ott 302010
 

Gli Ska-P sono un gruppo musicale ska-punk spagnolo formatosi nel 1994 a Madrid ed attualmente in attività dopo una pausa di tre anni. È una delle più conosciute ed importanti ska-band in Europa e nel mondo (soprattutto in America Latina).

Il nome del gruppo deriva dal loro genere musicale (ska e punk), ma anche da un gioco di parole: in spagnolo “Ska-P” è pronunciato escape, che significa “fuga”. La mascotte del gruppo è il gatto Lopez, un gatto randagio che la band ha preso con sé.

Gli Ska-P si formarono a Vallecas, un quartiere operaio nella periferia di Madrid, caratterizzato da una lunga tradizione di lotta contro la dittatura franchista. Il gruppo era inizialmente composto da Roberto Gañan Ojea (“Pulpul”) come prima voce e chitarra, Toni Escobar come chitarrista solista, Julio César Sánchez (“Julio”) al basso, “Pako” alla batteria e Alberto Javier Amado (“Kogote”) alle tastiere. Il debutto avvenne in mancanza di fondi e di possibilità economiche, ma gli Ska-P, almeno inizialmente, non si cercarono una casa discografica che li producesse, ma preferirono autoprodursi.

Gli Ska-P cominciarono ad esibirsi nei piccoli locali di Vallecas, ed una piccola etichetta indipendente (AZ-Records) li aiutò a diffondere il loro primo disco omonimo, uscito nel 1994. Esso fu però un flop: alla sua uscita, infatti, ne furono vendute poco più di 500 copie. La band continuò a far sentire la sua voce all’interno del quartiere accompagnando gruppi più noti e trasmettendo le loro canzoni attraverso la radio locale. Nel 1995 Toni abbandonò la band per impegni di lavoro e venne sostituito da José Miguel Redin (“Joxemi”), unico membro degli Ska-P non originario di Vallecas. Oltre a lui, entra nel gruppo Ricardo Degaldo de la Obra (“Pipi”), amico di Pulpul, che prese il ruolo di seconda voce e di showman del gruppo, ispirandosi in parte a Danilo Fatur del gruppo punk italiano dei CCCP Fedeli alla linea (all’epoca ormai già sciolto).
Il successo arrivò con il secondo album, El vals del obrero, uscito nel 1996 con l’etichetta RCA Records (di proprietà della Sony BMG), specialmente con i brani Cannabis e El vals del obrero, diventati dei classici della band. Gli Ska-P aumentarono inoltre la loro popolarità partecipando al Vallekas Rock Festival, e attraverso una tournée in giro per la Spagna e la Francia.


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Nel 1998 fu pubblicato invece l’album Eurosis, con il quale il gruppo continuò con tour in Spagna e Francia, toccando anche l’Italia (partecipando all’Arezzo Wave) e l’America Latina, esibendosi in Argentina e Messico. Il batterista Pako, che aveva abbandonato la band a metà tour, venne sostituito da Luis Miguel García (“LuisMi”).

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ott 172010
 

Una grande manifestazione, un fiume di gente chiassosa e coinvolta. Un’espressione di forza, di proposta, di volontà di cambiamento.

Ma pensavo a quelli di noi che non c’erano. A quelli che pensano che il loro contributo non sia necessario, che intanto nulla cambia, che restano ad osservare…
Si, noi pronti a sterilmente giudicare da sconfitti disillusi ciò che ci circonda. Siamo i primi responsabili delle nostre sorti e dell’allucinazione che stiamo vivendo.

E’ legittimo giudicare una sinistra immobile, un sindacato debole, un mondo risucchiato in un gorgo dantesco…

Ma noi cosa facciamo? Dove siamo? Ciò che ci circonda pienamente ci rappresenta.
Ci accontentiamo, squallidi, di coltivare qualche nostra piccola soddisfazione nel nostro ristretto microcosmo, dimenticando il mondo che ci siamo regalati e stiamo regalando ad altri. Di ciò che ci circonda noi siamo i primi protagonisti.

