di Alberto Asor Rosa
Due, tre giorni dopo il terremoto dell’ultima consultazione amministrativa, il Cavaliere era di nuovo in giro fra i potenti della terra a mostrare con l’ostentazione del suo immarcescibile sorriso (in verità sempre più macabro) e con le pacche distribuite sulle spalle di Biden e di Medvedev che nulla era cambiato, che si andava avanti senza neanche guardarsi intorno, che la forza era ancora dalla loro parte. L’incoronazione del figlio prediletto, Angiolino Alfano, a Segretario (!) del Pdl colorava d’una tinta decisamente comica i lineamenti di quello che vorrebbe forse essere un lento e magari contrattato declino (come per l’amico Gheddafi non è da escludere che si pensi a un’uscita di scena con salvacondotto giudiziario e conservazione integrale del patrimonio male acquisito).

viaIL MANIFESTO.

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Trovo indecente che il maggiore partito della sinistra italiana sia come di consueto incapace di affermare una visione alternativa allo scempio che stiamo vivendo.

Non amo seguire i salotti televisivi dove sembra che si scontrino i guitti della nostra politica. Ma volente o nolente ci cado spesso. Ed è la volta di Ballarò, dove sono costretto ad assistere alla contrarietà bersaniana alla patrimoniale.

E’ scandaloso! La disoccupazione avanza inesorabile, il precariato è il comune denominatore delle nuove generazioni, i contratti scadono e non vengono rinnovati se non penalizzando i lavoratori con l’ausilio di talune sigle sindacali che non si capisce da che parte stiano e quale sia il loro ruolo… E redigere questo elenco disperato è addirittura fastidioso.

E’ evidente che l’unica soluzione, quantomeno di sopravvivenza, è proprio la riforma di un sistema fiscale che certo al momento non garantisce in alcun modo un’equità sociale. Un’equità che non può non prevedere il recupero dell’evasione fiscale e con questa anche una rivisitazione dei tassi cui sono assoggettati i patrimoni. Mi sembra che questo “governo”, con il rientro dei capitali illegalmente trasferiti all’estero, abbia già fatto discutibili regali a chi in questa drammatica situazione continua a godere di un profitto che non è più concesso ad altri.

Sono stanco di un clima preelettorale dove dei cialtroni miranti al solo consenso dei votanti giocano a stare col piede in due staffe per non perdere elettori. La situazione vergognosa in cui oggi si trova la sinistra italiana è dovuta proprio alla mancanza di chiarezza di intenti che ha omogeneizzato il panorama, orribile, della politica italiana. Il PD cerchi di cominciare a rispettare i suoi elettori, tra i quali certo non mi annovero, facendosi portavoce di interpretazione della realtà proprie di coloro che ancora lo votano e non offenda le radici e la storia da cui proviene e grazie alla quale raccoglie ancora qualche voto.

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Hanno votato tutti i salariati, a Mirafiori, sull’accordo proposto dall’amministratore delegato Marchionne. Tutti, una percentuale che nessuna elezione politica si sogna. E sono stati soltanto il 54% i sì e il 46% i no, un rifiuto ancora più massiccio di quello di Pomigliano. Quasi un lavoratore su due ha respinto quell’accordo capestro, calato dall’alto con prepotenza, ed esige una trattativa vera.

Per capire il rischio e la sfida di chi ha detto no, bisogna sapere a che razza di ricatto – questa è la parola esatta – si costringevano i lavoratori: o approvare la volontà di Marchionne al buio, perché non esiste un piano industriale, non si sa se ci siano i soldi, vanno buttati a mare tutti i diritti precedenti e al confino il solo sindacato che si è permesso di non firmare, la Fiom, o ci si mette contro un padrone che, dichiarando la novità ed extraterritorialità di diritto della joint venture Chrysler Fiat, si considera sciolto da tutte le regole e pronto ad andare a qualsiasi rappresaglia. L’operaia che è andata a dire a Landini «io devo votare sì, perché ho due bambini e un mutuo in corso, ma voi della Fiom per favore andate avanti» dà il quadro esatto della libertà del salariato. E davanti a quale Golem si è levato chi ha detto no. Tanto più nell’epoca che Marchionne, identificandosi con il figlio di Dio, ha definito «dopo Cristo», la sua. (leggi tutto)

via IL MANIFESTO.

