Un muro di demagogia…

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Salutare favorevolmente la ricorrenza dell’abbattimento del muro di Berlino è quanto di più ovvio si possa fare.
A prescindere dalle proprie convinzioni ideologiche e dalle proprie speranze giovanili, non si può che plaudere alla dismissione di un simbolo del potere totalitario. Una spina nel fianco anche per il sogno della sinistra, storicamente impegnata se non a giustificare, quantomeno a trovare ragioni, spiegazioni e percorsi autonomi e diversi…
E fin qui tutti d’accordo.

Ciò che però si omette di rappresentare, in questa occidentale enfasi mediatica, è gran parte della realtà dei fatti.
Il muro, purtroppo, non è caduto perché superato da un processo di unificazione (che ancora non c’è) né perché la volontà popolare sia stata riconosciuta sovrana…
Il muro è stato abbattuto perché il potere internazionale aveva deciso di porre fine alla logica dei blocchi, ormai anacronistica, e di impegnare “nuovi” percorsi.
Che una economia come quella sovietica, rivolta al soddisfacimento dei bisogni interni, senza tener conto della mondiale globalizzazione, volgesse al termine era a dir poco scontato.
La caduta del muro ha rappresentato la conferma del decadimento del sistema sovietico, ratificato dalla caduta dell’Unione Sovietica stessa nel 1991.
Ciò che ne è seguito, se letto con onestà intellettuale, ben si discosta però dal desiderio di quei popoli che cercavano la democratizzazione dei loro paesi.

Non era certo nelle loro intenzioni rinunciare a tutta una serie di politiche sociali che in passato avevano avuto. Ed invece l’aggressione liberista ha prodotto in quei paesi lotte nazionalistiche, etniche e la perdita di quei sostegni sociali che gli erano propri, a vantaggio di un ridotto numero di fasce sociali.

Ciò che resta delle esperienze socialiste sono oggi la Russia di Putin, la Cina…
Esperienze che dei loro connotati originali tutto hanno abbandonato, trasformandosi in mostri.
Ma mostri potenti e per questo rispettati anche da coloro che non ne condividono la genesi, che non si preoccupano più del quanto siano più o meno rispettati i diritti civili ma solo di quale sia il peso delle loro economie nei mercati internazionali.

Agli ipocriti sfugge che servizi segreti come la Stasi, non erano soltanto aldilà del muro ed hanno operato indisturbati ovunque fiancheggiando poteri totalitari ed oppressivi, seminando sangue ovunque.

Altri muri restano in piedi e non sono oggetto della stessa attenzione dei media né della sensibilità altisonante della nostra casta politica. A questa banda di ipocriti sfugge la presenza di muri tra India e Pakistan, tra le due Coree o, molto più vicino, quello tra Israele e Palestina. Questi sono muri, al momento, meno interessanti e politicamente meno remunerativi…
Soprattutto, si è dimentichi di cosa, a seguito della caduta del muro e dell’ex Unione Sovietica, sia accaduto in questo ventennio. Forse nessuno si aspettava ne si augurava le guerre, etniche e non, scoppiate nei balcani, le invasioni nei paesi ex satelliti, né i fatti di cronaca che certo non offrono un’immagine ideale di questi “paesi liberati”.

E il Grande Fratello occidentale si profonde in questa carnascialata con sapiente malafede, sapendo di essere tenutario di un potere dai connotati meno oppressivi ma infinitamente più raffinati e subdoli…
Il potere purtroppo vive della sua oppressione, palese, mediatica o economica che sia, e la sua “modernizzazione” non può essere accolta, almeno da me, con grida di giubilo

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