Con la spocchiosa tracotanza di chi ha tutto chiaro in testa sconfiniamo spesso nel più dozzinale qualunquismo.
Confondiamo in una presuntuosa saccenza la nostra incapacità di vivere come un tempo ci accadeva le nostre emozioni, i nostri ideali.
Ed è invece proprio lì la nostra sconfitta… pretesa coscienza.

Emozioni che ieri in piazza alla manifestazione della Fiom ho rivisto in alcuni compagni metalmeccanici che stanno vivendo sulle loro spalle il dramma che tutti vediamo intorno a noi. Che ho rivisto nello sconosciuto incontrato in metro e che mi ha stretto la mano ritrovandomi in corteo. Negli sguardi e nello stupore di coloro che non pensavi di incontrare. Nella delusione di non incontrare chi eri certo che ci fosse.

Questo paese è alla frutta e sicuramente non c’è chi ci dovrebbe rappresentare. E non c’era neanche ieri.
Ma è proprio lì il punto. Per ricostruire qualcosa bisogna farlo dal basso e c’è bisogno di tutti. Per dirla come una vecchia canzone, nessuno si senta escluso.

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ott 092010
 

Il peggior nemico della rinascita della sinistra è la sinistra stessa.

Una sinistra stagnante e presuntuosa, avvolta su se stessa che non tiene conto di ciò che la circonda. Tesa al conseguimento di un risultato elettorale senza crearne le condizioni. Che è spaventata dalla presenza di Nichi Vendola alle primarie ma che non esclude l’ipotesi Profumo…

Continuiamo a non renderci conto che da quindici anni siamo tutti parte di una rivoluzione culturale che il berlusconismo, attraverso un cesello mediatico, ha radicata nel territorio e nella nazione, sopendo le coscienze e legittimando i riferimenti ed i valori più ignobili degli italiani.

Nella strenua ricerca di una impossibile alternanza, la sinistra ha confuso nei compromessi elettorali la sua identità, perdendo anche il suo storico ruolo di referente culturale ed ideale. Il quadro che da tutto questo scaturisce è per me a dir poco agghiacciante: intolleranza verso ogni diversità, qualunquismo dilagante e, non meno imperante, l’imbarbarimento, che legittima l’affossamento di ogni valore istituzionale ed etico, finalizzato alla riuscita di qualunque basso sogno individuale.

A questo si aggiunga quella che viene definita crisi ma che altro non è che il frutto del capitalismo globalizzato. La totale apertura dei mercati ha prodotto effetti nefasti nel mondo del lavoro. Non ci si può stupire delle frequenti delocalizzazioni delle imprese. Quando Marchionne le ipotizza fa il suo lavoro e l’unica alternativa proponibile da parte padronale non può essere che una logica di tagli salariali, di perdita di diritti acquisiti, di mobilità e fungibilità, di apertura di trattative contrattuali senza futuro.

Questa spietatezza dei mercati può essere combattuta su due soli fronti. Da una parte i governi, in ambito internazionale, dovrebbero rielaborare e disciplinare la questione, fissando dei paletti, impedendo il totale ricorso all’utilizzo della mano d’opera e della conseguente delocalizzazione nei paesi poveri e privi di diritti, favorendo le imprese meno disponibili a questa facile logica. Dall’altra, in ambito nazionale, promuovere attività alternative legate alla ricerca ed alla formazione, creando una distribuzione più armonica del lavoro. Ma sappiamo bene che tutto questo non sta avvenendo.

Pensare di modificare questo stato di cose nel nostro paese attraverso una competizione elettorale, sfruttando magari un aleatorio voto di protesta generato dallo sdegno per la dilagante corruzione, è secondo me sintomatico di totale cecità. Bisogna rendersi conto che questo è un paese da ricostruire, da rifondare.

In questo quadro guardo a Vendola con interesse ma non per il fatto che possa divenire o meno il Leader della sinistra, o non solo. Ciò che ritengo più importante è la capacità di mettersi in discussione. La sua valenza è proprio nel tentativo di riappropriazione del territorio e nel promuovere una politica vicina alla gente. Ne sono un esempio, sia metaforico che reale, le “fabbriche”. Ne è un esempio la sua capacità di coinvolgere i giovani nei circoli di SEL. Ne è un esempio la capacità di aderire alle iniziative di movimenti più o meno spontanei senza la pretesa di cavalcarne l’egemonia. Ne è un esempio la diffusione delle sue proposte e dei suoi risultati attraverso il web.