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IL GOVERNO annuncia un pugno più duro con le manifestazioni politiche, a cominciare dalle prossime degli studenti e degli universitari. Il governo non si risparmia. Fa le veci del Parlamento. Fa le veci della magistratura, si impegna all’unisono, interni e giustizia, a spiegarle che i ragazzi fermati vanno tenuti in galera. Si profonde in avvertimenti sul ritorno del Sessantotto e degli anni di piombo. Dal’45 al Sessantotto erano passati 23 anni. Dal Sessantotto a oggi 42. I “ragazzi” di oggi, dai 41 anni in giù, sono nati dopo il Sessantotto, e dai 40 in giù dopo lo sbarco sulla luna.

Che studenti ricercatori operai vadano sui tetti al governo sembra seccante, ma fino a un certo punto. Da lì possono solo scendere, o buttandosi di sotto, e non c’è problema, o dalle scale, e basta aspettarli e rimetterli al loro posto. Che dai tetti scendano nelle strade e le riempiano e tornino ad avere insieme obiettivi definiti e un’ispirazione generale, che ripudino una presunta riforma e non ne possano più di un’intera idea del senso della vita, questo il governo non può sopportarlo. Il governo ha tutto il potere, e lo venera come un sacramento, il Parlamento è un incidente sempre più superfluo, giustizia e stampa (non servili) cerimonie fastidiose, le polizie  -  quando non manifestano a loro volta contro il governo  -  un privato servizio d’ordine.

La cosa è culminata  -  per il momento  -  nell’invenzione del Viminale: l’estensione del Daspo alle manifestazioni politiche  -  cioè alla politica. Essendo le manifestazioni politiche appunto il modo di manifestarsi della politica, la proposta vale né più né meno all’esonero di polizia di un certo numero di cittadini  -  “ritenuti pericolosi”  -  dalla politica, e dunque, per completare il giro di parole e di fatti, dalla cittadinanza. Ascoltare la trovata e sorridere  -  o ridere francamente  -  è fin troppo facile. “Li vogliamo vedere, a decidere chi può partecipare a un corteo o a un comizio, e poi a impedirglielo”. Ma il bello delle trovate reazionarie sta proprio lì: che vengano sparate nonostante la loro enormità, anzi, grazie alla loro assurdità. Gli anziani si ricorderanno le polemiche roventi sulle leggi d’eccezione e il fermo di polizia. Ma il fermo di polizia, anche il più arbitrario per durata e modalità, pretende almeno di far seguire l’arbitrio a un reato commesso. Qui il fermo ne precede la presunzione, vagheggia una legislazione dei sospetti. Alle manifestazioni politiche possono partecipare solo i buoni cittadini: i cattivi no. Chi sono i cattivi? Quelli che, se si permettesse loro di partecipare alle manifestazioni politiche, si comporterebbero male. Logico, magnifico. Vengo anch’io. No tu no. E perché? Perché no. Il Viminale non vuole. Per il nostro bene.

L’idea del Daspo politico è così genialmente ministeriale da lasciare ammirati e senza parole. All’inizio; poi le parole vengono, altro che se vengono. Una volta che vi siate informati su che cos’è (è il Divieto di Accedere alle manifestazioni SPOrtive, scritto così) perché non applicare il Daspo anche agli accessi alle Autostrade Italiane? Ho appena sentito dalle autorità preposte che la colpa di ieri è degli automobilisti sventati che sfidano la sorte senza attenersi alle raccomandazioni dei cartelloni stradali (“catene a bordo” eccetera: anche in treno?). Dunque Daspo ai caselli. Manifestanti o automobilisti, basterà dotare le polizie (e le forze armate, per la sinergia) di un elenco dei facinorosi, da compulsare al momento della loro discesa in strada. Del resto, diciamocelo: elenchi così ci sono già, pubblici e privati.

Per le incombenti manifestazioni studentesche basterà disporre di un primo catalogo approssimativo: due o tre milioni di nomi e cognomi. Del resto, avvenne già. Anzi, geniale com’è, l’idea ministeriale rischia di essere troppo modesta rispetto ai precedenti classici. Fascismo o “socialismo reale” non sapevano forse assicurare l’ordine pubblico e lo svolgimento ordinato delle libere manifestazioni, piuttosto che con la bruta repressione, con una accurata azione preventiva (di igiene, vorrei dire, ora che questa sintomatica parola  -  “la guerra, igiene del mondo”  -  è stata rimessa all’onore del mondo stesso)? Andando più per le spicce, quei regimi non si limitavano ad applicare un Daspo antemarcia ai sospetti dissidenti per le eventuali loro manifestazioni pubbliche, ma per le proprie. Alla vigilia delle quali gli oppositori, meticolosamente schedati senza bisogno di computer, quando non fossero già al sicuro in galera o al confino, venivano arrestati o consegnati agli arresti a domicilio. E la piazza delle manifestazioni di regime ne risultava sgombra dal rischio di incidenti: igiene, appunto, piazza pulita di rivoltosi, violenti e altri rifiuti organici.

