Fumone e le sue storie

Il castello di Fumone è stata una importante fortezza militare dello Stato Pontificio del Basso Lazio; fu usato per oltre 500 anni come punto di avvistamento. Le fumate che venivano prodotte dalla torre avvisavano gli abitanti della campagna dell’arrivo dei nemici.

Da questo trae origine il nome del paese ed il detto popolare “quando Fumone fuma, tutta la campagna trema”. La posizione strategica di Fumone lo rese una fortezza inespugnabile tanto che né Federico Barbarossa né Enrico VI riuscirono mai a conquistarla. Solo papa Gregorio IX nel tredicesimo secolo ne prese possesso dietro pagamento di un ingente somma di denaro.

Il castello di Fumone fu luogo di prigionia e confino. Vi fu murato vivo, per ordine di Papa Callisto II, Maurizio Bordino, antipapa francese conosciuto con il nome di Gregorio VIII ed il suo corpo non fu mai ritrovato.

Ma la prigionia che ha dato al castello maggiore fama è quella di Papa Celestino V, frate ed eremita conosciuto col nome di Pietro da Morrone. Eletto Papa ma sostanzialmente in antitesi con tutto ciò che la Chiesa dell’epoca rappresentava in termini di ricchezza e potere, fu il primo Papa ad abdicare dopo solo cinque mesi di pontificato, Per abdicare ebbe tutta l’assistenza necessaria da parte di Bonifacio che era certo di essere eletto al suo posto. Non soddisfatto però dalla riuscita del suo piano, temendo che la notorietà del frate e la sobrietà che lo vedeva antagonista della ricchezza e del potere della Chiesa potesse mettere in discussione il suo ruolo, Bonifacio VIII, nel 1295, lo fece trasferire nel castello, o meglio in un angusto locale ricavato nell’intercapedine tra torre e castello, dove dopo poco meno di una anno Celestino morì il 19 maggio 1296.

Quella di una morte accelerata dalla permanenza nella prigione non è però l’unica formulata. Una indagine condotta al fine di conoscere la causa della morte di Celestino V ha rivelato la presenza sulla sua nuca di un foro circolare, facilmente attribuibile a quello prodotto da un chiodo molto comune all’epoca. Per quanto non ci siano prove certe, quella dell’omicidio resta un’ipotesi assai probabile.

Intorno al 1500 il castello perde la sua funzione militare e rischia il decadimento per la mancata manutenzione. Il castello però, proprio per aver ospitato Celestino V fino alla morte, merita, per ragioni di culto e di memoria storica, particolare attenzione. Nel 1588 viene quindi affidato da Papa Sisto V ai Marchesi Longhi, una nobile famiglia del nord Italia, in ragione del fatto che il loro antenato Guglielmo era stato eletto Cardinale da Celestino V e si era prodigato nella protezione dell’ordine dei Celestini istituito da Pietro da Morrone.

Con l’arrivo di questa famiglia si apre un’altra pagina drammatica: quella relativa al Marchesino Francesco Longhi, le cui spoglie imbalsamate sono ancora custodite e visibili in una stanza del castello.

Siamo nel 1810 quando Gaetano Longhi ed Emilia Caetani Longhi tentavano di avere un erede maschio che potesse ereditare beni e titoli della famiglia. Ebbero invece sette figlie. Solo ventidue anni dopo le nozze riuscirono nell’intento. Al bambino fu dato nome Francesco. La tanto lunga attesa fece si che si stabilisse con la madre un legame fortissimo. Ma le sorelle invidiose cominciarono ad avvelenare con piccole dosi di arsenico il bambino che morì all’età di tre anni. La madre, inconsapevole delle cause della morte, non si dette pace ed impazzì. La donna non volle far seppellire il proprio figlio ma lo fece imbalsamare e collocare in un’urna all’interno della parte superiore di un armadio in una stanza interna del castello, dove attualmente risiede l’archivio di famiglia, mentre nella parte inferiore inserì i suoi abiti ed i suoi giocattoli. Fece dipingere di nero gran parte della mobilia. Non volle più essere ritratta ma fece modificare tutti i dipinti che la ritraevano coprendo con il nero, in segno di lutto, i colori dei suoi abiti. Fece modificare i dipinti inserendo oggetti, come ad esempio immagini, che ritraevano il figlio. Mori nel 1885 inconsapevole di come fossero effettivamente andati i fatti. Sembra che solo alcuni anni dopo una delle sorelle di Francesco abbia confessato l’orrore.

Si dice che ancora oggi il fantasma di Emilia Caetani Longhi vaghi per il castello e passi la notte con Francesco.

Il castello viene pian piano trasformato in residenza privata dai Longhi i cui eredi, Longhi/De Paolis, ancora oggi lo abitano, pur consentendone dal 1990 la visita. All’interno è stato realizzato un museo con oggetti d’arte di varia provenienza, per lo più acquistati dalla famiglia o oggetto di donazioni.

Parte del castello, quella di proprietà della famiglia dell’archeologo Giuseppe Marchetti Longhi, è stata dallo stesso donata al comune di Fumone ed ospita i locali del Municipio.

Da visitare assolutamente il giardino pensile che fu realizzato nel ‘600 dalla famiglia e che occupa due terzi della superficie del castello. Pur raccogliendo al suo interno piante d’alto fusto, ha la particolarità di reggersi sui cassettoni in legno che costituiscono i solai, sui quali è stata posta una sezione impermeabile, uno strato di roccia che evita la penetrazione delle radici che si estendono così orizzontalmente, e della terra di castagno che ha la proprietà di essere particolarmente soffice e leggera. Il giardino pensile è primo in Europa per altitudine (780 mt. Slm) e secondo per dimensioni (3500 m2).