Vendola, intervistato a Faccia a faccia su Radio3, dice:

“Berlusconi è un individuo geniale. È una persona che ha veramente dei tratti strabilianti, un self made man che riesce a costruire un’intera epopea della vita culturale nazionale. È un prototipo di uomo nuovo che si è saputo imporre sulla scena italiana. Noi abbiamo fatto un errore tragico: demonizzare il personaggio e intenderne poco il meccanismo culturale di riproduzione del consenso”.

Ed aggiunge:

“Berlusconi ha vinto, prima che nelle urne nei sogni e negli incubi degli italiani. Ha plasmato la dimensione onirica. La gente ha cominciato a non avere più sogni collettivi ma ha avuto sogni individuali. Quello, per esempio, della figlia velina. La gente non ha avuto più incubi collettivi come la guerra e la crisi ambientale ma ha avuto incubi individuali come lo zingaro sul pianerottolo. E questa dimensione onirica è il segreto dell’egemonia, del successo berlusconiano”.

Queste sue dichiarazioni, che condivido pienamente, hanno prodotto immediati e bigotti commenti proprio da sinistra. Sempre quella sinistra incapace di mettersi in discussione. Credo invece che la sua analisi debba proprio essere il punto di ripartenza.

Come giustamente sottolinea Bertinotti: “Nichi interpreta un’idea nuova della politica, oltre il Novecento. Credo che sia davvero una promessa per il paese”.

E’ questa la politica di cui abbiamo bisogno. Se non si ricrea la sinistra ed il consenso della gente, il cambiamento non arriverà mai.

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set 282010
 


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Mi sembra banale già solo enunciare di essere contro la pena di morte comunque e dovunque. Ma non ne posso più. Non ne posso più del pensiero “codino” che sembra fagocitare la massa degli sdegnati per Sakineh. Non ne posso più delle battaglie indotte dai media e della omogenizzazione del pensiero. Sembra che solo Sakineh sia il simbolo della contrarietà alla pena di morte e l’unica che meriti attenzione.

Paladini del luogo comune, riusciamo a trovare anche letture al “femminile” di questa condanna: certo il burqa, la condizione femminile nel mondo arabo…. E permettiamo che l’Italia stipuli accordi con la Libia per mandare al massacro nei deserti i migranti rifiutati ed accogliamo Gheddafi con uno stuolo di hostess.

Poche settimane fa sempre in Iran sono stati lapidati due amanti omosessuali (due uomini) e nessuno ne ha parlato. Qualche giorno fa in Virginia è stata uccisa con una iniezione letale Teresa Lewis, disabile mentale. E’ bene precisare che alla stessa era stato attribuito un quoziente intellettivo prossimo al valore di 72, quando la pena di morte non può essere comminata a persone il cui indice si attesta da 70 in giù. Anche in questo caso non mi sembra che la notizia abbia attraversato le prime pagine dei giornali e non ho percepito lo sdegno che accompagna invece la questione Sakinen.

E’ anche bene ricordare che attualmente, tra Asia, America, Africa, Medio Oriente ed Europa, gli stati che ancora fanno uso della pena di morte sono circa una quarantina.

Si, anche in Europa dove la Bielorussia la prevede nel suo ordinamento giuridico.

In questa Italietta che calpesta tutti i propri valori etici, e non solo attraverso i governi che comunque elegge, la pena di morte, abolita nel 1889, fu ripristinata nel 1930 e mantenuta fino al 1948. L’ultima esecuzione, nel nostro splendido paese, risale al 1947 (63 anni fa).

Se ci si ricorda solo dell’Iran e di Sakineh, e si dimentica tutto il resto, vuol dire che siamo un gregge di pecore che partecipano ad una battaglia culturale e politica nei confronti dell’Iran e dell’Islam.

