Sacro e profano

Cocullo è un comune abruzzese della provincia dell’Aquila, con una popolazione di 246 abitanti, situato nella Valle del Sagittario a circa 900 mt. di altitudine.
Vi si svolgono annualmente i festeggiamenti di San Domenico Abate, monaco benedettino di Foligno che, attraversando Lazio e Abruzzo, fondò eremi e monasteri. Santo Patrono anche di Villalago, si ritiene protegga dal mal di denti, dai morsi dei rettili e dalla rabbia.

La leggenda narra che San Domenico volle donare alla popolazione un ferro della sua mula ed un molare, che lo stesso abate si estrasse e consegnò alla popolazione. Questi oggetti sono ancora conservati come reliquie e quest’ultimo si ritiene debba simboleggiare il dente del serpente e la protezione del Santo dagli avvelenamenti. Fede che sembra aver soppiantato il culto locale di un’altra protettrice dai veleni: la dea pagana Angizia.

Varie e confuse restano le interpretazioni della leggenda o del culto che dir si voglia.

La festa di San Domenico o dei Serpari, si svolge a Cocullo nel mese di Maggio. Fino a qualche anno fa la manifestazione si teneva il primo giovedì del mese. Dal 2012 viene invece organizzata il 1° Maggio; scelta discutibile stante che un paese di 246 abitanti, vive inevitabili difficoltà se invaso da migliaia di turisti. Celebrare la ricorrenza in un giorno feriale limitava l’affluenza dei curiosi e rendeva vivibile l’evento. Sono tornato oggi a Cocullo e ho trovato una situazione che rende difficilissima la fruizione dell’evento: il solo percorrere il paese e scattare qualche foto diventano imprese titaniche. E la piega commerciale espressa da un gigantesco suq di bancarelle di ogni tipo, toglie molto al fascino che avevo riscontrato al tempo della mia prima visita.

Si comincia a preparare la festa già dalla fine di marzo quando i Serpari, approfittando di temperature ancora non troppo miti e del coincidente risveglio dal letargo dei serpenti, ne iniziano la cattura. I serpenti vengono poi custoditi dai Serpari, in scatole di legno o recipienti di terracotta, in attesa dei festeggiamenti e nutriti con cavie e uova sode.

Per quel che ricordo della mia prima esperienza, venivano catturati cervoni, saettoni, bisce dal collare, biacchi, feste ed altre specie. Agli stessi veniva applicata una macchia di colore sulla testa che consentiva al Serparo di riconoscere i suoi serpenti anno dopo anno. Anche questa abitudine è andata perduta e, per quello che mi è stato possibile vedere, i serpenti circolanti erano solo Colubri di Esculapio, volgarmente detti Saettoni.

La mattina della ricorrenza, prima che abbia luogo la processione e che la statua del Santo venga coperta di serpenti e portata a spalla per le vie del paese, i devoti si cimentano in un rituale che prevede il tiro di una catenella con i denti, a simboleggiare la buona salute degli stessi, e raccolgono una terra benedetta posta dietro alla nicchia del Santo che verrà poi conservata in casa come protezione dai malefici.

Al termine dei festeggiamenti i serpenti vengono liberati nel loro ambiente naturale.

Una festa sacra e profana di indubbio fascino che spero ritrovi la sua originaria identità senza scadere in una logica di sagra di paese.