Il trave e la pagliuzza

ciecoOgni giorno che passa, la banalità umana mi lascia sempre più sgomento.
Linfa vitale di ogni media in questi giorni, è la drammatica vicenda occorsa nella scuola americana, nel corso della quale sono stati uccisi 20 bambini e 6 adulti, Una cosa che lascia indubbiamente sgomento chiunque ma che lascia purtroppo spazio al pontificale chiacchiericcio degli stolti. Come spesso avviene, le pretese analisi non riescono a scavare oltre il centimetro, dimostrandosi lacunose e superficiali sintesi del luogo comune quali sono.
Capita di ascoltare la radio e sentire “autorevoli” commentatori esternare le loro profonde considerazioni, scoprendo che la colpa di tali episodi è da addebitare alla più o meno libera circolazione delle armi, all’inqualificabile comportamento di una madre che istiga il figlio alla violenza e alla depressione e all’odio covato dall’autore del misfatto. Considerazioni facili quanto approssimative, anche alla luce del fatto che non si possono tirare le somme di situazioni che non si conoscono profondamente.
Ovviamente considero profondamente negativa la faciloneria con cui le istituzioni americane concedono i permessi e la vendita delle armi, segno evidente, insieme a tanti altri, di quanto opinabile sia l’attribuito appellativo di grande democrazia Ma è questo un fenomeno da inquadrare culturalmente.
Se non si considerasse questo ci si troverebbe a ritenere gli strumenti di offesa i responsabili dei crimini e la pena l’unico elemento dissuasivo nel commetterli. Ci si troverebbe, come molti ahimè fanno, a considerare la pena di morte come la panacea risolutiva nei confronti del crimine. In realtà, ciò che impedisce un crimine, dovrebbe essere dettato da una coscienza sociale e civile.
Quella coscienza che in questo globalizzato mondo capitalista e liberista è invece completamente sopita. Ed è proprio questo modello di sviluppo che genera mostri.
Una società fondata sulla sopraffazione degli uni sugli altri, che si divide tra furbi ed ingenui, che usa le guerre per mantenere quelle differenze sociali necessarie a mantenere in vita il suo modello ed il suo privilegio, non ha il diritto di stupirsi quando si esprimono i suoi prodotti. Una società dove la logica del “mors tua, vista mea” ha permeato senza resistenza i popoli e che riesce a riconoscere come valori solo quelli legati ad un potere e ad una affermazione economica o sessuale, non può ritrarsi di fronte alle sue nefandezze.
La diffusione delle armi è solo un termometro di una barbarie. Barbarie che non ha bisogno delle armi per esprimersi.
Proviamo a pensare a cosa succede intorno a noi, nella nostra provincia italiana. Pensiamo ai femminicidi che hanno traversato in questi ultimi mesi il nostro paese, i pestaggi, spesso a morte, di omosessuali o extracomunitari, le stragi familiari attribuite a forme di pazzia sempre più frequente, il più bieco riproporsi di intolleranze nei confronti di qualunque diversità… Fatti avvenuti senza bisogno di ricorrere alle armi, in un paese dove non vige la stessa liberalità nel concederle.
Ed è più che ovvio, stante che chi commette un crimine, a parte i casi di evidente follia, non utilizza certo armi regolarmente registrate ma utilizza quelle che un mercato parallelo gli consente di acquistare facilmente.
Dovremmo tentare di ritrovare la nostra dignità di esseri umani senza pensare che siano gli “strumenti” ad esonerarci della nostra bestialità. Dovremmo tentare di pensare con la nostra testa, evitando di soddisfare pedissequamente la richiesta di chi vuole che noi si pensi in un certo modo. Guardiamo al trave e non alla pagliuzza.

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