Si applichi dunque il Daspo alle manifestazioni politiche, ma se ne escludano le manifestazioni di opposizione al governo  -  non occorre vietarle, basta abolirle  -  e lo si applichi rigorosamente a quelle del Pdl, della Lega e delle forze loro alleate e genuinamente fasciste, dai cui paraggi saranno allontanati i membri dell’Elenco Facinorosi, e concentrati per il tempo necessario alla sicurezza collettiva e all’ordinato esercizio del diritto di manifestazione  -  36 ore minimo  -  fra Incisa Valdarno e Firenze Sud. A bordo. In catene.

(19 dicembre 2010)

via Il permesso di manifestare – Repubblica.it.

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No alla tortura di stato. Proclamiamo il 9 febbraio “Giornata della libertà di scelta sulla propria vita” – micromega

Per il prossimo 9 febbraio il Governo ha istituito la Giornata Nazionale degli Stati Vegetativi. Decisione moralmente mostruosa, poiché offende la memoria di Eluana Englaro, che in quel giorno finalmente vedeva un anno fa rispettata la sua volontà sul proprio corpo. Decisione istituzionalmente irricevibile, poiché ufficializza come “delitto” una sacrosanta sentenza della magistratura. Decisione che infanga la Costituzione, poiché con essa il governo intende addirittura solennizzare la pretesa invereconda che la vita di ogni cittadino, anziché appartenere a chi la vive, sia alla mercé di una maggioranza parlamentare.

Di fronte a questa vergognosa provocazione diventa inevitabile e doveroso che tutta l’Italia democratica e laica, senza eccezioni, proclami il 9 febbraio Giornata nazionale della libera scelta sulla propria vita, onorando così la memoria di Eluana, di Piergiorgio Welby, di Luca Coscioni, e dei tanti altri che oltre alla tragedia della condanna a morte per malattia hanno dovuto affrontare anche la violenza di governi che vogliono costringere i malati alla tortura delle sofferenze terminali.

MicroMega chiede a tutte le associazioni laiche, a tutte le testate giornalistiche e i siti web che si riconoscono nei valori della Costituzione, a tutte le personalità del mondo della cultura e dello spettacolo che sentono il dovere elementare di rispettare e far rispettare la decisione di ciascuno sul proprio fine-vita, di mettersi immediatamente in contatto per organizzare insieme la giornata del 9 febbraio come giornata di libertà e di dignità, attraverso iniziative che si svolgano almeno in tutti i capoluoghi di regione.

via No alla tortura di stato. Proclamiamo il 9 febbraio “Giornata della libertà di scelta sulla propria vita” – micromega-online – micromega.

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Dominique Grange è una cantante francese nata a Lione nel 1940.
È la compagna del disegnatore Jacques Tardi. Sono sue numerose canzoni di lotta che hanno accompagnato il Maggio francese, fra le quali il celebre inno “À bas l’État policier”.

Ha aderito per un lungo periodo alla Gauche prolétarienne ed è militante della Confédération nationale du travail.

La canzone del video, “Chacun de vous est concerné”, è l’originale canzone del Maggio francese a cui si è liberamente ispirato Fabrizio De André per la realizzazione della sua “Canzone del Maggio”, contenuta nell’album “Storia di un impiegato”.

I fatti di questi giorni, le proteste studentesche per i vergognosi tagli della Gelmini e di Tremonti me ne rinfrescano, con una certa speranza, il ricordo. Allora come ora il capitalismo, ancora non spietato come oggi, era l’obiettivo delle proteste ed il movimento studentesco una delle forze trainanti della rivolta… Chissà…

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Même si le mois de mai / Ne vous a guère touché / Même s’il n’y a pas eu / De manif dans votre rue / Même si votre voiture / N’a pas été incendiée / Même si vous vous en foutez / Chacun de vous est concerné

Même si vous avez feint / De croire qu’il ne se passait rien / Quand dans le pays entier / Les usines s’arrêtaient / Même si vous n’avez rien fait / Pour aider ceux qui luttaient / Même si vous vous en foutez / Chacun de vous est concerné

Même si vous avez fermé / Votre porte à notre nez / Une nuit que nous avions / Les CRS aux talons / Si vous nous avez laissé / Matraqués sur le palier / Même si vous vous en foutez / Chacun de vous est concerné

Même si dans votre ville / Tout est bien resté tranquille / Sans pavés sans barricades / Sans blessés et sans grenades / Même si vous avez gobé / Ce que disait la télé / Même si vous vous en foutez / Chacun de vous est concerné

