Non è lavoro, è sfruttamento

Un libro amaro che espone in modo chiaro l’impoverimento e la precarietà nella quale il mondo del lavoro è precipitato.
E Marta Fana, ricercatrice in economia che ha a suo tempo messo in difficoltà Poletti sui falsi dati che forniva sull’occupazione conseguente al Jobs Act, al punto di costringerlo a chiedere scusa per le sue baggianate, lo fa senza peli sulla lingua.
La stessa che ha mandato su tutte le furie il cialtrone Oscar Farinetti quando in un confronto televisivo mise in discussione lo sfruttamento esercitato dal prenditore italiano nei suoi ecomostri alimentari.
Ci racconta il lavoro oggi e lo fa con dovizia di dati ufficiali e con termini ai quali coloro che sono ormai assuefatti al credo liberista imperante non sono più abituati.
Si, perché sono ormai tanti coloro che assorbiti e mediatizzati integralmente dalla “nuova” idea liberista parlano di superamento delle ideologie, dimenticando che le stesse sono sistemi strutturati di idee.
Sono quelli che ritengono destra e sinistra collocazioni ormai superate.
Sono coloro i quali ritengono anacronistico il concetto di classe nonostante oggi più che mai sia presente una spaccatura sempre più profonda tra chi ha e chi non ha.
Sono gli stessi che, avvelenati da una crisi tanto economica che culturale, individuano l’origine dei loro problemi nell’immigrato o nel diseredato della porta accanto, asserviti ad un pensiero unico e comune che gli impedisce di comprendere che la loro proletarizzazione è prodotta da un padrone globale che li mantiene narcotizzati ed innocui, e che le guerre tra i poveri le vincono i ricchi.
E bene fa Marta a non mediare sui termini: perché parlare di alternanza scuola lavoro quando si rubano dalle duecento alle quattrocento ore di studio per utilizzare – gratuitamente – dei giovani nella raccolta delle cozze o nelle pulizie è un inganno. E’ sfruttamento a vantaggio di un padrone.
Quando si costringono i rider alla totale reperibilità, con cellulari e mezzi di loro proprietà, per una retribuzione di 2,70 euro a consegna, è sfruttamento.
Lavorare presso la Biblioteca Nazionale ed essere pagato una miseria sulla base degli scontrini del bar è sfruttamento.
Quando si progetta e realizza la distruzione delle tutele attraverso scelte politiche mirate quali quelle di Treu, Sacconi e Poletti, non si creano opportunità di lavoro ma le premesse della schiavitù.
Quando parliamo di lavoro a chiamata, a somministrazione, di voucher non è possibile mediare sui termini.
Potremmo andare avanti così per ore parlando di Foodora, di Amazon, di Ryanair ma servirebbe a poco. Ciò che ormai risulta indispensabile è una sia pure tardiva presa di coscienza ed una risposta inderogabile che riesca ad invertire questa tendenza.
Almeno per non esserne corresponsabili.

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