Il riformismo magico di Macaluso

di Alberto Burgio

Meno male che, tra tanti che parlano in codice, per allusioni e metafore, ci sia ancora qualcuno che conserva il gusto di non nascondersi dietro lunghi giri di parole. Emanuele Macaluso, ieri su l’Unità, ha scritto un articolo nel quale dice forte e chiaro quel che il centrosinistra deve fare (e farà) se otterrà la maggioranza nel voto di domenica. L’accordo con Monti e col Terzo polo è, secondo lui, inevitabile, e la ragione è proprio quella più volte dichiarata dal segretario del Pd: la governabilità.

Salvo che Bersani si impegna poi in mille contorcimenti, dice e non dice, evoca e smentisce, mentre Macaluso va dritto al sodo. E ha il merito di non lasciare margini al dubbio sugli scenari previsti dal gruppo dirigente democratico.

Anche Macaluso, per la verità, fa qualche strano ragionamento. Per esempio lamenta che in questa campagna elettorale si parli di tutto fuorché della crisi che devasta l’economia nazionale e mina la stessa coesione sociale del paese. Vero. Senonché dovrebbe pure chiedersi se di ciò non siano responsabili in primo luogo le forze maggiori, che occupano l’intero spazio della comunicazione pubblica.

Dovrebbe chiedersi, soprattutto, perché ciò avvenga, tanto più che nemmeno lui, in due colonne piene di parole, trova il modo di parlarne, per chiarire in che cosa consistano quelle riforme «grandi e forti» che appassionatamente invoca. Gli basta ribadire il punto: senza Monti saremmo nei guai come la Grecia e la Spagna. Con le sue riforme Monti ci ha salvato e deve continuare a farlo.

Non sarà che, pronunciato il dogma, si è costretti a parlar d’altro perché il dogma non è in alcun modo sostenibile con argomenti razionali? L’effetto salvifico del governo tecnico somiglia a una di quelle verità teologiche che si reggono solo finché non le si discute. Se appena si prova a verificarle, crollano come un castello di carte.

L’austerità ci sta distruggendo, e questo non è meno vero solo perché lo dice anche Berlusconi. La politica di Monti ha peggiorato i fondamentali della nostra economia alimentando la spirale del debito. Ha aggravato pesantemente la recessione, causato la morte di decine di migliaia di imprese, spinto la disoccupazione a quote record, colpito i redditi da lavoro, contribuito alla caduta del Pil e della domanda interna. L’Italia, nel giro di un anno, è in piena depressione e proprio non si vede come, continuando così (anzi esasperando la tendenza, grazie ai vincoli del pareggio e del rientro dal debito), possa uscire dall’incubo. L’importante è ripetere la parolina magica: riforme, riforme, riforme.

Qui davvero l’asino casca. Macaluso bolla come «propagandismo» il non dire chiaro e tondo ciò che si ha in serbo per il dopo elezioni. Ma non è propagandismo anche quello di chi sistematicamente evita ogni bilancio e si sottrae alla più elementare assunzione di responsabilità? Di riforme il centrosinistra ne ha fatte diverse, sul terreno istituzionale (dal maggioritario al Titolo V della Costituzione) come sul piano economico e sociale (le pensioni, le privatizzazioni, la precarizzazione del lavoro). È accettabile che si ragioni sempre pensando di aver fatto tutto bene e che la colpa di ciò che non ha funzionato sia sempre degli altri? È possibile che non si senta mai dire qui abbiamo sbagliato, qui avremmo dovuto far diversamente e non appena ne avremo l’occasione cercheremo di porre rimedio?

Così, di lezione in lezione, Macaluso sostiene le ragioni aritmetiche – in realtà tutte politiche – dell’accordo con Monti in vista di una nuova vigorosa stagione riformatrice. Questa chiarezza, come dicevamo, è il suo merito e gliene va dato atto. Anche se, così scrivendo, Macaluso inguaia, senza volerlo, alcuni suoi compagni d’arme, prima fra tutti Sel.

Se la carta d’intenti ne aveva già ridotto al minimo la libertà di manovra, che fine farà il socio di minoranza del centrosinistra quando verranno celebrate le «inevitabili» nozze con Monti e Casini? Ecco un bell’argomento di cui, pure, si parla poco e niente, come se agli elettori la cosa non interessasse. Macaluso è duro col porcellum, parla di truffa a danno dell’elettorato per via del potere delle segreterie sulle candidature.

Ma non è una grande truffa anche questa, visto che tra le promesse dispensate prima del voto e le previsioni di accordi post-elettorali si apre un divario che nessun compromesso potrebbe mai sanare? Macaluso sembra riconoscerlo e perciò esorta Monti, Bersani e Vendola a dire finalmente agli elettori – prima di domenica – la verità su ciò che si apprestano a fare insieme dopo le elezioni. È davvero un’ottima idea, e non dubitiamo che l’invito sarà subito accolto. Rimaniamo in fervida attesa.

via IL MANIFESTO – attualità – Il riformismo magico di Macaluso.

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