Con quale pudore ci troviamo a parlare dell’integralismo islamico?… Della mancanza di integrazione dei cittadini extracomunitari?…

E ci dimentichiamo totalmente della connivenza di tutto l’Occidente con Israele. Un paese che utilizza oltre il 30% delle sue risorse in spese militari. Un paese la cui industria bellica fattura oltre il 10% delle vendite mondiali di armi. Che dimentico delle persecuzioni subite, perseguita a sua volta e da decenni il popolo palestinese. Che motivando con le persecuzioni subite si rende artefice delle peggiori espressioni del sionismo, del suo razzismo, del suo colonialismo, della sua intolleranza. Tanto poco disposto ad integrarsi da tentare di recuperare come lingua nazionale l’ebraico antico, ormai utilizzato solo nelle cerimonie religiose.

Insomma, sono un poco stanco di sentir motivare tutti gli abusi di Israele con la Shoah… Le persecuzioni subite dagli ebrei rappresentano sicuramente una delle pagine più orrende della storia. Ma la storia si evolve e non resta immobile ed è storia anche quella degli ultimi decenni che vede Israele guidato da una logica criminale che nulla ha a che spartire col male subito se non la riproposizione nei confronti degli altri.

Come giustamente dice Moni Ovadia “Quando si trasforma un’identità spirituale ed etica in un’identità nazional religiosa, anche se non si è fascisti se ne assumono i comportamenti. E’ il destino di chi diventa nazionalista, non riconosce più l’umanità dell’altro e perde la propria anima”.

E’ interessante ed utile leggere l’articolo di Angelo d’Orsi apparso su Micromega che volendo leggere trovate qui.

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Non mi considero certo filocinese. Non mi sembra di poter leggere quella cinese come un’esperienza riuscita o che io possa condividere. Lo sfruttamento, la limitazione delle libertà e la collocazione che la Cina va sempre più radicando nel capitalismo mondiale sono un chiaro simbolo di ciò che non apprezzo.
Trovo però la questione Tibetana particolarmente inquietante. Sarà forse che ho sempre avuto notevoli diffidenze verso la Teocrazia, nostrana e non.
Quella Tibetana è stata nella storia una delle più accreditate espressioni di servaggio feudale. Il potere era nelle mani del 5% della popolazione mentre il restante 95% era composto da servi e schiavi. Sin dalla nascita erano “proprietà” di quel 5% rappresentato dalle tre classi dominanti: governo, monasteri e nobili tibetani. I servi potevano essere venduti, scambiati ed i loro padroni avevano su di loro diritto di vita e di morte. I Codici tibetani, utilizzati fino alla fine degli anni ’50 ,prevedevano addirittura un “calmiere” che declinava i prezzi delle varie categorie sociali.
Dal 1959, seppure in esilio, il Dalai Lama continua a conservare il potere assoluto nelle decisioni finali legate a tutte le questioni importanti.
Quindi, senza voler in alcun modo giustificare gli attacchi ai diritti umani, farei molta attenzione a considerare il governo tibetano come un simbolo di democrazia.
Bisognerebbe invece considerare quanto utile sia agli Stati Uniti e alla CIA una presenza destabilizzante per la Cina quale quella del Tibet. Almeno quanto quella di Israele nel mondo arabo. Dinamiche alle quali, in ambito internazionale, siamo ben abituati.
Ma dopo lo sconcio del Premio Nobel per la Pace ad Obama (che non mi sembra abbia fino ad oggi fatto alcunché per il suo raggiungimento) da spettatori idioti potremmo anche avallare questa nuova proposta.
Continuo a pensare che tale riconoscimento dovrebbe essere destinato a chi fattivamente si adopera per la Pace e per l’Umanità, e non a coloro che direttamente o da fedeli vassalli si adoperano per l’affermazione del potere proprio o altrui.

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About 400,000 Muslims live in Switzerland, most from the former Yugoslavia and Turkey [Reuters]
Voters in Switzerland have approved a ban on the construction of minarets on mosques, official results show.
Of those who cast votes in Sunday's poll, 57.5 per cent approved the ban, while only four cantons out of 26 rejected the proposals. [...]

via Al Jazeera English – Europe – Minaret ban wins Swiss support

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L’otto per mille destinato allo Stato finisce a parrocchie e monasteri

di CARMELO LOPAPA

ROMA – Pontificia Università Gregoriana in Roma, 459 mila euro. Fondo librario della Compagnia di Gesù, 500 mila euro. Diocesi di Cassano allo Ionio, 1 milione 146 mila euro. Confraternita di Santa Maria della Purità, Gallipoli, 369 mila euro. L’elenco è lungo 17 pagine e porta in calce la firma del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi.

Non si tratta di uno dei tanti decreti, ma quello che ripartisce per il 2009 i 43 milioni 969 mila 406 euro che gli italiani hanno destinato allo Stato in quota 8 per mille dell’Irpef. Basta sfogliarlo per scoprire che confraternite, monasteri, congregazioni e parrocchie assorbono la quota prevalente di quanto i contribuenti avevano devoluto a finalità umanitarie o per scopi di assistenza e sussidi al volontariato…

via L’otto per mille destinato allo Stato finisce a parrocchie e monasteri – cronaca – Repubblica.it .

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