La posta certificata di Brunetta

Sono contento di dover riconoscere che il nostro attuale governo non manca di comicità.

Certo, non trovo comico il fatto che lo stesso abbia distrutto istituzioni, diritto, etica, economia, lavoro ed intero Paese….

Ma non posso certo negare che taluni figuri di questo manipolo di eroi siano in grado di suscitare profonda ilarità. No, in questo caso non mi riferisco a Bondi…
Mi riferisco al fatto che nell’aprile scorso, un insigne ministro della Repubblica, Renato Brunetta, abbia annunciato una rivoluzione nei rapporti tra cittadino e pubblica amministrazione: l’avvento della posta elettronica certificata. Un servizio che avrebbe ridisegnato i rapporti tra cittadino e amministrazione, coinvolgendo a suo dire, in pochi mesi, 10 milioni di utenti.

Non nascosi il mio stupore nell’apprendere la notizia e armato delle mie più buone intenzioni, mi recai sul preposto sito del governo per essere tra i primi a godere di questo inaspettato vantaggio. Renato Brunetta, il moralizzatore, l’efficentista, meritava il mio credito, andava premiato…

Il mio impeto però, subito fu frenato da circostanze, certo non imputabili al ministro innovatore, che impedivano la registrazione… Cose del tipo “prova più tardi”, “server occupato”, etc etc…

Un poco deluso mi dissi: “va bene, io ho già un indirizzo di posta certificata… posso aspettare… sicuramente il problema è legato alle innumerevoli richieste…”
Provai ancora nei giorni seguenti ma i risultati furono i medesimi e la cosa passò nel dimenticatoio.

Ora, a distanza di “soli” 7 (sette) mesi, ricevo una mail che mi annuncia l’attivazione dell’agognato indirizzo. Non solo. La procedura di attivazione prevista da questo illuminato o da chi per lui, prevede che ci si rechi presso il più vicino Ufficio Postale muniti di documento, codice fiscale ed identificativo della richiesta fatta su web per completare una registrazione che non è riuscito a realizzare online.

Il mio attuale pensiero non è tanto quello di ritrovare il codice identificativo ma cercare di capire come si possa essere tanto stupidi da mandare una email di questo tenore dopo sette mesi. Per chi non lo sapesse l’attivazione di un indirizzo PEC, presso qualsiasi provider, comporta tempi che variano dai 3 ai 5 minuti e la documentazione, se richiesta, può essere tranquillamente inviata dal richiedente con una raccomandata.

Stiamo parlando di un Ministro della Repubblica che stipendiamo profumatamente, che propone tagli al personale della Pubblica Amministrazione pari a 300mila unità nel quinquennio 2008/2010 e che non è neanche in grado di approntare un servizio di una banalità stratosferica.

Questa è l’efficienza ormai dimostrata e fortunatamente prossima al tramonto di questa cosca di ciarlatani e cantastorie..

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