Nessuno si fa promotore di manifestazioni nei confronti dell’uso della pena di morte in Cina. Considerato che la percentuale maggiore di esecuzioni è riscontrabile proprio lì, mi chiedo perché nessuno ci “guidi” in analoghe battaglie etiche. Forse perché la Cina è diventato un competitor economico di riguardo e va quindi trattato con attenzione? Forse perché non sono previste invasioni tese alla  ”democratizzazione” di quel paese?

Siamo un’umanità talmente idiota da far imbrigliare anche le nostre più nobili battaglie dagli stessi potentati internazionali che delle barbarie del mondo sono artefici.

Se si è realmente contro la pena di morte bisogna sussultare per ogni esecuzione e mostrare il proprio sdegno anche quando questa viene comminata in paesi a noi più affini e culturalmente più “avanzati”.

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set 052010
 

Generale sconforto per la contestazione subita dal benemerito Presidente del Senato in occasione di uno stimolante dibattito alla festa (?) del PDsenzaelle.

Sgomento e preoccupazione da tutti i fronti per l’antidemocratico comportamento dei contestatori, sicuramente facinorosi amici di Spatuzza.

Come si permettono di pensare, basandosi solo su inconsistenti illazioni, che Schifani sia stato un mediatore tra Graviano, Dell’Utri e Berlusconi? Finchè non ci saranno prove certe o una sentenza, quest’uomo, seconda carica dello stato, è incontaminato e degno. Un vero simbolo dello Stato.

Il segretario del Partito democratico, Pier Luigi Bersani, ha telefonato al presidente del Senato, per esprimere solidarietà e profondo rammarico per quel che è avvenuto oggi a Torino, stigmatizzando la gazzarra indecente che ha disturbato il dibattito tra Schifani e Piero Fassino”. E’ quanto si legge in una nota dell’ufficio stampa del Pd. “Il dibattito politico, anche il più aspro – afferma Bersani – deve segnare un confine netto con la prepotenza e la prevaricazione. Le nostre feste vivono come luoghi aperti di incontro e di discussione politica. Così le abbiamo volute, così sono e saranno. Qualcuno si levi dalla testa di poterci intimorire o farci derogare da questa scelta”.

Ma facciamola finita con questa politica da rotocalco da quattro soldi e con questa democrazia da droghieri… Non intendo difendere chi tacita con le urla l’avversario ma questa è solo la conseguenza di una ignobile farsa.

Il PDsenzaelle dovrebbe pensare bene alla scelta degli invitati. E non è la prima volta che accade. Ad un dibattito si invita un interlocutore non un personaggio sul quale pesano ombre gravissime e che non può quindi intendersi come controparte politica. Sciagurati sono i vertici del PDsenzaelle, unici responsabili del palesarsi di una protesta forse sbagliata nel metodo ma totalmente legittima nel contenuto.

Pupazzi come Fassino farebbero meglio a tacere anziché prendere le difese di ciò che è indifendibile.

Se questa pseudo sinistra di burattini non riesce a fare una scelta di campo, non accusi coloro che dissentono ma la smetta piuttosto di stare con un piede in due staffe e decida cosa deve fare

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ago 242010
 

FUORI BERLUSCONI – TUTTI IN PIAZZA – W LA COSTITUZIONE

Firma l’appello di Andrea Camilleri, Margherita Hack, Paolo Flores d’Arcais

Il carattere eversivo dell’azione di Berlusconi è ormai dichiarato, la sua volontà di assassinare la Costituzione nata dalla Resistenza è costantemente esibita. Per difendere la Repubblica è necessario che l’Italia civile faccia sentire unanime la sua voce.

A questa Italia che vuole rinascere dalle macerie in cui l’ha precipitata un regime di cricche chiediamo di scendere in piazza al più presto, l’ultimo sabato di settembre o il primo di ottobre, per una grande manifestazione nazionale a Roma.

Ci rivolgiamo a tutte le associazioni, i club, le testate, i siti, i gruppi “viola”, a tutti i cittadini che si riconoscono nei valori della Costituzione e nella volontà di realizzarli compiutamente. Ci rivolgiamo al mondo della cultura, della scienza, dello spettacolo, a tutte le personalità che hanno il privilegio e la responsabilità della visibilità pubblica, perché si impegnino tutti, individualmente e direttamente, alla realizzazione di una indimenticabile giornata di passione civile.

