Il lago di Martignano, un luogo senza tempo

Il Lago di Martignano, un tempo chiamato Alseatinus, è un piccolo lago del Lazio, di origine vulcanica, prossimo a quello di Bracciano.  E’ situato tra la via Cassia e la Braccianese ed è molto vicino al centro abitato di Anguillara.

Attualmente è incluso nel territorio del Parco Naturale Regionale del Complesso Lacuale di Bracciano – Martignano, territorio sul quale insistevano un tempo anche i bacini di Stracciacappa e Baccano, successivamente prosciugati.

Il lago occupa di circa 2,5 kmq ad una altitudine di circa 300 mt slm ed ha una profondità massima di circa 60 mt.
Di forma ellittica, è alimentato da alcune sorgenti sotterranee e da acque piovane ed ha un perimetro di circa 6 km.

Le sue origini risalgono a 130.000 anni fa ed era conosciuto dai romani non solo quale luogo di villeggiatura ma anche perché riforniva l’acquedotto Alseatium, costruito nel 2 aC, che serviva a rifornire la Naumachia di Augusto, nei pressi dell’attuale Piazza San Cosimato a Trastevere.
Le Naumachie erano bacini di grandi dimensioni costruiti per ospitare battaglie navali e quella in questione, collocata nella zona denominata “bosco dei cesari”, aveva dimensioni tali da ospitare battaglie di 3000 uomini con 30 vascelli. Analogamente a quanto accadeva per gli spettacoli di gladiatori, i “partecipanti” erano reclutati tra i condannati a morte.
Tesi non verificate vedrebbero il lago di Martignano far parte, nei primi anni dell’ottocento, di un progetto di condutture realizzate per metterlo in comunicazione con i laghi di Bracciano e Stracciacappa a fini di rifornimento idrico.
E forse a questo è dovuta la notizia, ritenuta leggenda, di un sub che immersosi in uno dei due laghi, sia stato ritrovato nell’altro. In realtà tutti i rilievi di varia natura effettuati negli anni nel lago, non hanno mai fornito elementi o tracce che potessero supportare ipotesi di collegamento sotterraneo tra Bracciano e Martignano.

Tra gli anni 60 e 90, il lago di Martignano è stato oggetto dei più svariati tentativi speculativi, dalla realizzazione del “Progetto Fantasy”, un parco giochi tipo Disneyland, al progetto di cementificazione sfrenata che prevedeva la realizzazione di abitazioni e ville in tutta la fascia di territorio che lo unisce a Bracciano.

Fortunatamente sia gli interventi di associazioni ecologiste che l’inclusione nel Parco hanno fermato lo scempio.
Frequento il lago da una trentina d’anni, anche se sporadicamente, ed è sempre un piacere ritrovarlo sempre uguale e pressoché incontaminato.
Sulle sue sponde continuano ad insistere solo poche case rurali ed un agriturismo, ed anche le strade sono fortunatamente dissestate come un tempo.
Sembra assurdo dirlo ma è un fatto positivo. Per raggiungerlo bisogna ancora percorrere la solita strada bianca, parcheggiare in un piazzale polveroso e scendere a piedi qualche centinaio di metri.
Queste “difficoltà” di fatto preservano un paesaggio incontaminato ed ameno che, grazie anche alle limitazioni al parcheggio che vengono poste nei periodi di maggiore affluenza, offre sempre al visitatore una vera sensazione di quiete.

Trenta anni fa ho imparato a Martignano ad andare in kayak. Si faceva scuola lì con Giorgio e poi si organizzavano uscite, magari con un tepee, sull’Ombrone, il Nera, il Paglia…
Oggi sono tornato in quel posto senza tempo e, come allora, c’era il mio amico Giorgio Olivetti, del Canoa Club Martignano, con le sue derive e le sue canoe.
Tornando a casa mi è capitato di riprendere in mano una dispensa di studi e testimonianze sul lago di Martignano, da lui realizzata insieme a Marilisa Merlini e Alberto Lelli nel 1988.
Se vi capita di andare a Martignano vedete se ne ha ancora una copia.

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