Non mi abbracciare

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Un pezzo di vita di una ragazza cresciuta in una famiglia certificata di sinistra: padre giornalista de l’Unità e famiglia politicamente impegnata negli anni più prossimi al terrorismo in Italia. Un padre sdoppiato tra pubblico e privato: giornalista progressista ed impegnato nella sua immagine pubblica, dispotico e aggressivo in quella privata. Una situazione psicologica che genera nell’autrice un bisogno di uscire da questo contesto per approdare, non è chiaro se per ragioni meramente psicologiche o amorose, ad un gruppo neofascista. Le vicissitudini e le conseguenze giuridiche che tale scelta le ha comportato.

Ogni racconto merita rispetto ed in quanto storia personale assume dignità. Non posso dire che la lettura non sia piacevole e a tratti coinvolgente…

Non ho pregiudizi dovuti alle mie idee, sicuramente distanti da quelle dell’autrice; ma se fossi stato prevenuto non lo avrei acquistato né letto.

Eppure non mi convince. Un tema come quello trattato non può esimersi dall’analisi politica e sociale né omettere la necessaria contestualizzazione. In assenza di questi due elementi c’è il rischio di ridurre il tutto ad un diario di bordo adolescenziale, pregno si di problematiche psicologico/familiare ma privo di un quadro storico ed ideale di supporto. Sarà forse il mio limite, come dice Mariella, di “assolutista ideale”. Apprezzata la postfazione di Mariella Venditti.

Ciliegina marcia sulla torta la postfazione di Luca Telese, personaggio che onestamente digerisco assai poco. Una postfazione che sembra voler dare l’assenso ad una lettura riduttiva, decontestualizzata ed anti ideologica. Velleità che Telese ha più volte dimostrato con scritti come Cuori neri che mi rammarico di aver letto.

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