FUORI BERLUSCONI
REALIZZIAMO LA COSTITUZIONE
VIA I CRIMINALI DAL POTERE
RESTITUIRE LE TELEVISIONI AL PLURALISMO
ELEZIONI DEMOCRATICHE

Andrea Camilleri
Paolo Flores d’Arcais
Margherita Hack

(firma l’appello)

via Appelli Micromega – micromega.

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ago 172010
 

Rispetto tutti i trapassati ed a nessuno essere umano auguro di morire.
Tutti parlano della scomparsa di uno “Statista” e di un uomo “Simbolo delle Istituzioni”.
Scusate se sobbalzo sulla sedia ma per me essere uomo delle Istituzioni non significa appartenenza, sotto vari ruoli, ai governi che si sono succeduti nel corso della Prima Repubblica, ma avere requisiti di dignità, stimabilità e giustizia propri di chi questi ruoli dovrebbe ricoprire.
Le ovazioni cui sto assistendo e provenienti da più parti in relazione alla dipartita di Francesco Cossiga mi sembrano davvero fuori luogo. Intanto il termine emerito il cui significato è “colui che conserva il grado, le prerogative e talvolta lo stipendio del proprio ufficio pur non esercitandone più le funzioni”. E già questo provoca in me un profondo fastidio. A meno che l’individuo cui questo appellativo si associa non sia “benemerito” e qui ne avremmo ben donde per parlare del personaggio in questione. Proviamo magari a buttare giù una scaletta:

Nel 1966,  Cossiga ricevette la delega a sovrintendere Gladio, sezione italiana di Stay Behind Net, organizzazione segreta dell’Alleanza Atlantica. Per chi non lo ricordasse Gladio era il nome di un’organizzazione clandestina, segreta e paramilitare promossa durante la guerra fredda dalla NATO, per contrastare le forze del Patto di Varsavia.

Nel 1977, mentre Cossiga era titolare del Ministero degli Interni, nel corso di scontri nei pressi dell’Università di Bologna,  venne ucciso dalla Polizia Francesco Lorusso, militante di Lotta Continua. La cosa, ovviamente, generò proteste e manifestazioni, alle quali Cossiga rispose con l’invio di blindati nella zona universitaria. Pressoché contestualmente, a Roma, nei pressi di Ponte Garibaldi, veniva uccisa, sempre dalla Polizia, Giorgiana Masi, cui oggi il ponte è intitolato.

Profeta della repressione premeditata, alcuni ricorderanno che a seguito del suo comportamento quale Ministro degli Interni, il suo nome era frequentemente modificato sostituendo alla C la K e alle S quelle tipiche delle SS naziste.

Nel 1978 riformò i servizi segreti creando i reparti speciali della Polizia NOCS e dei Carabinieri GIS.

Nel 1978, quando fu rapito Aldo Moro, creò rapidamente due “comitati di crisi”, i cui componenti risultarono iscritti alla P2. Degli stessi faceva parte addirittura Licio Gelli nonché uno specialista americano, il professor Steve Pieczenik. [...]

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lug 282010
 

31 luglio: L’Aquila Day. Ovunque bandiere nero-verdi

Anche il popolo viola a L’Aquila

Il 31 luglio 2010 L’AQUILA DAY un giorno dedicato solo all’Aquila e al cratere per ricordare che la situazione è davvero critica un giorno PER L’AQUILA E CON L’AQUILA.
Invitiamo tutti ad esporre sui balconi, sulle finestre, negli uffici, ovunque siate anche su Facebook i… colori dell’Aquila.
Daremo un segno che L’Aquila e gli aquilani non meritano i manganelli.

IL GIORNO DEGLI AQUILANI

Il 31 luglio anche il popolo viola si recherà a L’Aquila.
I partecipanti all’evento verranno accolti dal Popolo Viola L’Aquila che da subito ha raccolto l’iniziativa partita su facebook e si è attivato per collaborare e renderla reale.
Pulman partiranno da: Salerno con tappa a Napoli, Reggio Emilia con tappa a Bologna,Roma e Trieste.

