IL MANIFESTO – La tribù dei pifferai magici

La tribù dei pifferai magici

di ALESSANDRO ROBECCHI

05.11.2012

L’epoca dei partiti personali continua la sua fulminante parabola. Da «L’Italia è il paese che io amo» (Silvio Berlusconi, 1994) a «Vaffanculo!» (Beppe Grillo, 2011) sono passati diciassette anni. Il diciottesimo anno, quello in cui le tribù col nome in ditta (sul simbolo) diventano maggiorenni, è l’anno delle scalate. Beppe Grillo si mangerà l’Idv senza nemmeno bisogno di un’Opa ostile: un lasciapassare al capo ammaccato di un partito in subbuglio, e subito all’incasso. Non degli elettori, che si sarebbe mangiato comunque, ma di un partito strutturato, quello che gli manca. Pierferdinando Casini l’Opa sul PdL non avrebbe nemmeno bisogno di farla perché il partitone in disarmo glielo regalerebbero volentieri, a patto di metter fuori il cartello «Moderati». Ma porterebbe più problemi che vantaggi, senza parlare dei voti in fuga (ne ha persi 660.000 solo in Sicilia) e dello scarso appeal commerciale del marchio. Tutto questo perché il padrone se ne va, non se ne va, anzi se ne va, e il balletto alimenta l’ordalia interna, i suoi sacrifici umani, le sue vittime incivili. I nuovisti rottamatori di Renzi tentano l’Opa ostile sul Pd. Fanno i moderni, ma l’operazione è vecchia: giocare la carta del «ghe pensi mi» e del personalismo proprio quando tutti gli uomini nuovi sembrano vecchi come il cucco anche se appena usciti dalla scatola col fiocco potrebbe non funzionare. A parte il fatto che è dai tempi di Craxi al Midas che la parola «moderno» porta più sfiga di un gatto nero. Intanto gli uomini della provvidenza sembrano tutti un po’ nervosi: gli insulti sessisti del renzino Marattin a Nichi Vendola fanno il giro della rete. E Grillo, con le volgarità sessiste alla sua consigliera Salsi che va in tivù, mostra di dimenticare l’articolo 21 della Costituzione. Ecco, tutto qui. Non che abbiamo fretta, ma chissà: forse si sveglierà qualcuno a dire che aver seppellito la politica per sostituirla con una manciata di pifferai magici con il nome sul simbolo e l’illusione che una faccia valga un programma non è stato poi questo grande affare. Vecchio, eh? Mah… visti i nuovi…

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