamente impegnata se non a giustificare, quantomeno a trovare ragioni, spiegazioni e percorsi autonomi e diversi…
E fin qui tutti d’accordo.

Ciò che però si omette di rappresentare, in questa occidentale enfasi mediatica, è gran parte della realtà dei fatti.
Il muro, purtroppo, non è caduto perché superato da un processo di unificazione (che ancora non c’è) né perché la volontà popolare sia stata riconosciuta sovrana…
Il muro è stato abbattuto perché il potere internazionale aveva deciso di porre fine alla logica dei blocchi, ormai anacronistica, e di impegnare “nuovi” percorsi.
Che una economia come quella sovietica, rivolta al soddisfacimento dei bisogni interni, senza tener conto della mondiale globalizzazione, volgesse al termine era a dir poco scontato.
La caduta del muro ha rappresentato la conferma del decadimento del sistema sovietico, ratificato dalla caduta dell’Unione Sovietica stessa nel 1991.
Ciò che ne è seguito, se letto con onestà intellettuale, ben si discosta però dal desiderio di quei popoli che cercavano la democratizzazione dei loro paesi.

Non era certo nelle loro intenzioni rinunciare a tutta una serie di politiche sociali che in passato avevano avuto. Ed invece l’aggressione liberista ha prodotto in quei paesi lotte nazionalistiche, etniche e la perdita di quei sostegni sociali che gli erano propri, a vantaggio di un ridotto numero di fasce sociali.

Ciò che resta delle esperienze socialiste sono oggi la Russia di Putin, la Cina…
Esperienze che dei loro connotati originali tutto hanno abbandonato, trasformandosi in mostri.
Ma mostri potenti e per questo rispettati anche da coloro che non ne condividono la genesi, che non si preoccupano più del quanto siano più o meno rispettati i diritti civili ma solo di quale sia il peso delle loro economie nei mercati internazionali.

Agli ipocriti sfugge che servizi segreti come la Stasi, non erano soltanto aldilà del muro ed hanno operato indisturbati ovunque fiancheggiando poteri totalitari ed oppressivi, seminando sangue ovunque.

Altri muri restano in piedi e non sono oggetto della stessa attenzione dei media né della sensibilità altisonante della nostra casta politica. A questa banda di ipocriti sfugge la presenza di muri tra India e Pakistan, tra le due Coree o, molto più vicino, quello tra Israele e Palestina. Questi sono muri, al momento, meno interessanti e politicamente meno remunerativi…
Soprattutto, si è dimentichi di cosa, a seguito della caduta del muro e dell’ex Unione Sovietica, sia accaduto in questo ventennio. Forse nessuno si aspettava ne si augurava le guerre, etniche e non, scoppiate nei balcani, le invasioni nei paesi ex satelliti, né i fatti di cronaca che certo non offrono un’immagine ideale di questi “paesi liberati”.

E il Grande Fratello occidentale si profonde in questa carnascialata con sapiente malafede, sapendo di essere tenutario di un potere dai connotati meno oppressivi ma infinitamente più raffinati e subdoli…
Il potere purtroppo vive della sua oppressione, palese, mediatica o economica che sia, e la sua “modernizzazione” non può essere accolta, almeno da me, con grida di giubilo

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