Même si vous croyez maintenant / Que tout est bien comme avant / Parce que vous avez voté / L’ordre et la sécurité / Même si vous ne voulez pas / Que bientôt on remette ça / Même si vous vous en foutez / Chacun de vous est concerné

(traduzione)

Anche se il mese di maggio / non vi ha molto toccati / anche se non avete avuto / manifestazioni nella vostra strada / anche se la vostra automobile / non è stata incendiata / anche se ve ne siete fottuti / ciascuno di voi è coinvolto

Anche se avete finto / di credere che non fosse successo niente / quando nell’intero paese / le fabbriche si sono fermate / anche se voi non avete fatto niente / per aiutare chi stava lottando / anche se ve ne siete fottuti / ciascuno di voi è coinvolto

Anche se ci avete chiuso / le vostre porte in faccia / la notte che avevamo / la polizia alle calcagna / se voi ci avete lasciato / massacrare sul vostro pianerottolo / anche se ve ne siete fottuti / ciascuno di voi è coinvolto

Anche se nelle vostre città / tutto è rimasto tranquillo / senza sampietrini senza barricate / senza feriti e senza granate / anche se vi siete bevuti / quel che ha detto la televisione / anche se ve ne siete fottuti / ciascuno di voi è coinvolto

Anche se adesso credete / che tutto vada bene come prima / perché avete votato / l’ordine e la sicurezza / anche se non volete / che tra poco ricominciamo / anche se ve ne siete fottuti / ciascuno di voi è coinvolto.

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Il Futuro è dei giovani e del lavoro. Diritti e più democrazia

27 novembre – Manifestazione Nazionale – Roma

Per sostenere le lotte dei lavoratori e dei pensionati, e per guardare al futuro dei giovani, la CGIL promuove una grande manifestazione nazionale per il 27 novembre a Roma. Una mobilitazione che segna un passaggio fondamentale nel grande impegno messo in campo dalla CGIL in questo autunno. Un impegno che ha visto la protesta di ampi settori della società: dal modo della conoscenza, a quello del pubblico impiego, per arrivare alla giornata di lotta dei metalmeccanici del 16 ottobre scorso.

Sabato 27 novembre, la CGIL chiama tutte e tutti a manifestare a Roma, per chiedere più ‘diritti e più democrazia’, per rimettere al centro il lavoro, la contrattazione, per rivendicare sviluppo, equità e giustizia sociale e per imporre scelte che facciano uscire il Paese dalla crisi. Una crisi che per milioni di lavoratori si fa sempre più insostenibile. Il Governo, accusa la CGIL, nei due anni trascorsi della crisi economica, non si è preoccupato né dell’emergenza occupazionale, né del rilancio del sistema produttivo, l’unica azione avanzata è stato il sistematico attacco ai diritti del lavoro.

Tanti i temi al centro della mobilitazione, innanzitutto il lavoro stabile e dignitoso, minacciato ancor più oggi dall’approvazione del ‘collegato lavoro’; la riforma degli ammortizzatori sociali, da tempo proposta dalla CGIL, che possa tenere insieme inclusività, equità nella contribuzione e sostenibilità economica; la contrattazione, che sta subendo un gravissimo attacco con le scelte della FIAT, di Federmeccanica e del Governo. Altri temi centrali: l’equità fiscale, il welfare, il Mezzogiorno, il diritto alla conoscenza.

Due i cortei previsti nella capitale, che partiranno alle ore 9 da Piazza della Repubblica e Piazzale dei Partigiani e che insieme confluiranno a Piazza San Giovanni. Una manifestazione dopo la quale, come ribadito dal Comitato Direttivo del 16 e 17 settembre, “misurate le risposte”, la CGIL “deciderà la prosecuzione della mobilitazione ed il sostegno alla Piattaforma, anche attraverso lo Sciopero Generale”.

via CGIL – CGIL, 27 novembre Manifestazione Nazionale a Roma.

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Volevo informare tutti coloro che fossero interessati che dal sito ufficiale di Sabina Guzzanti o direttamente sulla pagina del film è possibile acquistare, con un contributo minimo di 1 euro, una copia del film Draquila – L’Italia che trema, in formato mp4 ad alta qualità. Il film documentario, proiettato in esclusiva il 5 maggio scorso in piazza Duomo a l’Aquila, è stato presentato fuori concorso al Festival di Cannes. Un film che mette in piena luce, con dovizia di particolari, l’indegno scempio perpetrato da questo governo e dai suoi consociati ai danni di città e popolazione.

Con l’occasione non si può non rammentare che il 20 c.m. si terrà a l’Aquila una manifestazione nazionale della quale potete avere notizie sul sito 3e32 e alla quale sarebbe opportuno non mancare.

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