PROGRAMMA

Raduno a Piazza D’Armi dalle 11:00 luogo dove era stata allestita la più grande tendopoli medializzata e la prima ad essere stata smantellata, disperdendo molti dei residenti fuori dal territorio.

Alle 15:00 partenza per la visita al centro storico di L’Aquila passando per Via XX Settembre e Via del Corso.

Dopo una sosta in Piazza Duomo, dove si trova il tendone “Riprendiamoci la città” dell’Assemblea Cittadina promotrice della manifestazione del 7 Luglio, si proseguirà suddivisi in gruppi scegliendo liberamente tra visite ai centri storici dei borghi, permanenza nel centro o ascolto dei workshop sui conflitti ambientali e le politiche energetiche in Italia, che si terranno nello spazio autogestito di CaseMatte.

In serata si tornerà tutti in centro per vivere insieme “Una notte per la città”.
Dalla sera alla mattina per sfidare le ombre lunghe e partecipare all’arrivo di un giorno nuovo con spettacoli, musica e video.

Un grazie speciale anche all’associazione “Cittadini italiani per L’Aquila”

L’organizzazione ha inteso dare prova delle condizioni di vita nella città e nelle immediate vicinanze, a tal proposito si invitano tutti i partecipanti a munirsi di pranzo a sacco anche se vi sono alcuni punti vendita aperti in zona.
Il pernottamento sarà un’immersione nella precarietà della condizione in cui si vive, la popolazione mette cmq a disposizione diverse soluzioni:

- possibilità di piantare la propria tenda
- munirsi di sacco pelo per essere ospitati in posti di ricovero
- ospitalità nelle case per chi ne ha maggiore bisogno
- possibilità di usufrire dei servizi Bed and Breakfast nei dintorni, previa prenotazione

Riferimenti organizzatori per chi richiede e per chi vuole offrire posti:
con tende Francesco 3332256935 – con sacchi a pelo Enza 3397724597 – ospitalità nelle case Alfio 3452712735 – Prenotazioni Bed and Breakfast: Stefania 3200245059

via 6aprile.it – L’Aquila, dal Terremoto alla Rinascita » 31 luglio: L’Aquila Day. Ovunque bandiere nero-verdi.

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apr 132010
 

Non è sorprendente l’episodio in se. Già in passato abominie di questo tipo si sono verificate, anche se occasionali e vedendo perlopiù, quali protagonisti di queste azioni, gruppi terroristici più o meno disperati.

Quello che contraddistingue questo nuovo episodio ha in se qualcosa di epocale. Un nuovo corso.

Azioni di questo tipo non erano mai state perpetrate da parte di governi più o meno riconosciuti dall’occidente. E ancora più allucinante in questo caso parliamo del governo fantoccio di Hamid Karzai, sostenuto e legittimato da una accolita di invasori guerrafondai, americani in testa. Oramai non si conosce più vergogna e si ricorre ad ignobili porcherie come questa, colpendo una organizzazione umanitaria che opera da anni nel giusto, pur di coprire le immondizie di una guerra ed i loro responsabili.

Per far tacere Ilaria Alpi riguardo a loschi traffici e torture, forse perché impreparati, si scelse a suo tempo la via dell’omicidio e, dopo quindici anni quel delitto resta ancora nell’ombra. Oggi in questo mondo sopito non c’è più neanche bisogno di ricorrere all’omicidio: basta la diffamazione, spalleggiata dai supporter internazionali dell’intossicazione mediatica ad allontanare di fatto tutti gli elementi di disturbo e i testimoni dal teatro dei misfatti. Si è diventati più raffinati. Ora sono globalizzate ed esportate anche le tecniche criminali di stato.

E questa Italietta è sempre in prima fila, scudiera fedele, col suo manipolo di beceri governanti cialtroni che, mai stanchi di assuefare le menti dei dementi, anzichè intervenire a sostegno dei rapiti, ipotizza subdolamente fantomatiche connivenze con al Qaeda, cercando di apporre il “rosso marchio di infamia” anche su Emergency e Gino Strada. Con tutta l’impudicizia del nostro “Ministro della guerra”, che spende due milioni di euro al giorno per la partecipazione al banchetto.

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